<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620</id><updated>2011-11-26T14:46:20.344+01:00</updated><title type='text'>calig's blog</title><subtitle type='html'>Blog di economia, politica economica, macroeconomia, finanza e mercati.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>113</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113892156517280030</id><published>2006-02-02T23:35:00.000+01:00</published><updated>2006-02-03T12:47:55.673+01:00</updated><title type='text'>Homo oeconomicus. Razionalità e libertà.</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/1224,1101550172,1.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/320/1224%2C1101550172%2C1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Le organizzazioni sindacali europee scendono in piazza &lt;strong&gt;contro la direttiva Bolkestein&lt;/strong&gt;. In un comunicato diffuso ieri, la Confederazione Europea dei sindacati (Ces) ha indetto per il prossimo 14 febbraio una mobilitazione di protesta a Strasburgo: una manifestazione davanti al Parlamento Europeo in occasione della discussione della direttiva sulla liberalizzazione dei servizi nell’Ue.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Normalmente, gli economisti interpretano le resistenze a riforme di questo tipo attraverso le lenti del teorema di &lt;strong&gt;Stolper-Samuelson&lt;/strong&gt;: i rendimenti di un fattore la cui offerta è relativamente scarsa sono destinati a ridursi quando l’economia si apre al commercio. Così, se non si possono introdurre trasferimenti compensatori, alcuni gruppi sociali si opporranno alla liberalizzazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il problema con questa posizione è che si deve guardare alle parrucchiere francesi come a una parte di un gruppo più ampio: i lavoratori "non qualificati". I quali, se in scarsa offerta rispetto all’Est, soffrirebbero di ogni commercio in beni in cui è prevalente l’uso del fattore di lavoro non qualificato. Non c’è dunque alcuna ragione per cui le parrucchiere francesi dovrebbero preoccuparsi delle parrucchiere polacche e non, per esempio, delle lavoratrici tessili di quel paese, o della concorrenza dei milioni di disoccupati senza alcuna specializzazione presenti nel mercato del lavoro francese. Anche se poi dovessero ancora temere per una pressione concorrenziale diversifichino il prodotto della propria attività o si specializzino ancora come hanno fatto milioni di piccole e medie imprese quando si è assistito alla liberalizzazione nel mercato delle merci.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Viene quindi da chiedersi: Perché il processo di liberalizzazione delle merci non ha dato vita a nessun dibattito ma al contrario è stato accolto con stimolo da parte dei management delle aziende interessate? Che differenza passa tra il mercato dei servizi e quello dei beni? La teoria economica arcaica del liberalismo di Smith non considera nessuna divergenza mentre quella più recente di &lt;strong&gt;Amartya Sen&lt;/strong&gt; e di &lt;strong&gt;Benoìt Mandelbrot&lt;/strong&gt; (matematico padre della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Finanza_frattale"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;finanza frattale&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;), e la critica al modello da parte di &lt;strong&gt;Neo-Keynesiani&lt;/strong&gt; come Vernon Smith, Daniel Kahneman e Daniel McFadden, mette in luce una chiara realtà. &lt;strong&gt;La stessa società&lt;/strong&gt;, che la corrente liberale ha dotato di potere decisionale attraverso il passaggio dalla centralità governativa delle decisioni economiche (lo stato nel modello sociale o comunista), &lt;strong&gt;è irrazionale&lt;/strong&gt; o meglio non è in grado di giudicare e stabilire le giuste strategie economiche (e non) che possono creare un valore aggiunto sociale (nel senso più ampio del termine) nel tempo. Non è sorprendente che le decisioni degli uomini del mondo reale si discostino dalle decisioni ideali della teoria economica. Pochi di noi sarebbero infatti disposti a ritenere che i propri simili siano perfettamente razionali. Nella vita di tutti i giorni proviamo gioia, paura, rabbia e altri sentimenti che condizionano le nostre scelte in modo poco “calcolato”. Che si tratti di scegliere quale prodotto acquistare o come investire denaro, il nostro accesso alle informazioni e le nostre capacità di calcolo rivelano immancabilmente i loro limiti. Gli economisti più aperti ai dibattiti lo sanno bene, ma hanno a lungo ritenuto, al fine di spiegare il comportamento economico e il funzionamento dei mercati, che le deviazioni dalla razionalità siano trascurabili. La razionalità è l’enorme ostacolo della globalizzazione economica e non solo, basta pensare a delle elezioni democratiche in una nazione composta da persone “politicamente” irrazionali. Per chi lo sta pensando non intendo affatto criticare l’intervento militare in Iraq, anzi, credo che colmare un deficit razionale sia il compito di qualsiasi individuo o soggetto giuridico intento ad esportare gli ideali di libertà, democrazia e globalizzazione.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113892156517280030?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113892156517280030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113892156517280030&amp;isPopup=true' title='25 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113892156517280030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113892156517280030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/02/homo-oeconomicus-razionalit-e-libert.html' title='Homo oeconomicus. Razionalità e libertà.'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>25</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113883407347470734</id><published>2006-02-01T23:39:00.000+01:00</published><updated>2006-02-01T23:47:53.476+01:00</updated><title type='text'>Google crolla a Wall Street</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Pesante tonfo a Wall Street di Google: il motore di ricerca perde il 10% in apertura di seduta. Un calo legato ai deludenti dati di bilancio rilasciati ieri notte e che equivale ad una perdita della capitalizzazione di mercato di 11,5 miliardi di dollari. Crollo anche alla Borsa di Francoforte (-14%).  &lt;span&gt;&lt;a href="http://caligs.blogspot.com/2006/01/convertito.html"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Avvisati appena in tempo!!!&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113883407347470734?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113883407347470734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113883407347470734&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113883407347470734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113883407347470734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/02/google-crolla-wall-street.html' title='Google crolla a Wall Street'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113883306166085550</id><published>2006-02-01T23:22:00.000+01:00</published><updated>2006-02-01T23:36:47.250+01:00</updated><title type='text'>L'Ume secondo Roubini</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Non c’è andato morbido il famoso economista americano Nouriel Roubini. Nell’intervento concessogli a Davos ha espresso tutta la sua preoccupazione sulla fragilità del sistema che regola l’Unione Monetaria Europea e ha previsto un futuro argentino per l’Italia pur non segnalando a mio avviso i veri problemi che possono portare il “Bel Paese” a tale destino. (Ecco il sunto del suo discorso tradotto da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&amp;cms_pk=1967&amp;amp;from=index"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;lavoce.info&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I limiti di Roubini:&lt;br /&gt;1. Il tasso di crescita medio nell’Eurozona è sceso dal 2001 in poi. Perciò la dispersione (deviazione standard) dei tassi di crescita intorno a questa media più bassa, sarà inferiore. Si dovrebbe piuttosto guardare al coefficiente di variazione (la deviazione standard divisa per il tasso di crescita medio) per avere una corretta misura della dispersione. E quest’ultima misura mostra una crescita della divergenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. La deviazione standard tra il 1999 e il 2005 è stabile perché le tre grandi economie europee (Germania, Italia e Francia) sono crescite poco tutte e tre insieme. Così, la bassa dispersione è dovuta a una scarsa crescita delle tre maggiori economie, ma la distanza tra questi paesi che restano indietro e gli altri dell’area euro è cresciuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Gli Stati Uniti sono molti diversi dai paesi dell’Unione Europea su due aspetti fondamentali. Primo, se si verifica una recessione in Texas, la gente fa i bagagli e si sposta verso gli Stati con più alto tasso di crescita e occupazione, cioè c’è una maggiore mobilità del lavoro negli Stati Uniti rispetto all’Eurozona. In secondo luogo, il federalismo fiscale (il cambiamento automatico e discrezionale in tasse, spesa e trasferimenti) implica che una caduta di un dollaro nel prodotto di stato Usa nel corso di una recessione regionale porti a una riduzione di soli 60 centesimi nel suo reddito effettivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre i primi due appaiono opinioni contrastabili proprio perché il centro studi della Bce ha dimostrato con il tempo che la deviazione standard dei tassi di crescita dei paesi dell’Area-Euro, considerate nelle operazioni distribuite come variabili normali standard (cioè con lo stesso peso, facendo decadere l’ipotesi del punto 2), si attesta su una dispersione pari a quella prodotta nei calcoli degli Stati Uniti; il terzo punto che descrive la mobilità del mercato del lavoro può essere definito il vero tallone di Achille nel sistema-Europa.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113883306166085550?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113883306166085550/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113883306166085550&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113883306166085550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113883306166085550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/02/lume-secondo-roubini.html' title='L&apos;Ume secondo Roubini'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113882915056249334</id><published>2006-02-01T21:48:00.000+01:00</published><updated>2006-02-01T23:53:42.540+01:00</updated><title type='text'>BENvenuto!!!</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Giornata piena alla Fed! A distanza di poche ore dall'addio ad Alan Greenspan, che ha retto per quasi 20 anni sotto quattro presidenti americani la politica monetaria degli Stati Uniti, il Fomc ha rialzato per la quattordicesima volta consecutiva i Fed Funds di un quarto di punto, portandoli al 4,50%, il livello piu' alto da aprile 2001.&lt;br /&gt;Nel comunicato emesso al termine della riunione, si legge che "altre moderate strette monetarie potrebbero essere necessarie", una frase che ha consentito al biglietto verde di recuperare qualche posizione ma senza eccesso, con gli analisti ancora divisi sulle future strategie della Federal Reserve che sara' ormai guidata da Ben Bernanke, con un mandato di 4 anni rinnovabile. L'euro/dollaro e' rimasto questa mattina sui valori della vigilia, a 1,2157, senza farsi influenzare dal discorso di Bush sullo Stato dell'Unione, nel quale il presidente afferma di voler migliorare la competitivita' degli Stati Uniti e di ridurre del 75% entro il 2025 la dipendenza degli Usa dall'import di petrolio dal Medio Oriente. Stabili anche l'euro/yen, a 142,43 e il dollaro/yen, a 117,13. Attesi oggi gli indici manufatturieri di gennaio in Eurolandia e negli Usa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/recorte.jpg"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/200/recorte.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Descritto come un imperatore da tutta la stampa mondiale, Alan Greenspan può ora dedicarsi alla famiglia, al suo amato sassofono e a riporre nell’album le fotografie di questi anni.&lt;br /&gt;Il suo impegno verso la stabilità di prezzi ha portato ad ampi benefici: riducendo notevolmente le incertezze nei mercati, le imprese hanno potuto usare più efficientemente e costantemente le loro risorse in modo da dedicarsi completamente ai bisogni dei clienti e degli investitori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;(Tra tutti i commenti quello con maggior significato l'ha scritto &lt;/span&gt;&lt;a href="http://economistsview.typepad.com/economistsview/2006/01/milton_friedman_1.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Milton Friedman&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;.)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113882915056249334?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113882915056249334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113882915056249334&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113882915056249334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113882915056249334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/02/benvenuto.html' title='BENvenuto!!!'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113874743957273818</id><published>2006-01-31T23:30:00.000+01:00</published><updated>2006-02-01T23:49:28.113+01:00</updated><title type='text'>Convertito</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/reut_7495375_14070.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/200/reut_7495375_14070.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Henry Blodget, analista della Merrill Lynch, famoso negli anni 1999-2000 per la sua euforia verso la New Economy sembra oggi essere diventato uno dei critici più severi nell’analisi del settore tecnologico che un tempo contribuiva lui stesso a gonfiare in Borsa. Tramite il suo sito &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.internetoutsider.com/"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;www.internetoutsider.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; ha creato una campagna di avvertimento destinata a tutti quegli investitori propensi ad acquistare azioni di società come Google. Un titolo che al Nasdaq vale più di 120 dollari, pari a 40 volte i suoi ricavi 2005. Nella lista dei sopravalutati c’è anche Apple ma grazie all’annuncio della nuova partnership con Intel resta momentaneamente il meno rischioso tra i titoli tecnologici.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113874743957273818?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113874743957273818/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113874743957273818&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113874743957273818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113874743957273818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/01/convertito.html' title='Convertito'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113813945942070312</id><published>2006-01-24T22:38:00.000+01:00</published><updated>2006-01-24T22:55:51.603+01:00</updated><title type='text'>Tra i due litiganti il terzo surgela</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Non si tratta di un calo di produzione o di un ridimensionamento delle fonti di gas combustibile russo. La crisi del Gas che questi giorni metterà in crisi il settore industriale e la società italiana è il frutto di una tensione politica tra Russia e Ucraina che ha avuto inizio &lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_del_gas_(2006)"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;tre anni fa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; per una bolletta non onerata dal governo ucraino. Come in passato è accaduto con il greggio, il problema del gas evidenzia la vulnerabilità del nostro paese e ripropone il dibattito sulla precarietà delle fonti (la Russia ne è un esempio) la scarsa politica di diversificazione delle risorse e la dipendenza energetica. Ancora una volta, come ha fatto spesso questo blog, c’è chi rimpiange e ripropone la strada dell’energia nucleare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Negli ultimi giorni, più di un pensiero sarà andato al referendum del novembre 1987 che sancì l’abbandono del nucleare da parte dell’Italia. Al di là dei giudizi etici e politici che accompagnarono la campagna referendaria, non c’è dubbio che le risorse energetiche assicurate dal nucleare ora farebbero comodo al Belpaese. Di un’emergenza energetica si parla da tempo, ma ora alla corsa del prezzo del petrolio si è aggiunta anche la carenza di gas. ......&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;……. Stando ai dati forniti dall’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, solo nei primi tre giorni, la riduzione delle forniture è passata dal 5,4% al 12%. Il ministro per le Attività produttive, Claudio Scajola, ha negato qualunque allarmismo ma non ha potuto esimersi dall’adottare dei provvedimenti straordinari. Oggi, infatti, la fornitura di gas alle aziende con contratti interrompibili verrà ridotta di 5 milioni di metri cubi e presto un decreto metterà sul piatto incentivi per quelle società che decideranno di aderire al risparmio dei consumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enel ed Edison si sono inoltre dette disponibili a bruciare olio combustibile al posto del metano, ma anche questa misura ha un prezzo. In termini monetari, visto che le aziende dovranno essere ricompensate per l’aumento dei costi imposti dalla conversione. Ma anche in termini ambientali, visto che la maggior parte delle risorse di olio combustibile non sono prive di componenti di zolfo, elemento altamente&lt;br /&gt;inquinante. Si potrebbe perfino ricorrere a quelle riserve che, per l’alto tenore di zolfo, erano state messe al bando tre anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando invece ai costi che, da qui a marzo, dovranno essere affrontati per rispondere all’emergenza, una prima stima parla di circa 600 milioni di euro e il timore è che a farne le spese siano i consumatori, attraverso un nuovo rincaro delle bollette. La speranza, invece, è che, imparando da questa emergenza, il problema del fabbisogno energetico italiano, e in particolare dell’eccessiva dipendenza dalle riserve straniere, sia finalmente affrontato con un progetto di ampio respiro.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.miaeconomia.it/homepage/soldiintasca/10/196/82384/articolo.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;ALAN FRIEDMAN per miaeconomia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Scrivo questo post dando per scontato un corretto comportamento della Russia che in termini economici può oggi usufruire di un &lt;em&gt;vantaggio assoluto&lt;/em&gt; nella produzione e distribuzione di gas verso molti paesi europei. Spero che le tensioni diplomatiche che coinvolgono i territori della ex Unione Sovietica non siano un pretesto per speculare sul prezzo della materia prima che sicuramente vedremo crescere in settimana. &lt;em&gt;Di Opec ce n’è solo una&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113813945942070312?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113813945942070312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113813945942070312&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113813945942070312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113813945942070312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/01/tra-i-due-litiganti-il-terzo-surgela.html' title='Tra i due litiganti il terzo surgela'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113805266131707478</id><published>2006-01-23T22:12:00.000+01:00</published><updated>2006-01-23T22:44:21.453+01:00</updated><title type='text'>Piloti ottusi, clienti delusi.</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/56955,1136814416,1.0.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/320/56955%2C1136814416%2C1.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#000099;"&gt;&lt;strong&gt;La tragedia di uno sciopero non annunciato.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;"La &lt;em&gt;nuova&lt;/em&gt; Alitalia che potrebbe rinascere da un fallimento, non rappresenta un dramma. Semmai, è l'incertezza che crea un dramma" sostiene il ministro del Welfare, Roberto Maroni, intervistato da La Repubblica”. Sono belle parole ma l’intento non sembrerebbe quello di chiudere i battenti e le parole del moderatore Berlusconi ce lo confermano: "Non credo sia così facile prendere una decisione di questo genere, c'è l'orgoglio della compagnia di bandiera". Ma sotto quell’orgoglio nazionale si cela un avvertimento diretto all’amministratore delegato Cimoli che ha dimostrato ancora una volta di non aver apportato nell’azienda una cultura aziendale tale da coinvolgere i propri dipendenti; principale leva per uscire dalla crisi (considerando che lo Stato sgancia i soldi).&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113805266131707478?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113805266131707478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113805266131707478&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113805266131707478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113805266131707478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/01/piloti-ottusi-clienti-delusi.html' title='Piloti ottusi, clienti delusi.'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113788083693603365</id><published>2006-01-21T22:51:00.000+01:00</published><updated>2006-01-21T23:00:36.996+01:00</updated><title type='text'>The "King" of the presidents</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Per definizione uno dei principali ruoli del presidente di una banca centrale è quello di captare prima di tutti eventuali pericoli, non per intervenire tempestivamente, si sa gli economisti sono in gran parte degli osservatori, ma per poter giustificare in modo esaustivo l’origine e l’evoluzione del problema successivamente al suo verificarsi. In un era dove l’informazione ha cambiato le regole di trasparenza delle Banche Centrali ed è ancora l’antagonista del “Governatore Pragmatico”, il presidente della Bank of England, Mervyn King, parla dei rischi legati ad un aumento di tassi d’interesse e delle possibili conseguenze di lungo periodo. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.bankofengland.co.uk/publications/speeches/2006/speech263.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Vale la pena seguirlo.&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113788083693603365?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113788083693603365/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113788083693603365&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113788083693603365'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113788083693603365'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/01/king-of-presidents.html' title='The &quot;King&quot; of the presidents'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113708216231524655</id><published>2006-01-12T17:07:00.000+01:00</published><updated>2006-01-12T17:09:22.333+01:00</updated><title type='text'>Allarme bonds</title><content type='html'>Per la prima volta dopo l’attacco terroristico di New York alle Torri Gemelle si è assistito ad una inversione della curva dei tassi di interesse in America ossia i buoni del Tesoro a breve termine hanno registrato rendimenti superiori a quelli di lunga. Questo ha subito suscitato a Wall Street clima di timore di una frenata dell'economia americana e gli investitori hanno incitato ad una ritirata. I nervi del mercato nonostante ci sia stato un interessante aumento dell'8.7% dei consumi natalizi sono stati messi a dura prova dall'inversione nella curva dei rendimenti obbligazionari che, in passato, ha spesso preceduto delle battute d'arresto nella crescita e addirittura di recessioni. Certo è ancora troppo presto per parlare di una vera e propria inversione, ma di sicuro quello che è successo in questi giorni rappresenta un primo campanello d’allarme in riferimento al rischio che tale scenario possa verificarsi in maniera più sensibile nei prossimi mesi. Nell’economia classica un calo dei rendimenti a lunga sotto quelli a breve,infatti, può anticipare discese nei tassi di interesse in risposta ad una futura fragilità nell'espansione. Questo a ragion di logica si rifletterebbe in maniera negativa anche sui mercati azionari che hanno sempre scontato in maniera negativa il verificarsi di un simile evento aprendo la strada a lunghi e spesso pesanti ribassi. Oggi la situazione sembrerebbe in qualche modo diversa e in merito alla questione si è aperto un vero e proprio dibattito sul reale significato da attribuire al superamento dei rendimenti dei tassi a breve scadenza, rispetto a quelli a lunga. Le prime parole tranquillizzanti le aveva spese ancora lo scorso novembre lo stesso presidente della Federal Riserve, Alan Greenspan, il quale aveva invitato a non sopravvalutare il significato di un eventuale inversione nei rendimenti sostenendo che l’inversione della curva ha perso il suo carattere anticipatore di una variazione del ciclo economico, data la nuova e diversa complessità dei mercati. Sono rimasti ormai in pochi a credere che questa disparità di rendimenti tra i tassi a breve e a lunga possa rappresentare davvero un pericolo per i mercati azionari e per l’economia in generale, dal momento che la maggior parte degli analisti ritiene che l’appiattimento della curva sia da ricondurre solo una dimostrazione degli acquisti di titoli di Stato a stelle e strisce da parte delle diverse Banche centrali. Da questa interpretazione scaturirebbe anche la presenza di un’ampia liquidità presente sui mercati che, stando a quanto verificatosi negli ultimi mesi, dovrebbe ulteriormente favorire la crescita dei listini azionari, destinatari di buona parte di questi capitali. Certamente tutto questo può non essere sufficiente a dissipare gli interrogativi e i dubbi sullo stato di salute dell'espansione. Temi come inflazione, costi energetici, evoluzione del mercato immobiliare e i cambiamenti ai vertici della Federal Reserve continuano a preoccupare e non poco gli investitori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113708216231524655?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113708216231524655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113708216231524655&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113708216231524655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113708216231524655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2006/01/allarme-bonds.html' title='Allarme bonds'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113537461228456826</id><published>2005-12-23T22:45:00.000+01:00</published><updated>2005-12-23T22:50:12.300+01:00</updated><title type='text'>Fisso o Variabile?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Apprese le intenzioni di politica monetaria della Bce, l’alternativa tra mutuo fisso e variabile comporta una presa di responsabilità da parte degli acquirenti di case. La responsabilità è quella di maturare una posizione personale sull’andamento atteso dei tassi. Vista la durata pluridecennale dei mutui, la scelta presenta in ogni caso una certa dose di “scommessa” su quanto potrà accadere nel futuro. Nel recente passato chi ha preferito il variabile ha potuto sfruttare una situazione di tassi prima in calo e poi ai minimi storici. Adesso però la situazione è destinata a mutare ed ecco che entra in gioco i fattori macroeconomici, ossia le ipotesi sull’evoluzione futura del ciclo, dai quali dipende l’andamento dei tassi delle banche centrali e di quelli applicati dagli istituti di credito ai clienti. La scommessa si basa sul futuro economico Europeo. Gli analisti più pessimisti pensano che il passo dell’economia del Vecchio Continente sia così incerto che la fase rialzista del costo del denaro si invertirà prima di aver raggiunto il 3,5% il tasso ritenuto neutrale per la politica monetaria europea. Se ciò si verificasse, fino a questi livelli il mutuo a tasso variabile conserverà margini di convenienza nei confronti di quello a tasso fisso visto, visto che la differenza fra i tassi applicati dalle banche ai due prodotti supera in genere il punto percentuale. Ma la scelta di un mutuo si sviluppa lungo un arco temporale decisamente più esteso e alla fine la scelta di fondo finisce per dipendere soprattutto dalla propensione al rischio di ciascuno: chi sceglie il tasso fisso lo fa perché vuole sentirsi le spalle coperte e preferisce avere una rata costante per tutta la durata, senza sorprese. Bisogna considerare inoltre che uno scenario di ripresa economica nel nostro continente non è affatto improbabile, anzi, la maggior parte degli economisti sostengono che il 2006 sia l’anno dell’Europa, soprattutto l’anno di quei paesi che hanno avuto nel 2005 margini di crescita inferiori alla media come Italia, Francia e Germania. Molto probabilmente assisteremo ad una ripresa significativa nei prossimi sei mesi con contrastate probabilità di prolungare il trend ascendente. Ma se ciò si verificasse la Bce non esiterà ha utilizzare il saggio di interesse come strumento per placare il pericolo inflativo nel mercato immobiliare. Questa ipotesi calzerebbe di meno hai possessori di mutui a tasso variabile.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113537461228456826?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113537461228456826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113537461228456826&amp;isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113537461228456826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113537461228456826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/12/fisso-o-variabile.html' title='Fisso o Variabile?'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113512043621168174</id><published>2005-12-20T23:55:00.000+01:00</published><updated>2005-12-21T00:13:56.236+01:00</updated><title type='text'>La credibilità ha un valore di mercato</title><content type='html'>&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Per "riportare serenità" nel Paese il Governatore di Bankitalia ha deciso di chiudere da sè la porta di via dei Serpenti. Sgombera quindi la scrivania più importante a pochi giorni dall'arresto di Gianpiero Fiorani e a un giorno del CdM convocato per risolvere il malaffare bancario. Ma non c'è tempo da perdere: Governo e opposizione sono già d'accordo che bisogna subito trovare il successore entro la settimana. Scandali finanziari e dirigenti onnipotenti e liberi da ogni controllo ripropongono i soliti dubbi sulla solidità del sistema e introducono nuovi valori in materia finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"Recenti infrazioni sui mercati finanziari mettono in luce il fatto che non si riesce a insistere abbastanza  sull’importanza della reputazione in un’economia di mercato.  Certo, un’economia di mercato richiede una struttura di regole formali – per esempio una legge sui contratti, regole per la bancarotta, un codice dei diritti degli azionisti. Ma le regole non possono sostituirsi al retto carattere. In tutte le transazioni, siano esse con clienti o con colleghi, ci affidiamo alla parola data dalle nostre controparti. Se così non fosse, beni e servizi non potrebbero venire scambiati in modo efficiente. Anche quando seguite alla lettera, le regole possono guidare sole alcune delle decisioni richieste ogni giorno a manager di imprese e banche. Le altre scelte sono governate da quello che è, o non è, il codice personale di valori che quei manager portano al tavolo della trattativa. Gli affari diventano difficili se non c’è fiducia nelle informazioni fornite dalla controparte. E per ogni economia sofisticata è connaturato potersi fidare della parola di uno straniero. Per una effettiva governance è cruciale potersi valere della buona reputazione che accompagna chi compie scelte giudiziose e giuste al vertice di un’impresa o di una banca. Ed ancora più importante è come la società è vista dall’esterno. La reputazione di una società ha un eccezionale valore di mercato che, in linea di principio, è capitalizzato a bilancio come valore di avviamento. Reputazione e fiducia erano punti di forza stimati già nella stagione dell’avventuroso capitalismo ottocentesco americano. Nell’ultimo mezzo secolo, il pubblico americano ha fatto proprie le protezioni delle molte agenzie federali che hanno ampiamente sostituito le garanzie finanziarie del Governo e comportano certificazioni ufficiali della buona reputazione in affari. Probabilmente siamo meglio protetti e, quindi, stiamo meglio, grazie a queste forme ufficiali di tutela. Ma gli scandali societari recenti hanno chiaramente indicato come la pletora di leggi del secolo scorso non abbia eliminato gli aspetti meno simpatici del comportamento umano. Non dovremmo sorprenderci quindi se la reputazione personale torna ad assumere nel mondo del business un grande valore di mercato."  &lt;em&gt;Alan Greenspan, 16 aprile 2004.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Quattro anni più tardi, dopo la stagione dei grandi scandali finanziari americani, aperta nel 2001 dalla bancarotta Enron, Alan Greenspan ha voluto sottolineare e dirigere l’attenzione dei mercati su un nuovo modo di valutare il business, facendo suoi i cinque precetti guida, sull’economia pubblica e privata, sul quale insisteva Joseph Striglitz, premio Nobel 2001: onestà, equilibrio, giustizia sociale, informazione, responsabilità. Le parole del presidente della Fed possono benissimo essere riproposte quest’oggi alla luce degli ultimi avvenimenti italiani. Esse inoltre devono essere un mezzo per introdurre in Europa il dibattito sulla responsabilità dell’impresa e sulla razionalità dei soggetti che operano nei mercati.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113512043621168174?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113512043621168174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113512043621168174&amp;isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113512043621168174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113512043621168174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/12/la-credibilit-ha-un-valore-di-mercato.html' title='La credibilità ha un valore di mercato'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113475965967727436</id><published>2005-12-16T19:52:00.000+01:00</published><updated>2005-12-16T20:00:59.696+01:00</updated><title type='text'>A dovish interpretation</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Come ampiamente scontato oramai anche da i non addetti ai lavori la Federal Reserve ha ritoccato al rialzo, per la tredicesima volta consecutiva, i tassi d' interesse dello 0,25% portandoli così al 4.25%. L'unica nota diversa di questo incontro rispetto a tutti gli altri è stata la precisazione del fatto che l' attuale livello del costo del denaro negli Usa non è più "accomodative", cioé tale da favorire una politica espansiva. Il termine "accomodative", sempre utilizzato per accompagnare la stretta monetaria, sparisce dal tradizionale comunicato finale al termine del board. Questa omissione è stata più che sufficiente per alimentare i mercati azionari, con gli indici di Borsa in accelerazione, e delle valute, con il dollaro in calo verso l' euro. A questo punto l'attenzione è tutta rivolta ad un orizzonte temporale più ampio in vista quindi che termini la lunga saga del rialzo dei tassi, iniziata a giugno del 2004 e non ancora interrotta. In ogni caso il Fomc non ha tralasciato di sottolineare che potrebbero ancora esserci delle ulteriori e contenute strette che si renderebbero necessarie per conservare in equilibrio la crescita economica sostenibile (con particolare riguardo al settore occupazionale) e la stabilità dei prezzi ossia i punti chiave su cui ha poggiato fino a questo momento la politica monetaria della Fed. Nel comunicato finale, tuttavia, i banchieri centrali hanno evidenziato che nonostante gli elevati prezzi energetici e l' impatto degli uragani, l'espansione dell' attività economica appare risulta su posizioni solide. Se da un lato l' inflazione 'core', quella al netto delle componenti petrolio e alimentari è rimasta relativamente contenuta, dall' altro le aspettative di inflazione di lungo periodo "restano moderate". La riunione del board della Fed è stata l' ultima del 2005, nonché la penultima per il presidente Alan Greenspan, che passerà il testimone a Ben Bernanke dopo il Fomc del 31 gennaio 2006. La stretta di mercoledì riporta il differenziale con l' Eurozona al 2% e allunga la serie rialzista superando in durata quella registrata nel periodo 1994-95. Come già scritto in questo intervento potrebbe comunque aversi ulteriori aggiustamenti fino ad un livello che secondo l'opinione più diffusa potrebbe attestarsi al 4,5-4,75%. La possibilità che la manovra della Fed sia l'ultima o al massimo la penultima ha infiammato la moneta europea che come la fenice è rinata dalle ceneri allontanandosi dall'area di minimi a 1.1640/1.1600. A favorire ulteriormente il recupero dell'euro è stata anche la notizia che la Banca centrale russa ha aumentato ancora la quota di moneta europea nel suo paniere. L'ultimo aggiustamento risaliva ad agosto. Il tentativo della Banca centrale russa è di fare in modo che il paniere rifletta i flussi commerciali e di stabilizzare il rublo verso le due principali monete di scambio. La zona euro è una controparte importante del Paese grazie soprattutto alla fornitura di materie prime. In questo frangente la vendita di petrolio in un momento di prezzi elevati sta consentendo alla Banca centrale russa di aumentare le proprie riserve valutarie. Il dollaro continua ad avere un peso dominante nell'economia russa ma il ruolo dell'euro sta crescendo. La decisione della Banca centrale russa di modificare il proprio paniere si giustifica anche per la presenza di un sempre maggior numero di banche europee in Russia. La partecipazione degli istituti di credito stranieri nel capitale delle banche è passata nel 2005 dal 6.2% all'11% di novembre.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113475965967727436?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113475965967727436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113475965967727436&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113475965967727436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113475965967727436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/12/dovish-interpretation.html' title='A dovish interpretation'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113449987869486828</id><published>2005-12-13T19:47:00.000+01:00</published><updated>2005-12-13T19:51:49.356+01:00</updated><title type='text'>Petrolio: rimpatriata speculativa</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Lo shock creato dai significativi più alti prezzi del petrolio e la dislocazione causata dagli uragani hanno temporaneamente ridotto la domanda statunitense di prodotti petroliferi. I volumi a gennaio a novembre 2005 si sono progressivamente ridotti nel corso dell'anno. Inoltre il rialzo provocato dalla dislocazione sembra pesare con un certo ritardo sulla crescita del prodotto interno lordo. Inoltre le condizioni eccezionali di tempo temperato in questo inverno sia negli Usa e in Europa hanno ridotto la domanda per gasolio da riscaldamento, gas naturale ed energia elettrica. In ottobre, per esempio, la temperatura negli stati uniti è scesa di 15 gradi sotto la norma. Questi fattori temporanei combinati con la persistente moderazione delle importazioni della Cina finora, in rialzo del 3% da gennaio da ottobre, confrontato con la media del 2005, stanno incrementando un chiaro risultato: la domanda di petrolio è decisamente più bassa di quanto stimato in precedenza. Va considerato che l'International Energy Agency, la quale ha sempre sottostimato la domanda in passato, ha da poco rivisto la ribasso le stime per il quarto trimestre. Da una prospettiva di lungo termine, il rialzo dei prezzi petroliferi dal 2000 può comportare dei comportamenti di conservazione dell'energia, come negli Usa dove l'utilizzo di energia rispetto al Pil reale è scesa dell'8% tra il 2000 e il 2004. Se guardiamo dal lato dell'offerta, un'incompleta ripresa degli impianti nel Golfo del Messico di impianti produttivi e raffinerie, produzione e trasformazione di gas hanno lasciato i mercati statunitensi vulnerabili a nuovi shocks. Basta un inverno più freddo del previsto per creare uno strappo al rialzo dei prezzi energetici e conseguentemente un notevole incremento nelle bollette dei consumatori. A ben guardare con i prezzi del gasolio più alti del 20% rispetto all'anno scorso e i valori del gas naturale che hanno raddoppiato, i consumatori statunitensi rischiano di pagare dai 30 ai 35 miliardi dollari in più rispetto a quelli sborsati nel 2004. Ma il caldo inverno di Novembre ha permesso ai produttori di creare delle scorte più consistenti rispetto alla media, fornendo un margine per calmierare l'eventuale eccesso di richiesta nel momento in cui il freddo si farà pungente. Ma sono previsti ancora settimane di temperature calde e superiori alla media negli stati uniti,scongiurando per il momento bollette più care. Il mercato dei future stanno prezzando un lieve incremento dei prezzi petroliferi per metà del 2006, prima di anticipare una moderata flessione. Questa forma inusuale della curva dei prezzi dei futures, sembra dipendere dai magazzini di scorte. Per mancanza di capacità di immagazinaggio, sia in Europa che in Usa il valore marginale dei prodotti raffinati oggigiorno è basso: ossia risulta senza valore raffinare oltre certi livelli se non vi è possibilità di immagazzinarlo. E i prodotti di raffineria tendono alla piena capacità tendono a guidare il mercato "crude". E in questo momento l'industria di raffineria è in piena capacità. Mentre la crescita del Pil mondiale rimarrà robusta per il prossimo anno altrettanto forte rimarrà la domanda di prodotti raffinati e non. Solamente nel 2007 le tensioni attuali per eccesso di domanda si attenueranno.&lt;br /&gt;Ma nel breve termine le condizioni del tempo nelle aree economiche più importanti, Usa, Europa e Giappone, sono i fattori di rischi determinanti di rialzo dei prezzi. Nel medio termine il fattore chiave è il tasso di crescita mondiale e il suo impatto sulla domanda di prodotti petroliferi. Inoltre poichè non si è ancora preso provvedimenti per incrementare significativamente la capacità produttiva delle raffinerie, una domanda più consistente, soprattutto proveniente dalla Cina, o una offerta limitata può ancora spingere verso 70/80 dollari al barile il prezzi del greggio&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113449987869486828?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113449987869486828/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113449987869486828&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113449987869486828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113449987869486828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/12/petrolio-rimpatriata-speculativa.html' title='Petrolio: rimpatriata speculativa'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113355330052996480</id><published>2005-12-02T20:52:00.000+01:00</published><updated>2005-12-02T20:55:00.550+01:00</updated><title type='text'>Svolta della Bce</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La Bce dopo cinque ha aumentato il costo del denaro di 25 bp, ora al 2,25%. La decisione, ampiamente scontata dal mercato, non sembra tuttavia preludere a nuove mosse restrittive. Lo stesso Jean-Claude Trichet in conferenza stampa, ha spiegato che per le prossime mosse la BCE attenderà di vedere "quali saranno le nuove informazioni e i nuovi dati" che contribuiranno a definire il quadro macroeconomico e l'evoluzione dei prezzi. Commentando la decisione, Trichet ha poi specificato che la politica monetaria "resta accomodante e continua a supportare la ripresa economica e la creazione di posti di lavoro". Al centro dell’attenzione della Bce resta dunque l’inflazione. A causa dell’andamento dei prezzi petroliferi, Trichet ha messo in evidenza come lo scenario "resta soggetto a rischi al rialzo". Il numero uno di Francoforte ha quindi alzato le stime di crescita e inflazione per il periodo 2005-2007. Nelle sue proiezioni il PIl di Eurolandia segnerà un progresso dell'1,4% (1,2-1,6%) nel 2005 e dell'1,9% (1,4%-2,4%) per il 2006. Per quanto riguarda l'inflazione la Bce ha alzato la stima al 2,1% (1,4%-2,4%) per il 2005 e tra l'1,4% e il 2,6% per il 2006. Anche l' Ocse nel suo Economic Outlook relativo al mese di novembre ha fatto sapere di ritenere, allo stato attuale, "plausibile" uno scenario caratterizzato da una "prolungata fase di espansione" dell' economia mondiale, che, finalmente, coinvolgerà anche la "convalescente" Europa. Contemporaneamente, peraltro, pur considerando che quella delineata è la prospettiva di fondo, l' Ocse mette in guardia da potenziali rischi che potrebbero condizionare le ripresa. Fra questi, il rialzo del prezzo del petrolio, il peggioramento degli squilibri delle bilance correnti, riallineamenti bruschi nei tassi di cambio ed una crescita dei tassi d' interesse a lungo periodo. L' organizzazione di Parigi ha quindi rivisto in leggero rialzo le stime di crescita mondiale per quest' anno e per il 2006 rispettivamente a +2,7% e +2,9%, lo 0,1% in più rispetto alle previsioni precedenti. Una revisione al rialzo ha interessato anche la crescita della zona euro nel 2005 dall'1,3% indicato a settembre all'1,4%. Nel 2006 la crescita dovrebbe essere del 2,1% e nel 2007 del 2,2%. Secondo quanto contenuto nel rapporto l'attività economica, dopo la pausa a cui abbiamo assistito agli inizi di questo anno, ha via via ripreso convinzione e le attese sono per un prosieguo, anche se moderato, anche per i prossimi due anni. Secondo l'opinione dell'Organizzazione il fattore trainante saranno soprattutto le esportazioni mentre si prevede un deciso aumento dei consumi privati anche se, ancora per il prossimo anno resteranno frenati in quanto risentiranno ancora dell'effetto caro greggio. Sul fronte della politica monetaria secondo l'Ocse il miglioramento stimato dall'outlook non sarà tale da giustificare un ulteriore rialzo dei tassi di interesse. Per l’Ocse per l'Europa, alla luce dei ritardi con cui finora si è manifestata la ripresa, avrebbe dovuto addirittura attendere qualche altro trimestre prima di aumentare i tassi di riferimento. Il timing auspicabile per l'OCSE doveva essere l'autunno del prossimo anno da cui avrebbe dovuto prendere avvio un graduale incremento fino a un totale di 125 bp. Per gli Stati Uniti, invece, dove la produzione è vicina al potenziale e l'inflazione è prevista in aumento, le autorità dovrebbero continuare ad aumentare i tassi. Per quanto riguarda i conti pubblici, l’Ocse sollecita i governi europei ad approfittare del momento attuale per procedere verso il varo di riforme economiche , oltre ad iniziare seriamente a mettere mano al riassetto delle finanze pubbliche, dando priorità ai tagli di spesa piuttosto che all' aumento della tassazione. Intanto secondo il recente rapporto di Eurostat nel Vecchio Continente sta accelerando la ripresa economica mentre frena l'inflazione. Sia nell'eurozona che nella Ue il Pil nel III° trimestre 2005 è aumentato dello 0,6% (+0,4% nel secondo trimestre). Rispetto al III° trimestre 2004 il Pil è cresciuto dell'1,6% nell'eurozona e dell'1,7% nella Ue dopo rispettivamente 1,2% e 1,4% nel trimestre precedente. Seppure in miglioramento, la performance economica europea resta ancora lontana dal 2,9% del Giappone e dal 3,6% degli Stati Uniti.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113355330052996480?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113355330052996480/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113355330052996480&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113355330052996480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113355330052996480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/12/svolta-della-bce.html' title='Svolta della Bce'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113287322743952782</id><published>2005-11-24T23:57:00.000+01:00</published><updated>2005-11-25T00:00:27.460+01:00</updated><title type='text'>Rafa e la direttiva Bolkestein</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;E' forse Rafa l'idraulico polacco che invaderà il mercato del lavoro occidentale grazie alla direttiva servizi, meglio nota come direttiva Bolkestein? Probabilmente il giovane disoccupato che abbiamo incontrato nella città di Lodz non lascerà mai la propria terra, ma la leggenda dell'idraulico polacco ha fatto rapidamente il giro d'Europa, scatenando un'ondata di reazioni contrarie e affondando -insieme ad altri temi controversi- persino il referendum francese sulla Costituzione Europea. Ma cosa si intende per "direttiva sulla liberalizzazione dei servizi"? Un dato -da solo- spiega l'importanza della normativa, attualmente in discussione all'Europarlamento: la direttiva copre un mercato che rappresenta il 50% dell'attività economica europea e il 70% del Pil prodotto nell'Unione. L'idea di fondo è favorire una maggiore concorrenza tra le imprese comunitarie, eliminando le troppe barriere nazionali che ancora impediscono a un prestatore di servizi di operare liberamente in un altro Stato membro, il tutto nell'ottica di un mercato unico e integrato. La proposta originale presentata da Frits Bolkenstein copre una miriade di settori: dalle consulenze legali e fiscali alle imprese di costruzione, dalle agenzie di lavoro interinale alle cure sanitarie, ma esclude trasporti, servizi finanziari e servizi come l'istruzione. I vantaggi di questa direttiva sono evidenti: maggiori operatori = più libertà di scelta e tariffe più basse per i consumatori. Gli svantaggi hanno un altrettanto evidente risvolto sociale: nel mirino c'è il principio del cosidetto "Paese d'origine", in base al quale un'impresa di servizi può operare in un altro Stato obbedendo solo ai requisiti amministrativi e giuridici in vigore nel proprio Paese. Le disparità presenti sui mercati del lavoro, a livello salariale e livello fiscale nell'Europa a 25 fanno ipotizzare -ai più scettici- scenari di dumping sociale o delocalizzazione, con rischi occupazionali per i lavoratori occidentali. Per questo le forze di centrosinistra all'Europarlamento chiedono una definizione più precisa dei servizi coperti dalla direttiva, escludendo quelli di interesse pubblico, e propongono che sia lo Stato in cui viene prestato il servizio a dettare le regole nei confronti delle imprese o dei professionisti stranieri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Certo, la razionalità e il comportamento sociale rientrano a far parte di quei fattori analizzati dalla politica economica. “La volontà del popolo” a cui si ispira Downs (1957) riflette pienamente la funzione del benessere sociale, che sembrerebbe oggi bocciare la liberalizzazione dei servizi. Resta solo da chiedersi se questo popolo abbia le capacità di comprendere e successivamente desiderare le conseguenze della liberalizzazione e delle barriere, o proponga irrazionalmente il proverbio“&lt;em&gt;Chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa quel che lascia ma non quel che trova&lt;/em&gt;”,ù diffondendo timori irreali. Eppure si tratta solo di replicare la liberalizzazione delle merci avvenuta con la nascita del mercato comune europeo. L’Unione Europea attraverso l’abolizione delle barriere doganali, con la nascita dei principi di libertà di fornitura e quelli di libertà di stabilimento, ha dato in questi ultimi 40 anni un grande impulso alle sue imprese e più potere di acquisto ai consumatori.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113287322743952782?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113287322743952782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113287322743952782&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113287322743952782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113287322743952782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/rafa-e-la-direttiva-bolkestein.html' title='Rafa e la direttiva Bolkestein'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113269983195431156</id><published>2005-11-22T23:06:00.000+01:00</published><updated>2005-11-23T23:31:52.796+01:00</updated><title type='text'>Lavoro precario? Si, se è remunerato</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’hanno ribattezzata come una generazione a libertà vigilata con pochi vincoli ma che per scelta o necessità rinvia il più possibile la scelta definitiva del lavoro e il distacco dalla famiglia. Ai trentenni dedica un’attenzione particolare anche l’ultimo rapporto dell’&lt;a href="http://www.isfol.it/index.htm"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Isfol&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; che si concentra sui nativi del 1974. Ne emerge che se in tre su quattro hanno un impiego, due su cinque continuano comunque a vivere in famiglia. Spesso si tratta di una scelta obbligata o quasi visto che in un caso su due il reddito mensile rimane al disotto dei 1000 euro e quasi mai supera i 1500, ha guadare di più è infatti solamente un trentunenne ogni dieci. La Laurea specie se è scientifica rimane una carta vincente per l’accesso al mondo del lavoro ma non una garanzia di posto fisso, sono infatti i diplomati ad avere la più alta percentuale di rapporti a tempo indeterminato. L’Isfol registra anche un aumento della presenza femminile nel mondo del lavoro, tuttavia la quota di partecipazione femminile si ferma ancora al 50,6% il livello più basso in Europa e in un caso ogni otto la maternità si traduce in nell’abbandono del posto di lavoro anche a causa della latitanza dei servizi pubblici. Quanto alle tendenze più generali del nostro mercato del lavoro lo scorso anno l’Isfol ha registrato un incremento dell’occupazione dello 0,8% vale a dire più che nel resto d’Europa anche se la percentuale di chi lavora sul totale della popolazione rimane tra le più basse del vecchio continente. Quanto alle nuove forme contrattuali prosegue la diffusione del part-time che ormai interessa il 13% di tutti gli occupati. Crescono se pur più lentamente anche i contratti a termine e se diminuisce la quota di chi alla fine del rapporto si trova disoccupato aumenta anche il numero di chi rimane a lungo nella situazione di occupazione temporanea. In lieve crescita infine anche la quota dei contratti a termine che si trasformano in posto fisso, un passaggio che avviene nel 40% dei casi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia ha segnato lo scorso anno uno 0,8% di crescita occupazionale rispetto allo 0,5% della media europea e ha anche registrato un significativa flessione della disoccupazione femminile proprio nel meridione con un -2%. Va sottolineato che si registrano al tempo delle criticità: rallenta il tasso di disoccupazione dopo la crescita degli ultimi anni, le tipologie lavorative a termine sono diminuite rispetto all’anno precedente pur continuando ad interessare di più donne e giovani. Continua indisturbata la diffusione del part-time. Negli ultimi dieci anni è raddoppiato il numero dei lavoratori che utilizza questa tipologia contrattuale. Un discorso a parte credo meriti il tema della partecipazione femminile al lavoro. Il problema della maternità e della carenza di struttura pubbliche di appoggio sociale rimangono un problema che va oltre questo ambito. Le riforme varate negli ultimi anni, mi riferisco alla legge Biagi e ancora di più per quella dell’istruzione, hanno oggettivamente modificato il sistema del lavoro e della formazione. E’ ancora molto presto per cogliere a pieno la loro efficacia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113269983195431156?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113269983195431156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113269983195431156&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113269983195431156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113269983195431156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/lavoro-precario-si-se-remunerato.html' title='Lavoro precario? Si, se è remunerato'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113239863453789937</id><published>2005-11-19T11:55:00.000+01:00</published><updated>2005-11-19T12:10:34.563+01:00</updated><title type='text'>Migrazione nelle prospettive economiche globali del 2006</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;I migranti possono fare una differenza. Lo sostiene &lt;/span&gt;&lt;a href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:20724214~pagePK:64257043~piPK:437376~theSitePK:4607,00.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;François Bourguignon&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;, capo economista della banca mondiale. Possono generare notevoli flussi di cassa per loro e la propria famiglie, così come contribuiscono ad equidistibuire a livello globale la forza lavoro e la ricchezza tra i loro paesi di destinazione e di origine:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;em&gt;"With the number of migrants worldwide now reaching almost 200 million, their productivity and earnings are a powerful force for poverty reduction. Remittances, in particular, are an important way out of extreme poverty for a large number of people. The challenge facing policymakers is to fully achieve the potential economic benefits of migration, while managing the associated social and political implications."&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Le sue opinioni hanno di certo influenzato la stesura della recente pubblicazione della Banca Mondiale: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://econ.worldbank.org/external/default/main?pagePK=64165259&amp;theSitePK=469372&amp;amp;piPK=64165421&amp;menuPK=64166093&amp;amp;entityID=000112742_20051114174928"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Global economic prospects 2006: Economic implications of remittances and migration&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;. Le relazione ci notizia di un fatto interessante che riguarda la distribuzione agli inizi dell’anno di un fondo destinato a costituire politiche di integrazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Officially recorded remittances worldwide exceeded $232 billion in 2005, with India receiving almost 10% of the amount ($21.7 billion).China came second with $21.3 billion, followed by Mexico ($18.1 billion), France ($12.7 billion), and the Philippines ($11.6 billion).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Francia, ormai da definirsi stato parassita, in seguito alle sue recenti posizioni protezionistiche, sia in materia agraria e sia in politica migratoria, sembrerebbe aver avuto accesso a 12,7 milioni di dollari da destinare alla creazione di apparati e politiche integrative verso la migrazione. Gli ultimi eventi accaduti a Parigi, che non possono di certo essere attribuiti solo ed esclusivamente a manifestazioni di minoranze etniche, fanno ben capire dove sono finiti quei fondi.&lt;/span&gt;      &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113239863453789937?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113239863453789937/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113239863453789937&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113239863453789937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113239863453789937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/migrazione-nelle-prospettive.html' title='Migrazione nelle prospettive economiche globali del 2006'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113235263555136742</id><published>2005-11-18T23:02:00.000+01:00</published><updated>2005-11-18T23:35:44.306+01:00</updated><title type='text'>Oro, rame e posizione corta sui Futures</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Mentre il mercato petrolifero sembra aver riassorbito completamente le tensioni speculative di agosto ora ad allarmare i mercati ci hanno pensato altre due commodities. In questa settimana sia l’oro che il rame hanno raggiunto quotazioni di massimo relativo perfettamente in grado di creare al livello inflazionistico gli stessi grattacapi di un greggio quotato sopra i 60$ al barile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/graf_quote_anno1.png" border="0" /&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’oro che registra 487,8$ all’oncia (31,1g), un +56% nel terzo trimestre dell’anno, non sorprende gli analisti che lo davano gli da qualche mese a 500$ per la fine dell’anno. Il metallo prezioso da sempre considerato un investimento rifugio, in questo caso chi lo acquista vuole proteggersi da un rischio di inflazione, ha beneficiato della rivalutazione del doloro con il quale ultimamente ha un rapporto storicamente insolito di perfetta correlazione. Per quanto il prezzo dell’oro possa mai salire non avrà mai le conseguenze di un elevato grado inflativo nel mercato degli altri metalli, quelli un po’ meno di lusso che costituiscono un elemento essenziale per i costi produttivi industriali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/graf_quote_anno.png" border="0" /&gt;Il mercato del rame è da tempo rovente con quotazioni volate alle stelle negli ultimi due anni è cresciuto del 35,5% solo negli ultimi 10 mesi fino a 4.200$ a tonnellata. E se le alte temperature scaturiscono gli appetiti degli speculatori diventa anche facile scottarsi. E’ quello che sta accadendo a Liu Qibing, funzionario dell’apparato statale cinese che a pechino però ricopre il ruolo chiave di responsabile delle materie prime. Convinto che i prezzi del rame sarebbero presto scesi quest’estate ha venduto allo scoperto, ossia senza esserne ancora in possesso, contratti con consegna fine 2005 di 150-200 milioni di tonnellate di rame al prezzo di 3.500$ a tonnellata. Se le quotazioni fossero scese, il governo cinese avrebbe incassato la differenza tra i 3.500$ di vendite allo scoperto e il prezzo reale più basso. Le cose sono però andate in maniera completamente opposta alle volontà di Qibing, che contava sull’effetto restrittivo dei tassi d’interesse Usa, visto che i prezzi del rame sono volati oltre i 4.000$. Il Governo cinese a ora l’impegno di consegnare fino a 200 milioni di tonnellate di rame a 350.000 $ e allo stato attuale vorrebbe dire perdere 200 milioni di dollari. Pechino sta così cercando di ricorrere ai ripari tentando di raffreddare le quotazioni con vendite pilotate e annunciando già di avere a disposizione grandi quantità di rame. Il Governo, inoltre sta cercando di prendere le distanze dal suo funzionario ed è arrivato a minacciare di non onorare i contratti. Alla borsa dei metalli di Londra dove viene trattato il rame è così ritornato ad aleggiare lo spettro del colosso nipponico Sumitomo che nel 1996 coinvolto a sua volta in speculazioni sul rame alla fine non onorò i contratti per 2,6 miliardi di dollari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i produttori di materie prime l’hedging dinamico è uno strumento abbastanza familiare per cercare di diminuire i costi di approvvigionamento, ma come dimostra una serie storica ricchi di eventi simili alla Sumitomo si tratta di strumenti o meglio posizioni finanziarie di difficile valutazione. Oltre ai soliti problemi di stima probabilistica, le previsioni sulle commodities ad differenza di altri strumenti finanziari non possono poggiarsi su un tipo di analisi fondamentale e ne in parte su una di analisi intermarket.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113235263555136742?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113235263555136742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113235263555136742&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113235263555136742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113235263555136742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/oro-rame-e-posizione-corta-sui-futures.html' title='Oro, rame e posizione corta sui Futures'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113223599898276264</id><published>2005-11-17T14:53:00.000+01:00</published><updated>2005-11-17T22:12:12.640+01:00</updated><title type='text'>Fed funds verso la neutralità</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.federalreserve.gov/boarddocs/press/monetary/2005/20051101/default.htm"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;riunione del Fomc&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; di inizio mese non ha apportato solo un nuovo rialzo dei fed funds (ora al 4%) ma è stata determinante per disegnare le prospettive della politica monetaria americana.&lt;br /&gt;Le parole di Greenspan confermano la necessità di mantenere sotto controllo le aspettative e le pressioni inflazionistiche, in uno scenario congiunturale tutto sommato favorevole di crescita. Il presidente ribadisce la solidità della crescita diffidando però della curva dei rendimenti come unità di misura per attestarla. &lt;em&gt;“L’inflazione,&lt;/em&gt; sottolinea per la prima volta&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;em&gt;, beneficia dell’effetto globalizzazione che ha contribuito a mantenere la stabilità anche in presenza di shock e di una crescita mondiale sostenuta. Le forze globali possono persistere per qualche tempo ma il suo trend futuro dovrà essere controllato attentamente.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;La lettura del comunicato del 1° novembre segnala un testo particolarmente misurato, con il minimo riferimento possibile alla valutazione dello scenario economico. L’impressione che si ricava da questa novità è che l’avvicinarsi del livello neutrale dei tassi suggerisca un clima di cautela nell’esposizione di un quadro di medio termine. La precarietà delle variabili economiche e l’effetto di una politica all’insegna della trasparenza può portare una inadeguata serie di &lt;em&gt;dati in uscita&lt;/em&gt; che potrebbero indurre gli operatori ad una errata interpretazione del comportamento della politica monetaria. Come ha detto un mese fa William Poole, presidente della Fed of St. Louis, la politica monetaria si trova ora di fronte a un &lt;em&gt;rischio asimmetrico&lt;/em&gt;. Le aspettative non si invertono velocemente: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;em&gt;“investire aspettative di inflazione può essere questione di un paio d’anni. (…) D’altra parte, se dovessimo finire con un aumento eccessivo dell’obiettivo sui fed funds verso l’alto, la Fed potrebbe ridare vigore alla crescita in modo rapido con un’inversione di politica monetaria.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sulla Fed pesa chiaramente l’esperienza dei decenni passati, in cui il radicarsi di aspettative inflazionistiche furono seguite da drastiche correzioni dell’attività economica rese necessarie da periodi di restrizione monetaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai dati economici degli ultimi mesi e dai discorsi di Greenspan si trapela “il rischio che i tassi non possano fermarsi nella parte centrale dell’intervallo di stima della neutralità”. Secondo la Fed of San Francisco, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.frbsf.org/publications/economics/letter/2005/el2005-27.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Estimating the “Neutral” Real Interest Rate in Real Time&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;, le stime del tasso neutrale reale variano all’interno di un intervallo compreso fra il 2 e il 4%. Prendendo in considerazione questi ultimi numeri e rapportandoli al tasso nominale sui fed fund e ad un'inflazione approssimata al 2%, l’istituto di San Francisco arriva a indicare per i primi mesi del 2005 un tasso neutrale di circa il 4,25%.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il 4,25% può essere oggi indicativo ma i risultati e le previsioni degli ultimi nove mesi dimostrano che l’economia americana continua a crescere a un tasso superiore al potenziale, con il mercato del lavoro in equilibrio nonostante gli effetti degli uragani di agosto. Tutto ciò ci suggerisce la necessità di ricorreggere al rialzo le prospettive di restrizione che potrebbero corrispondere a livelli di tassi d'interesse superiori al 4,5%.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113223599898276264?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113223599898276264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113223599898276264&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113223599898276264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113223599898276264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/fed-funds-verso-la-neutralit.html' title='Fed funds verso la neutralità'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113217840203462436</id><published>2005-11-16T22:47:00.000+01:00</published><updated>2005-11-16T23:15:00.863+01:00</updated><title type='text'>Riparte la locomotiva europea</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Nonostante il tumulto politico dei mesi precedenti, gli ultimi dati economici che sono pervenuti in questi ultimi mesi indicano che l'economia della Germania sta risollevandosi dalla lunga fase di stagnazione, piuttosto velocemente. Si stima che il prodotto interno lordo sia in grado di crescere tra luglio e settembre su base trimestrale dello 0.5%-0.6%. Mentre la ripresa è sostenuta ancora dalle esportazioni, ci sono evidenti segnali di ripresa negli investimenti aziendali mediante spese in macchinari ed equipaggiamento. Ovviamente queste sole due componenti non bastano per affermare che la ripresa dell'economia tedesca poggia su solide basi poiché non si scorge altrettanta vivacità nella spesa al consumo e negli investimenti in costruzioni ma nonostante tutto questo ultimo trimestre dell’anno sembrerebbe essere di buon auspicio per la continuazione di questo momento favorevole per la Germania. L'incremento al di là di ogni previsione dell'indice Ifo per due mesi consecutivi ne è il segno più evidente. Questo forte messaggio di fiducia è stato confermato dal sostenuto trend degli ordini manifatturieri e della produzione industriale che hanno mostrato incrementi del 4.7% e dell'1.2% rispettivamente. L'ammontare principale degli ordini ricevuti, suggerisce che se la domanda di ordini ha iniziato a stabilizzarsi, risultano evidenze di consistenti ordini inevasi. Gli ordini manifatturieri in particolare spiegano che la ripresa attuale è mossa dalle esportazioni se consideriamo che dai livelli di minimo gli ordini esteri hanno guadagnato un 15%, con predominanze di ordini relativi a beni di investimento industriali. Mentre la domanda domestica ha raggiunto solamente un incremento dello 8% dai minimi del 2003. Nonostante un rimbalzo nell'output delle costruzioni da aprile ad oggi la tendenza al ribasso di lungo termine è poco probabile che possa girare proprio ora. La forte domanda estera e le ancor più forti aspettative di export sono riflesse anche sul crescente surplus della bilancia commerciale . Solamente il recente rialzo dei prezzi del greggio ha ridotto il surplus della bilancia commerciale. Nonostante tutto, il surplus commerciale ha beneficiato anche della debolezza dell'euro. Il rischio è che parte di queste esportazioni possano essere finite nelle scorte. Il problema di fondo, per l'economia tedesca è la spesa al consumo che è prevista rimanere debole ancora nel terzo trimestre dell'anno se non addirittura mostrare un declino nel periodo di riferimento. Nonostante un rimbalzo nella fiducia dei consumatori e una continuità nel rialzo dell'occupazione, le vendite al dettaglio, incluse le automobili, sono scese dello 0.9% nel 3°trimestre, lasciando intendere che le rilevazioni del terzo trimestre relative alla spesa al consumo saranno pressoché deboli. Un fattore positivo sembra sopraggiungere dalla inversione di tendenza del tasso di disoccupazione. Naturalmente il processo è stato innescato dalle politiche di Governo in materia di lavoro e occupazione. Tuttavia, le aspettative sulla crescita dell'economia tedesca nella seconda metà dell'anno vanno dall'1.4% all'1.7%, valori annualizzati anche se per l'intero 2005 è molto probabile che il tasso di crescita si fermi ad uno 0.8%-1% annuo, al di sotto della media della zona euro che si aggira sull'1.3%.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113217840203462436?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113217840203462436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113217840203462436&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113217840203462436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113217840203462436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/riparte-la-locomotiva-europea.html' title='Riparte la locomotiva europea'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113140145662857299</id><published>2005-11-07T22:50:00.000+01:00</published><updated>2005-11-15T09:57:16.993+01:00</updated><title type='text'>Aumentano ancora le entrate locali ma...</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Il piano fiscale delle economie locali è stato uno degli argomenti più discussi di questa finanziaria, che andrà a ridurre i trasferimenti da Roma alle regioni e ai comuni. Da ciò si è richiamata attenzione. “Attraverso il provvedimento potrebbero partire le pressioni fiscali da parte dei comuni e regioni per sostituire le mancate &lt;span&gt;entrate”. Oggi il &lt;a href="www.finanze.it"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Dipartimento per le Politiche Fiscali&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; del Ministero dell’economia ha diffuso i dati per &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;i primi sette mesi dell’anno pubblicando un dato invariato per le addizionali Irpef comunali e regionali, mentre un anno fa si registrarono incrementi superiori al 10%, e un dato Irap cresciuto del 7,6% che non sembra tener conto della possibile bocciatura di questa tassa da parte della corte di giustizia europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come mai Irpef, principale strumento di politica fiscale “federale”, non ha registrato movimenti, mentre Irap non trova ostacoli? Il blocco imposto alle addizionali dal governo nelle ultime finanziarie è riuscito ha contrastare le tentazioni di aumento dell’Irpef da parte delle autorità fiscali locali, mentre l’andamento Irap, che ha differenza non è strozzata dalla finanziaria, è più legato alle dinamiche dell’economia e della produzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dato sul’Irap non deve e non può essere interpretato come una scappatoia federale per poter integrare la piccola fetta di Irap ricevuta. La sua base imponibile è soggetta a mutamenti da parte dello scenario economico. In questo caso la mancata crescita del Pil è stata sostituita in gran parte dai dati sull’occupazione, che è un elemento anch’esso importante per l’imposta. La variazione dell’Irap è quindi per la maggior parte dovuta alla congiuntura economica, maggiori occupati, incremento dei fatturati, segnali di risveglio nei distretti industriali, che non ha una scelta liberale da parte delle amministrazioni locali.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113140145662857299?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113140145662857299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113140145662857299&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113140145662857299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113140145662857299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/aumentano-ancora-le-entrate-locali-ma.html' title='Aumentano ancora le entrate locali ma...'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113119371088157042</id><published>2005-11-05T12:56:00.000+01:00</published><updated>2005-11-12T12:24:18.800+01:00</updated><title type='text'>Un'ampia visione di inflazione</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;In risposta ai commenti di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113106651143890663&amp;amp;isPopup=true"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Rebus e Pietro&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; sul post: &lt;/span&gt;&lt;a href="http://caligs.blogspot.com/2005/11/la-bce-preferisce-attendere.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;La Bce preferisce attendere&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’interpretazione e l’atteggiamento della Bce restano per me corretti. Di questi tempi mi sembra logico e giusto trasferire le priorità di politica monetaria dall’analisi dei tassi di interesse allo studio approfondito dei due tipi di inflazione da me citati nell’ultimo post. L’impegno istituzionale di inflation targeting della Bce come perno per garantire stabilità può essere a volte frainteso se osservato e applicato solo in chiave macroeconomica. Difatti molti vedono l’impegno di una Banca Centrale verso l’inflazione come una contraddizione all’espansione economica, come sta accadendo oggi. Non è così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se nello scenario odierno provassimo ad applicare alla variabile inflazione, un tasso del 3% (come desidererebbero Pietro e Rebus), potremo verificare attraverso l’analisi intermarkets e la sua interpolazione con il mercato finanziario, con la microeconomia e la finanza aziendale che un aumento dell’inflazione può provocare i medesimi effetti di un aumento dei tassi di interesse in molti campi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esempio più efficace e di più semplice trascrizione è quello nei mercati finanziari. L’inflazione difatti è uno degli elementi più importati, insieme ai tassi di interesse, per determinare il rendimento atteso di un titolo azionario e correlativamente di un progetto di investimento di un’azienda alla ricerca di finanziamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bassi tassi di interesse possono essere di aiuto a aziende per finanziare i propri progetti soprattutto quelli più innovativi ma di certo d’altra parte al finanziatore occorre come premio un buon rendimento atteso da parte degli strumenti finanziari emessi dalla stessa impresa (azioni, obbligazioni, ecc.) Purtroppo il rendimento atteso che aspetta al finanziatore sarà proporzionale al rischio presente sul mercato che include come elemento l’inflazione attesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esempio lo ritroviamo nella teoria di Roll e Ross: &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.cfapubs.org/faj/issues/v51n1/pdf/f0510122a.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;l’Arbitrage Pricing Theory&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;. Richard e Steven nella dimostrazione assumono che il rendimento di ogni azione o portafoglio dipenda in parte da fenomeni macroeconomici, tra cui l’inflazione e i tassi d’interesse, e in parte da fenomeni di disturbo, eventi specifici dell’impresa. Per ogni azione o portafoglio detenuto ci sono due fonti di rischio. La prima è costituita dai fattori macroeconomici che non possono essere eliminati con la teoria di diversificazione del portafoglio finanziario. La seconda è costituita dai rischi che derivano da possibili eventi che influenzano in modo specifico la singola impresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da cio si può facilmente intuire che i mercati finanziari sono molto sensibili ad una variazione dell’inflazione attesa e anche se in misura diversa (dipende dall’entità della variazione) può portare alla medesima ripercussione di una stretta monetaria. Bisogna prestare molta attenzione, il ruolo della Bce e la sua politica monetaria sono fondamentali per garantire stabilità ed espansione. La politica monetaria è un emotivo gioco tra numerosi equilibri.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113119371088157042?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113119371088157042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113119371088157042&amp;isPopup=true' title='25 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113119371088157042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113119371088157042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/unampia-visione-di-inflazione.html' title='Un&apos;ampia visione di inflazione'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>25</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113106651143890663</id><published>2005-11-04T01:50:00.000+01:00</published><updated>2005-11-04T02:11:05.730+01:00</updated><title type='text'>La Bce preferisce attendere</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il presidente Trichet ha &lt;/span&gt;&lt;a href="http://event.netvision.de/basic_dispatching?ecb_051103_stream_video" resizable="yes,width=1000,height=650');void(0);&amp;quot;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;illustrato oggi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; in occasione della consueta riunione di inizio mese la posizione della Bce e la sua politica monetaria, confermando il suo ruolo da osservatrice non interventista. I tassi di interesse quindi rimangono in Europa al 2%, mentre oltreoceano la Fed sembrerebbe aver terminato la sua stretta monetaria portando martedi scorso i tassi al 4%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella conferenza stampa si è più o meno ribadito quanto detto un mese fa ad Atene. La Bce è pronta ad agire con una stretta monetaria ma tutto dipenderà dall’andamento dell’economia e dal livello inflativo presente nel continente. In questo momento i tassi sono ad un livello appropriato, ma è evidente che l’aumento del prezzo del petrolio si è ormai trasferito sull’inflazione ( 2,5% in Europa) che a sua volta scavalca l’obiettivo della Bce di un’inflazione sotto il 2%. La Bce comunque prende tempo evidenziando come bisogna fare differenza tra un’inflazione derivante esclusivamente dall’aumento del prezzo del petrolio da un’inflazione invece più radicata che oggi appare contenuta.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;“Sulla base delle nostre analisi, tenendo conto della crescente pressione sui prezzi originata dagli sviluppi sui prezzi energetici, abbiamo concluso che la politica monetaria rimane ancora appropriata. Di conseguenza abbiamo deciso di lasciare invariati i tassi di interesse ma voglio chiarire che la banca centrale europea è pronta a muoversi sui tassi di interesse in qualsiasi momento e che non stiamo promettendo a nessuno che non lo farà. Voglio anche aggiungere che la Bce deve vigilare fortemente sull’andamento dell’inflazione a causa delle pressioni al rialzo sul costo della vita dovute al caro petrolio. Secondo le ultime indicazioni l’attività economica si sta attualmente rafforzando e ciò è in linea con le previsioni di settembre che indicavano una graduale ripresa a partire della seconda metà del 2005 in avanti. Lo scenario per l’andamento congiunturale rimane soggetto a rischi al ribasso a causa dell’andamento dei prezzi petroliferi. Riguardo allo sviluppo sul fronte dei prezzi le recenti crescite dei prezzi energetici hanno spinto l’inflazione su livelli superiori al 2% e probabilmente l’inflazione resterà elevata nel medio termine, non vi sono però grandi segnali di crescenti pressioni inflazionistiche nell’area euro, rimaniamo comunque preoccupati per i rischi nel medio termine che riguardano l’incertezza circa gli sviluppi sul mercato del petrolio. Per ciò che riguarda le politiche di bilancio le prospettive dei paesi in situazione di deficit eccessivo sono fonte di grande preoccupazione e c’è il rischio che gli obiettivi di risanamento per quest’anno e il prossimo non verranno centrati.”&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il messaggio di Trichet è chiaro: se non ci fossero le tensioni, le incognite e i rischi derivanti dai prezzi del petrolio non vi sarebbe un problema di inflazione in Europa e non ci sarebbero nemmeno dubbi su una crescita dell’area Euro che oggi appare rafforzata. Di conseguenza, in assenza del boom del prezzo del greggio non ci sarebbero stati dilemmi sul costo del denaro.&lt;br /&gt;A Francoforte sembrano ormai costretti a muoversi, lo faranno però appena si avrà una sicurezza sul fronte della crescita economica. E’ evidente che la Bce si trova all’orlo di una svolta in una situazione di disagio, con un tasso di interesse al 2%, con alcuni segnali di ripresa economica e soprattutto in un momento in cui la liquidità è abbondante e vi è un aumento del credito nel settore privato.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113106651143890663?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113106651143890663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113106651143890663&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113106651143890663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113106651143890663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/la-bce-preferisce-attendere.html' title='La Bce preferisce attendere'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113081125612287979</id><published>2005-11-01T02:43:00.000+01:00</published><updated>2005-11-01T03:14:16.143+01:00</updated><title type='text'>Alti stipendi per le mucche europee</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Mentre nel mondo &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.netaid.org/global_poverty/global-poverty/" target="new"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;miliardi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; di persone vivono con meno di un dollaro al giorno, si viene a sapere attraverso le pagine del &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/business/story/0,,1593738,00.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Guardian&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; che le mucche Europee hanno ricevuto un sostanzioso &lt;em&gt;aumento&lt;/em&gt;. Prima che scattasse la lancetta del nuovo millennio una mucca nostrana riceveva in media sovvenzioni per un importo di $2,20 al giorno, oggi il loro fabbisogno è aumentato del 16%, nel 2004 una mucca percepisce $2,62 al giorno. Con queste cifre l’entità necessaria per gli allevamenti è nettamente superiore al loro rendimento. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’Europa deve impegnarsi e capire a fondo il concetto di globalizzazione sinonimo di apertura, termine opposto alla protezione, ostacolo dello sviluppo. Nel 2000 i paesi dell'Ue, compreso la Francia, hanno &lt;span&gt;ratificato &lt;/span&gt;l’agenda di Lisbona impegnandosi tutti per "the most competitive and dynamic knowledge based economy in the world by 2010". Oggi l’Europa sta andando contro quell’impegno ostacolando la riforma della politica agricola, riducendo gli investimenti nella scienza e nella tecnologia, giudicando e puntando il dito verso gli altri coinquilini. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;Paul Wolfowitz, direttore della banca mondiale, ha parlato al riguardo di fronte ai parlamentari riuniti a Helsinki la scorsa settimana. "The world's poor have the most to gain from trade liberalisation" è il sunto del discorso. Inoltre ha aggiunto quanto sia importante per lo sviluppo europeo e mondiale il successo del Doha round.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113081125612287979?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113081125612287979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113081125612287979&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113081125612287979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113081125612287979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/alti-stipendi-per-le-mucche-europee.html' title='Alti stipendi per le mucche europee'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113080936174350304</id><published>2005-11-01T02:29:00.000+01:00</published><updated>2005-11-01T02:42:41.800+01:00</updated><title type='text'>Nasce Open Europe</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Dopo la disfatta della costituzione europea, occorre un periodo di riflessione per definire il futuro dell'Europa. Discutere e comprendere sono gli obiettivi della nuova &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.openeurope.org.uk" target="new"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Open Europe&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; lanciata da Neil O’Brien. Di chiara posizione l’organizzazione propone e commenta ragionevoli idee sul libero mercato in Europa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Ecco la loro missione:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;"While we are committed to European co-operation, Open Europe believes that the EU has reached a critical moment in its development. 'Ever closer union', espoused by Jean Monnet and propelled forwards by successive generations of political and bureaucratic elites, has failed. The EU's over-loaded institutions, held in low regard by Europe's citizens, are ill-equipped to adapt to the pressing challenges of weak economic growth, rising global competition, insecurity and a looming demographic crisis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Open Europe believes that the EU must now embrace radical reform based on economic liberalisation, a looser and more flexible structure, and greater transparency and accountability if it is to overcome these challenges, and succeed in the twenty first century.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The best way forward for the EU is an urgent programme of radical change driven by a consensus between member states. In pursuit of this consensus, Open Europe will seek to involve like-minded individuals, political parties and organisations across Europe in our thinking and activities, and disseminate our ideas widely across the EU and the rest of the world."&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113080936174350304?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113080936174350304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113080936174350304&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113080936174350304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113080936174350304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/11/nasce-open-europe.html' title='Nasce Open Europe'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113066682057862048</id><published>2005-10-30T10:29:00.000+01:00</published><updated>2005-11-12T20:32:35.593+01:00</updated><title type='text'>Bernanke dopo Greenspan</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/ben13-205525.0.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/ben13-205525.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;p align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Con tre mesi d’anticipo rispetto alla scadenza del mandato prevista per il prossimo 31 gennaio, il Presidente Bush ieri ha nominato Ben Bernanke come successore di Alan Greenspan che si appresta a lasciare la sua poltrona dopo ben 18 anni e un operato indiscutibile.&lt;br /&gt;Bernanke succede a due Presidenti che hanno segnato in modo indelebile la storia economica degli Stati Uniti. L’era di Volcker che va dal 1979 al 1987 è stata etichettata per l’aperta guerra all’inflazione. Quella di Greenspan, Chairman dal 1987, ha portato la Fed verso un altro cambiamento radicale nella gestione della politica monetaria, con una strategia di comunicazione più trasparente, incentrata sulla prevedibilità e sulla credibilità della banca centrale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le credenziali di Bernanke sono eccellenti ed equivalenti a quelle dei suoi predecessori. Molti sono pronti a scommettere su di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;«Le decisioni della Fed si riflettono sulle vite e sul modo di vivere degli americani. La carica di presidente ispira il profondo rispetto nella comunità finanziaria», ha detto Bush, aggiungendo che Bernanke è «la persona migliore per continuare il lavoro di Greenspan».&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il punto forte del nuovo Chairman è la conoscenza della politica monetaria, prima come accademico e poi come membro del Board of Governors, oltre alle caratteristiche personali: la sua capacità di analisi, quella di leadership e di gestione dei rapporti personali. Beernanke è anche ben conosciuto per la sua ridotta esperienza e capacità in campo politico che è coerente con la sua convinzione di tener separate la disciplina economica da quella politica. La Fed ha bisogno difatti, oltre che di un eccellente economista, anche di un grande comunicatore e di un abile analista di rischi conseguenti alle decisioni di politica monetaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La leadership di Bernanke si costruirà nel tempo e dato il tipo è impensabile ipotizzare un mandato discontinuo e divergente con quello della precedente gestione di Greenspan, per due motivi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Bernanke attraverso il suo precedente ruolo di capo economista della Casa Bianca ha contribuito ha definire ed apportare cambiamenti all’attuale strategia di politica monetaria.&lt;br /&gt;- Dai suoi precedenti incarichi è chiaro che il neo-governatore caratterizzerà anche questo mandato con l’attuazione operativa della filosofia della comunicazione di cui Greenspan è stato pioniere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficilmente con Bernanke ci sarà maggior tolleranza per l’inflazione. La Fed con un gran sostentore dell’&lt;em&gt;inflation targeting&lt;/em&gt; potrebbe passare ad annunciare la propria definizione di stabilità dei prezzi pur senza definirla come un obiettivo vincolante, apportando una significativa trasparenza alla politica monetaria.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;“Credo che la politica monetaria USA sarebbe migliore nel lungo termine se la Fed scegliesse di rendere il proprio framework di politica monetaria in qualche modo più trasparente. Soprattutto ora che siamo nel’intervallo generale della stabilità dei prezzi, credo che quantificare quello che il FOMC intende per stabilità dei prezzi fornirebbe delle informazioni utili al pubblico e darebbe una chiarezza aggiuntiva al processo di policy making” (Ben Bernanke 17 ottobre 2003)&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Personalmente resta un unico dubbio. La posizione del neo-presidente sui conti pubblici e sull'attuale deficit, nonostante il suo passato da consulente alla Casa Bianca, è restata sempre in una zona d'ombra. Solo il tempo svelerà se Bernanke ha un'inclinazione neo-Keynesiana o monetarista. Wall Street che ha reagito bene alla nomina, resterebbe stupito e felice di vedere Bernanke critico nei confronti del debito pubblico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Alcune delle principali pubblicazioni di Ben Bernanke:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.nyu.edu/econ/user/gertlerm/assets.pdf"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Should Central Banks Respond to Movements in Asset Prices?&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www0.gsb.columbia.edu/faculty/fmishkin/PDFpapers/w5893.pdf"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Inflation Targeting: A new framework for monetary policy?&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;-&lt;a href="http://www.rgemonitor.com/redir.php?sid=1&amp;tgid=10000&amp;amp;clid=1752&amp;cid=62667" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;The Global Saving Glut and the U.S. Current Account Deficit&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;-&lt;a href="http://www.rgemonitor.com/redir.php?sid=1&amp;amp;amp;amp;tgid=10000&amp;clid=1752&amp;amp;cid=31569" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Deflation: Making Sure "It" Doesn't Happen Here&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113066682057862048?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113066682057862048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113066682057862048&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113066682057862048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113066682057862048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/10/bernanke-dopo-greenspan.html' title='Bernanke dopo Greenspan'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113035404471076318</id><published>2005-10-26T20:58:00.000+02:00</published><updated>2005-10-26T21:15:23.670+02:00</updated><title type='text'>European business failures</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il centro di ricerca Maastricht accounting, auditing e information management presenta i risultati di un progetto di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.fdewb.unimaas.nl/marc/research/com_research/Files/MARC%20rapport%20total.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;ricerca sui Business Failures in Europa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;. Lo studio è basato su un'analisi di 60 casi di grandi aziende pubbliche degli stati membri dell'Eu sulla base di una struttura sviluppata da Argenti nel 1976. La logica usata da Argenti nel dividere i business failures in quattro categorie ha portato oggi in questa letteratura un metodo capace di analizzare e prevedere il verificarsi di questi fenomeni. Questa procedura di classificazione rapportato con&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; lo scenario e i dati europei ha determinato il seguente schema:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;1 Business failures in Europe relate to various categories of business failures. Business failures in Europe relate to various categories of business failures. This result indicates that the characteristics of business failures are diverse and there is not a single dominant cause (such as fraud) of European business failures in general. Although it is true that a relatively large number of cases are related to fraudulent or unethical behaviour by company managers or employees, for over 60% of the business failures included in our sample the main cause of the business failure was not related to fraud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. For only a very limited number of business failures the failure cannot be attributed in any way to particular individuals or parties. The business failures that are classified in category 1, 2 and 3 (except for the cases mentioned under point 2) are all related to problems of an economic nature in one way or another and to a certain extent are related to the common risks of entrepreneurship. For category 1 companies, these problems mostly lay in the relatively weak long term economic prospects of the company. For category 2 the cause of business failure is usually related to tactical or strategic management decisions. For category 3 companies, external economic problems are the basic cause of business failure. All these cases, therefore, are related to management failure, but only in the sense that top management has not succeeded in finding a strategy that resulted in the survival of the company.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;3 For the vast majority of cases in category 4 the business failure is closely related to harmful, fraudulent or unethical actions taken by individuals or groups. In most cases, the company apparently lacks a structure in which a dominant manager/owner is adequately monitored and corrected for taking any illegitimate actions.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 In a limited number of cases in category 4, the illegal or unethical actions of the full management board (as opposed to a single dominant manager) have caused business failure. In three cases, a lack of control regarding employees (rather than members of the management board) has resulted in a business failure (Barings, Ferranti, Wickes). However, as indicated before, most category 4 cases are related to the presence of a dominant manager/owner rather than to fraud being committed by a large portion of the management board.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 The use of business failure prediction models indicates that the ex post predictability of the business failures based on financial ratio’s amounts to 74.4% for failing companies and 88.4% for non failing companies, resulting in an overall prediction rate of 81.4%. Therefore, the prediction rate of the model estimated in this study is within the range reported in earlier studies on failure prediction However, as indicated before, most category 4 cases are related to the presence of a dominant manager/owner rather than to fraud being committed by a large portion of the management board.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La frode amministrativa nelle aziende pubbliche è un fattore dominante nei casi europei di business failures. Questo fattore, indica la ricerca, si verifica in più del 50% dei casi analizzati, mentre secondo Argenti (1976) dovrebbe tendere verso il 37%.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;"This type of business failure is closely related to the adverse role of a dominant manager or owner within a company whose engagements in fraudulent or unethical behaviour are unchallenged within the company and eventually result in disastrous consequences. Over 60% of the sample cases were related to economic factors which are considered part of the normal business risk related to running a major corporation."&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;In Europa i business failures sono collegati all’assenza di strategie di lungo termine, di valutazione dei progetti, dall’approvazione di investimenti che si rivelano successivamente inadeguati, da errate decisioni da parte delle amministrazioni. La seconda conclusione di questo studio correla i business failures europei a problemi di contabilità.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;"In the 60 cases studied, there are 16 cases (27%) where failing internal control procedures were reported and there are 23 cases (38%) where creative accounting was a major issue. Creative accounting issues are most prevalent in category 2 where company management is tempted to engage in creative accounting procedures based on the argument that the current financial situation is only temporary and does not accurately reflect the underlying economic potential of the company. As a result, in a number of these cases company managers were sued for creative accounting activities aimed at misleading investors or creditors."&lt;/blockquote&gt;I risultati presentati in questo rapporto anche se si presentano con un certo numero di limitazioni dovute dalla scarsità di informazione, sono in grado di descrivere in modo soddisfacente lo scenario europeo degli ultimi 25 anni attraverso l’analisi empirica di 60 casi studio all’interno di alcune aziende pubbliche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113035404471076318?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113035404471076318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113035404471076318&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113035404471076318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113035404471076318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/10/european-business-failures.html' title='European business failures'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-113018501771479568</id><published>2005-10-24T22:10:00.000+02:00</published><updated>2005-10-24T22:32:18.090+02:00</updated><title type='text'>Heckscher-Ohlin: Difetti e futuro</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La rituale conferenza, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nottingham.ac.uk/economics/leverhulme/news/nlie_lectures_index.htm"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Nottingham Lectures in International Economics&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;, ha presentato quest’anno un lavoro del prof. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www-personal.umich.edu/~alandear/"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Alan Deardorff&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; dell’Università del Michigan con il titolo: "The Heckscher-Ohlin Model: Flaws, Fixes and Future".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conferenza si articola in tre punti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nottingham.ac.uk/economics/leverhulme/news/Alan_Deardorff_HO_1.ppt"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;What's Not to Like about the Hecksher-Ohlin Model&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; (ppt)&lt;br /&gt;2. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nottingham.ac.uk/economics/leverhulme/news/Alan_Deardorff_HO_2.ppt"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Attempts to Make the Hecksher-Ohlin Model More Believable&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; (ppt)&lt;br /&gt;3. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nottingham.ac.uk/economics/leverhulme/news/Alan_Deardorff_HO_3.ppt"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Future Fixes of Flaws in the Hecksher-Ohlin Model&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; (ppt)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Teoria di Heckscher-Ohlin, pilastro per gli studiosi dell’economia internazionale, rappresenta nell’era della globalizzazione un argomento leva nel commercio internazionale. Secondo essa, in un contesto dove sono presenti paesi che esportano beni la cui produzione richiede un uso intensivo del fattore che per il singolo paese è relativamente abbondante e poco costoso, il commercio internazionale provocherà il pareggio nei rendimenti relativi e assoluti dei fattori omogenei fra gli stessi paesi in questione (posto alcune assunzioni).&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-113018501771479568?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/113018501771479568/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=113018501771479568&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113018501771479568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/113018501771479568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/10/heckscher-ohlin-difetti-e-futuro.html' title='Heckscher-Ohlin: Difetti e futuro'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112973660530847554</id><published>2005-10-19T17:22:00.000+02:00</published><updated>2005-10-19T17:43:25.326+02:00</updated><title type='text'>Is the "European model" broken?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Un interessante studio sui modelli economici e sociali presenti in Europa. Martin Wolf analizza la questione europea sul &lt;em&gt;Financial Times&lt;/em&gt; chiedendosi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://news.ft.com/cms/s/53b84494-2484-11da-a5d0-00000e2511c8.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Is the 'European model' broken?&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt; (il testo è riportato gratuitamente dal webzine  &lt;/span&gt;&lt;a href="http://industrialrelations.typepad.com/unionsfirmsmarkets/2005/09/is_the_european.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Unions-Firms-Markets&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;"To many outsiders the answer is a strong yes. Increasing numbers of insiders are beginning to agree. They fear that a supposedly savage Anglo-Saxon liberalism will overwhelm the civilised European economy. Happily, this dichotomy is grossly oversimplified.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;...After many disasters, Europeans struck a successful balance between individual effort and collective responsibility after the second world war. All western Europeans share a commitment to what is, by global standards, generous, state-organised social welfare. But André Sapir, the&lt;br /&gt;Belgian economist, notes there are  at least four quite distinct models of how to do so."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Le parole e l’articolo di Martin Wolf si riferiscono ad una recente ricerca &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.bruegel.org/Repositories/Documents/publications/working_papers/EN_SapirPaper080905.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Globalisation and the Reform of European Social Models&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; (pdf) presentata nell’ultimo ECOFIN Informal Meeting di Manchester da Andre Sapir, economista dell’European Center for Advanced Research in Economics and Statistics  di Bruxelles.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lavoro dell’economista belga si sofferma ad analizzare il passato e il presente del continente, dividendo l’Europa in quattro modelli sociali: modello nordico, anglosassone, della Renania e mediterraneo. Tracciando successivamente la via per un futuro di coesione e sviluppo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;“the global economy of the twenty-first century is characterised by rapid changes which create both threats and opportunities. The biggest challenge for the European economy is to become sufficiently flexible so as to avail of the opportunities and surmount the threats. This requires, above all, reforming labour market and social policies.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“the notion of “European social model” is misleading. There are in reality different European social models, with different features and different performance in terms of efficiency and&lt;br /&gt;equity. Models that are not efficient are not sustainable and must be reformed. The combined GDP of countries with inefficient models accounts for two-thirds of the entire EU and 90 per cent of the eurozone.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Labour market and social policy reforms are a matter for the Member States alone, not for the&lt;br /&gt;European Union. Nonetheless, there are some benefits in coordinating these reforms with other necessary reforms, especially for the countries in the eurozone which share a common currency. A two-handed strategy combining reforms at EU and national levels would be best. The Lisbon Agenda tried this but is rapidly failing."&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112973660530847554?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112973660530847554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112973660530847554&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112973660530847554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112973660530847554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/10/is-european-model-broken.html' title='Is the &quot;European model&quot; broken?'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112963030412035058</id><published>2005-10-18T12:08:00.000+02:00</published><updated>2005-10-18T12:11:44.130+02:00</updated><title type='text'>Rischio bolla immobiliare</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Dopo la Fed anche la Bce da il suo annuncio: Il mercato immobiliare di alcuni paesi dell’Europa sono a rischio bolla. Nel Bollettino di ottobre dell’Istituto europeo con sede a Francoforte si segue con molto attentamente la dinamica dei prezzi in questo settore.&lt;br /&gt;Il rischio, spiega la Bce, nasce da un duplice fattore: da un lato la forte liquidità presente in Eurolandia, anche per via della scarsa fiducia che i risparmiatori ripongono negli investimenti azionari e obbligazionari, dall’altro il basso livello dei tassi d’interesse sui mutui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Date le abbondanti condizioni di liquidità presenti nell’area la forte accelerazione della moneta e del credito segnala rischi per la stabilità dei prezzi su orizzonti di medio-lungo periodo”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il prolungato periodo di crescita dei prezzi nel mercato immobiliare mondiale presenta diverse anomalie rispetto al passato, che destano interesse e preoccupazione. La crescita dei prezzi reali delle abitazioni, infatti, non è mai stata così elevata in tanti paesi contemporaneamente per un periodo di tempo così lungo. Secondo l’indice elaborato dall’Economist, dal 1997 al I trimestre 2005 in 13 dei 20 paesi considerati la crescita è stata superiore al 50%, con picchi in Sud Africa (244%), Irlanda (192%), Regno Unito (154%), Spagna e Australia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aumento dei prezzi, favorito come sottolinea la Bce da livelli dei tassi d’interesse ai minimi storici e dalla perdita di fiducia delle famiglie verso investimenti alternativi, ha determinato una rivalutazione senza&lt;br /&gt;precedenti del patrimonio immobiliare dei paesi sviluppati, che negli ultimi cinque anni avrebbe raggiunto sempre secondo le stime dell’Economist la “stratosferica” cifra di 70 trilioni di dollari, con un incremento pari al 100% del Pil complessivo di tali paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre nel periodo 1997-2005, in 3 paesi tra quelli analizzati si è osservato un andamento opposto rispetto all’aumento generalizzato. Si tratta di Germania, Giappone e Hong Kong. Tuttavia, mentre a Hong Kong e nel Giappone la crescita dei prezzi può essere spiegata attraverso l’analisi della migrazione dall’occidente verso l’oriente a seguito del buon momento economico del continente asiatico.  Il mercato immobiliare tedesco in particolare presenta alcune caratteristiche simili e confrontabili con quelle degli altri paesi Europei. In media un immobile in Germania oggi costa il -5,8% rispetto al 2000; peculiarità che hanno reso questo mercato una sorta di strumento per ridurre il rischio di portafoglio negli investimenti immobiliari internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le giustificazioni di un tale andamento discordante in Europa vengono spesso allegate: una minore crescita della popolazione rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei (con una previsione di ulteriore declino nei prossimi anni) e una modesta crescita del Pil (dal 2000 la crescita reale del Pil in Germania è stata pari alla metà di quella francese e a circa un terzo di quella spagnola). Nei paesi dell’Europa mediterranea (soprattutto Italia e Spagna), inoltre, gran parte dell’aumento dei prezzi è stato trainato dalla domanda di immobili di qualità e dalla ricomposizione dei nuclei familiari, oggi meno numerosi che in passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma queste discordanze democratiche e di reddito, che oggi a mio avviso non sembrerebbero così divergenti, possono giustificare ancora in futuro questo enorme gap tra due realtà europee?  La Germania si adeguerà al mercato immobiliare presente negli altri paesi o Francia, Italia, Gran Bretagna e Spagna assisteranno ad una bolla?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che oggi sostengono stampa e istituzioni sembrerebbero dar credito alla seconda ipotesi. Questa ipotesi molto probabilmente diverrà realtà. Restano da chiarire dinamiche e tempi. Dei dati di straordinaria importanza da tenere sott’occhio sono il tasso di invecchiamento della popolazione e il deficit demografico del vecchio continente, chiavi nel lungo periodo per monitorare l’offerta di immobili. Soprattutto in Italia l’indice di proprietà abitative da parte della popolazione anziana è molto alto e potrebbe generare nel tempo un eccesso di vendite nel mercato immobiliare.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112963030412035058?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112963030412035058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112963030412035058&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112963030412035058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112963030412035058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/10/rischio-bolla-immobiliare.html' title='Rischio bolla immobiliare'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112924337216563830</id><published>2005-10-14T00:15:00.000+02:00</published><updated>2005-10-14T00:42:52.256+02:00</updated><title type='text'>Produzione +1,5%; si cambia scena</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L'Istat segnala al rialzo la produzione nel periodo luglio-settembre: è pari a +1,5% la variazione congiunturale stimata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Sono i mezzi di trasporto ad aver messo il turbo alla nostra produzione industriale con un aumento superiore del 22% sull’anno precedente. A spingere il settore è la fiammata registrata dalla produzione di auto, + 46,5%, un dato su cui ha inciso l’effetto &lt;em&gt;"grande Punto"&lt;/em&gt; prodotta su ritmi accelerati in agosto in vista del lancio e commercializzazione iniziata a settembre. I segni positivi nel mese più caldo hanno interessato anche la produzione di mobili, +18%, la lavorazione di metalli, +15% e la produzione di macchine e apparecchi meccanici, +14%.&lt;br /&gt;Agosto positivo anche per le industrie manifatturiere, si sono registrati aumenti del 10% per articoli in gomme e materie plastiche, per i generi alimentari, per il tabacco e legno. Fanalino di coda, ma capace di far registrare un incremento dopo un passato deludente è la produzione dell’industria tessile e dell’abbigliamento, un +0,5% significativo. Con segno negativo troviamo il settore dell’energia: elettricità acqua e gas, ma il primato nel segno meno lo registra un altro settore classico del made in Italy; l’industria di pelli e calzature si porta a casa un pesante -20%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio con l’aiuto di questi dati in Italia si torna a sorridere. Lo conferma anche la Banca Centrale Europea che alla luce dei numeri rivede le stime in casa nostra per il secondo semestre dell’anno.  “&lt;em&gt;L’Italia si aggrappa al treno europeo&lt;/em&gt;”, titola oggi Luca Paolazzi sul quotidiano &lt;em&gt;il sole 24 ore, &lt;/em&gt;trainata dal buon momento delle industrie tedesche e da una radicale trasformazione degli assetti aziendali dopo un periodo deludente. A sentire stampa ed istituzioni la fase di recessione sembrerebbe essere finita, anche se è ancora presto per parlare di ripresa. Bisognerà prima attendere la pubblicazione dei dati sui consumi e sulla domanda di prodotti finiti necessari per confermare quelli odierni sulla produzione industriale. Ciò che si produce, difatti, può restare nel magazzino delle industrie se nessuno è intenzionato ad acquistarlo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112924337216563830?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112924337216563830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112924337216563830&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112924337216563830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112924337216563830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/10/produzione-15-si-cambia-scena.html' title='Produzione +1,5%; si cambia scena'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112923429824539362</id><published>2005-10-13T22:07:00.000+02:00</published><updated>2005-10-13T22:23:44.043+02:00</updated><title type='text'>Giochi da Nobel</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel è stato assegnato congiuntamente a &lt;/span&gt;&lt;a href="http://almaz.com/nobel/economics/2005a.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Robert J. Aumann &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://almaz.com/nobel/economics/2005b.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Thomas C. Schelling &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"per aver fatto avanzare la nostra comprensione del conflitto e della cooperazione tramite la teoria dei giochi". Buona la scelta dell’Accademia di Svezia: i due studiosi hanno introdotto numerose idee innovative, con forte impatto sulle discipline economiche e sociali. Aumann ha anche analizzato le sue idee in modo sistematico e formale, dimostrando importanti teoremi. Ciò rende il suo premio, forse, più meritato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Leggi l’articolo pubblicato da &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.lavoce.info/news/view.php?id=10&amp;cms_pk=1796&amp;amp;from=index"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;lavoce.info&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112923429824539362?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112923429824539362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112923429824539362&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112923429824539362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112923429824539362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/10/giochi-da-nobel.html' title='Giochi da Nobel'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112914864234054444</id><published>2005-10-12T21:50:00.000+02:00</published><updated>2005-11-10T00:05:29.676+01:00</updated><title type='text'>Finanziaria:ora arriva il bello</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La finanziaria per il 2006 è stata presentata nei tempi previsti grazie soprattutto al &lt;em&gt;tour de force&lt;/em&gt; del ministro Tremonti ma i tempi stretti e le difficili condizioni nelle quali è stata disegnata non hanno permesso di chiarire tutti i dettagli della manovra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente questa Finanziaria ha il pregio di non aver ceduto all’uso di una finanza creativa e di misure una tantum come il condono fiscale per cercare di contenere il disavanzo e rispettare gli impegni presi con Bruxelles: gli interventi per lo sviluppo, per esempio, non sono poi così generosi per un anno elettorale e la manovra non garantirà grossi risparmi per le imprese né cambierà significativamente la situazione finanziaria delle famiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vero problema è che al momento rimangono incertezze sia sull’efficacia delle misure di copertura proposte, sia sullo stato dei conti rispetto al quale vengono effettuati i tagli; perciò molti osservatori hanno già espresso dubbi sul target per il 2006. La più semplice delle analisi può essere fatta attraverso la visualizzazione delle principali misure sul fronte della spesa e delle entrate previste dal disegno di legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 442px; CURSOR: hand; HEIGHT: 244px; TEXT-ALIGN: center" height="280" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/finanziaria%202006.jpg" width="471" border="0" /&gt;Uno degli elementi principali di cui la manovra deve tenere conto è il dato tendenziale del deficit di bilancio. Nel Dpef 2006-2009 e nella Relazione Previsionale e Programmatica il governo stima al 4,7% del Pil il disavanzo 2006. Le stime del Fmi, in linea con quelle di molti istituti bancari italiani, collocano invece il tendenziale intorno al 5,1% del Pil, in quanto scontano un tasso di crescita dei consumi intermedi ed in particolare di stipendi e spese sanitarie più elevati di quanto indicato dalle proiezioni del governo. Se le cose stanno così anche assumendo che le misure introdotte dalla finanziaria producano tagli strutturali per 11,5 miliardi di euro difficilmente il deficit scenderà al di sotto del 4%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una manovra da 19 miliardi, 3,5 per lo sviluppo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tra le maggiori entrate e minori spese il disegno di legge prevede quindi risorse per 19 miliardi di euro, che dovrebbero coprire la riduzione del disavanzo per 11,5 miliardi, maggiori spese per 4,5 miliardi e la manovra per lo sviluppo per 3,5 miliardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle famiglie andranno 1,3 miliardi (la tipologia dell’erogazione è ancora aleatoria). Alle imprese vengono promessi 2 miliardi a riduzione degli oneri retributivi. Minori introiti per circa 40 milioni derivano dall’abrogazione dell’imposta sui brevetti che rappresenta la principale misura volta a stimolare l’innovazione. Contiamo inoltre il costo, 50 milioni, degli interventi a favore dei distretti industriali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tagli al Bilancio per 9,1 mld. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sul fronte della spesa, il disegno di legge prevede tagli al bilancio dello Stato per 9,1 miliardi euro. Risparmi che dovrebbero essere garantiti tramite una riduzione della spesa corrente per circa 6,1 miliardi di euro e da investimenti pubblici non superiori al 95% del valore del 2004 ( circa 3 miliardi ). La parte più consistente dei tagli alla spesa corrente dovrebbe venire da minori spese dei ministeri. Per la sola Sanità si prevedono tagli per 2,5 miliardi di euro, ma l’efficacia di tale risparmio è ancora una volta condizionale alla stima del fabbisogno tendenziale, che potrebbe aggirarsi su di un livello superiore ai 96 miliardi stimato dal governo. All’incirca 1,6 miliardi dovrebbero venire da tagli ai consumi intermedi e principalmente da minori trasferimenti alle imprese sia pubbliche che private. Ulteriori minori spese dovrebbero essere garantiti tramite un taglio al pubblico impiego per 0,98 miliardi di euro tra inferiori stipendi per ministri, parlamentari e altre cariche e limitazioni sulle assunzioni a tempo determinato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obiettivo di razionalizzazione della spesa è indubbiamente rispettabile, anche se rimane incerto che tagli per 2,5 miliardi a consumi intermedi e redditi da lavoro siano effettivamente realizzabili, dal momento che già il vincolo della crescita nominale non superiore al 2% risulta di difficile conseguimento. È inoltre probabile che in un anno elettorale il rischio di evitare tale target sia ancor più elevato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Finanziaria prevede inoltre minori trasferimenti agli Enti Locali per 3,1 miliardi, che mi auguro sia applicato con piena efficacia dall’amministrazioni destinatarie. Il rischio che tale risparmio torni per altra forma nel computo del deficit è però alto. Di fatti, è già stato sollevato il dubbio che in un anno di transizione politica gli Enti Locali possano ricorrere ad &lt;em&gt;escamotages &lt;/em&gt;per aggirare la stretta, sperando poi in una sorta sanatoria con l’aiuto del nuovo esecutivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra esserci un’incognita ancora grande sul fronte delle maggiori entrate stimate a 6,8 miliardi di euro. La Finanziaria prevede un incasso di 0,8 miliardi dalla tassa sulle reti SNAM e Terna, incasso in parte dubbio vista la minaccia di ricorso per illegittimità da parte delle società interessate. Vi si aggiungono circa 0,3 miliardi dalla lotta all’evasione, per esperienza di incerta realizzazione. Compaiono quindi circa 2 miliardi tra rivalutazione dei cespiti d’impresa (0,9 miliardi) e svalutazione dei crediti bancari (1,1 miliardi) che sembrano gli interventi di più sicuro risultato. Mancano all’appello circa 3,7 miliardi: per quanto si è capito, di questi circa 0,6 miliardi dovrebbero venire dai proventi dei giochi e 2,2 miliardi dalla regolazione dei flussi di Tesoreria, non è ancora chiaro come sarà reperito il restante miliardo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Dove arriveremo?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;L’analisi e la scarsità di informazioni sui dettagli della Finanziaria 2006 ci fanno restare con i piedi a terra ipotizzando che il deficit 2006 sarà più vicino al 5% che non al 4%. Ciò significa che anche la dinamica del debito sarà prevalentemente di segno negativo. Assumendo per il disavanzo lo scenario peggiore, infatti, per stabilizzare il debito al 108,3% del PIL stimato nel 2005 servirebbero circa 15 miliardi in privatizzazioni, un obiettivo tutt’altro che facile. Non è escluso che si salga al 109% del Pil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Successivamente il collasso del Patto di Stabilità, i dati macroeconomici di recessione e la perdita di credibilità delle istituzioni, la moneta unica sta offrendo un’impagabile protezione all’economia e al debito pubblico italiano dal giudizio severo dei mercati. Ritardare l’aggiustamento della finanza pubblica potrebbe però avere ulteriori effetti negativi sulla credibilità del Paese. Inoltre, le agenzie di rating Fitch e S&amp;P hanno rivisto l’outlook per l’ Italia da stabile a negativo tra giugno e luglio. Entrambe le agenzie si sono espresse, a seguito delle dimissioni di Siniscalco, sulla necessità per l’Italia di ridurre il debito. Se l’Italia dovesse fallire nell’obiettivo di ricondurre il disavanzo su di un sentiero discendente si profilerebbe il rischio di un downgrade (attualmente: AA- per S&amp;amp;P e AA per Fitch).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112914864234054444?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112914864234054444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112914864234054444&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112914864234054444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112914864234054444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/10/finanziariaora-arriva-il-bello.html' title='Finanziaria:ora arriva il bello'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112802933550080005</id><published>2005-09-29T23:09:00.000+02:00</published><updated>2005-09-29T23:28:55.510+02:00</updated><title type='text'>Global Competitiveness Report 2005-2006</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L'indagine annuale del &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.weforum.org/site/homepublic.nsf/Content/Global+Competitiveness+Programme%5CGlobal+Competitiveness+Report"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;World Economic Forum &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;(Wef), giunta alla 26esima edizione, è il risultato di una combina di dati e indicatori macroeconomici concreti a indagini valutative che coinvolgono ogni anno circa 11.000 manager e imprenditori di tutto il mondo, tramite una rete di istituti partner.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia nel 2005 resta inchiodata al 47esimo posto su 117 in questa graduatoria mondiale della competitività (&lt;/span&gt;&lt;a name="top"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Global Competitiveness Report 2005-2006&lt;/em&gt;), registrando lo stesso modesto piazzamento al quale era crollata un anno fa, poco prima del Botswana e ben lontano da tutte le economie più avanzate.  (&lt;a href="http://www.weforum.org/site/homepublic.nsf/Content/D0E25F777553A99DC1257089002BCE31?OpenDocument&amp;PreviewStyle=BD8B6AAB5ED10F3BC1256A9200419537&amp;amp;Preview=1"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; la classifica)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo 12 mesi di analisi, di scelte strategiche, di discussioni sulla competitività, la performance del nostro paese si ritinge di ridicolo, non  riuscendo a guadagnare nemmeno un gradino. Per motivare la pagella italiana, il Wef dedica un’intera parte del rapporto illustrando i fattori che hanno inciso nella valutazione. Secondo il Wef hanno pesato:&lt;br /&gt;-          le vicende delle tentate acquisizioni di alcune banche italiane da parte di banche estere.&lt;br /&gt;-          Il deterioramento dei conti pubblici e una crescita economica sottotono.&lt;br /&gt;-          Il debito pubblico.&lt;br /&gt;-          L’impatto dei dati sul crimine organizzato.&lt;br /&gt;-          Le condizioni di assunzione e licenziamento.&lt;br /&gt;Considerando questi elementi siamo umilmente al di sotto degli Emigrati Arabi, il Qatar, la Malaysia, il Bahrein, la Tunisia, la Giordania e la Grecia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul fronte tecnologico, l’Italia risulta 44essima, guadagnando un ulteriore insuccesso. L’impiego del personal computer nelle aziende, difatti, è inferiore a quello nella Corea, Repubblica Slovacca e Grecia. Anche nell’utilizzo di internet l’Italia viene scavalcata dal Singapore, Taiwan e Corea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Particolarmente preoccupanti, rivela il documento, sono &lt;em&gt;la mancanza di indipendenza del sistema giudiziario&lt;/em&gt; e la &lt;em&gt;percezione che il governo favorisca imprese e individui&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; &lt;em&gt;“E' difficile essere competitivi in un sistema che combina un'inefficienza cronica ad una pesante pressione fiscale, in cui nei rapporti con l'impresa la pubblica amministrazione opera favoritismi verso imprese e individui determinati, in cui i lavoratori italiani sono tra i più pagati e i più protetti al mondo".&lt;/em&gt; Riconosce Irene Mia, economista del Wef.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;In cima alla graduatoria mondiale non è cambiato nulla: prima la Finlandia, seguita da Usa, Svezia e via via una serie di Paesi del nord Europa o dell'Asia, che - all'opposto dell'Italia - vantano pubbliche amministrazioni efficienti e una fortissima propensione all'innovazione. Il bel Paese, avverte lo studio, ha anche "&lt;em&gt;urgente bisogno di un aggiustamento fiscale&lt;/em&gt;", con l'invecchiamento che minaccia la sostenibilità del suo sistema pensionistico.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112802933550080005?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112802933550080005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112802933550080005&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112802933550080005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112802933550080005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/global-competitiveness-report-2005.html' title='Global Competitiveness Report 2005-2006'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112795266880906750</id><published>2005-09-29T00:18:00.000+02:00</published><updated>2005-09-29T02:25:52.456+02:00</updated><title type='text'>Greenspan e intermarket analysis</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;em&gt;“difficult to suppress growing market exuberance when the economic environment is perceived as more stable”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Greenspan torna a parlare di rischi sistematici. Lo ha fatto martedì in occasione del meeting organizzato dalla National Association for Business Economics. Con il consueto discorso enigmatico ma con un tono insolito quasi a voler puntare l’indice, il presidente della Fed, avverte gli operatori e gli speculatori dei mercati americani e indirettamente quelli mondiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;“History cautions that extended periods of low concern about credit risk have invariably been followed by reversal, with an attendant fall in the prices of risky assets…….&lt;br /&gt;……Such developments apparently reflect not only market dynamics but also the all-too-evident alternating and infectious bouts of human euphoria and distress and the instability they engender,”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Greenspan, come scrive il &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;a href="http://www.suntimes.com/output/business/cst-fin-green28.html"&gt;Chicago Sun-Times&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, ammonisce quei soggetti che assumono posizioni considerate azzardate, non in linea con gli equilibri economici riferendosi specificatamente all’ambiente azionario, obbligazionari e al mercato immobiliare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I rendimenti obbligazionari come l’andamento del comparto azionario dopo la crisi di inizio secolo non hanno mai subito rallentamenti perchè avvantaggiati dai bassi tassi d’interesse e dai costati prezzi delle materie prime. Ma ora con l’indebolimento del dollaro e con il caro greggio le cose sono rapidamente cambiate tanto che non ci sarebbero più i presupposti per restare tranquilli in borsa. Questo clima nei mercati ricorda tanto lo scenario vissuto nel 1987. La crisi scoppio in seguito di una impennata dell’indice CRB Futures Index (futures materie prime) (guarda il primo grafico) che si ripercosse successivamente sul un allora vivace mercato azionario e obbligazionario cogliendo gli operatori di sorpresa. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;1987&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;CRB Index Futures (tratteggio grande)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/nuovo-1.jpg"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/nuovo-1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Bonds end Equity&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/nuovo-2.jpg"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/nuovo-2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Tenendo presente che l'andamento azionario e obbligazionario è inversamente correlato con quello dell'indice CRB, l'analisi intermarket ci mostra incoerenza sia nei grafici precedenti (incostanza successivamente colmata con il crollo delle quotazioni) sia nei grafici odierni. Se nei prossimi mesi entrambi i mercati non fletteranno lentamente adattandosi così allo scenario in atto nel mercato delle materie prime si potrebbe assistere ad un tracollo, simile a quello del 1987 riportato nel secondo grafico.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Oggi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;CRB Index Futures&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/RBM.gif"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/RBM.gif" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Bonds end Equity&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/30%20Year%20T-Note%20Future.gif"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/30%20Year%20T-Note%20Future.gif" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Nel mercato immobiliare il pericolo è analogo, e qui Greenspan, gia da molto tempo suona la campana. Il discorso di martedì è stato principalmente indirizzato a chi vede ancora nel settore grandi potenzialità di guadagno. Gli speculatori che continuano ad investire sul mattone con l’ausilio di grossi indebitamenti e ipoteche sono stati ravvisati. Allo stesso tempo il Governatore manda un messaggio anche ai proprietari di immobili: &lt;em&gt;''The vast majority of homeowners have a sizable equity cushion with which to absorb a potential decline in house prices,''&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Greespan conclude il suo discorso chiedendo la complicità dei cittadini americani: “Nell’ultima riunione della Fed ho richiesto io stesso al consiglio di continuare una politica accomodante dei tassi d’interesse per garantire l’espansione e combattere l’inflazione. Sono convinto che con il vostro aiuto e un po' più di r&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;azionalità si possano evitare shock e rischi di recessione.” &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il comportamento dei soggetti è un elemento da non sottovalutare. L’irrazionalità degli operatori in materia economica è molto pericolosa. Anche in Europa si soffre per gli stessi rischi americani.&lt;span style="font-size:78%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112795266880906750?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112795266880906750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112795266880906750&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112795266880906750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112795266880906750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/greenspan-e-intermarket-analysis.html' title='Greenspan e intermarket analysis'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112778046568713540</id><published>2005-09-27T01:41:00.000+02:00</published><updated>2005-11-11T20:34:57.176+01:00</updated><title type='text'>Fmi:"No a tentazioni protezionistiche"</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/24.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/22.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Attraverso la recente pubblicazione del “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2004/02/"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;World Economic Outlook&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;” il Fmi lancia un monito: “i governi devono agire ora per correggere gli squilibri globali se vogliono ridurre i rischi che pesano sulla crescita a medio termine. L’economia globale è stata capace di assorbire gli shock degli ultimi anni, ma nel lungo periodo le fondamenta dell’espansione appaiono molto incerte. Preoccupano gli alti &lt;em&gt;prezzi del petrolio&lt;/em&gt; e le &lt;em&gt;tentazioni protezionistiche&lt;/em&gt; nell’economie sviluppate”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I timori del Fondo Monetario Internazionale sono in linea con il rapporto annuale “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.fraserinstitute.ca/admin/books/chapterfiles/EFW2005complete.pdf#"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Economic Freedom of the World&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;” che trae queste conclusioni: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;em&gt;"The key ingredients of economic freedom are personal choice, voluntary exchange, freedom to compete, and the protection of person and property. Economic freedom liberates individuals and families from government dependence and gives them control over their own future. Empirical research shows that economic freedom increases prosperity and also leads to democracy and other freedoms."&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Il documento, che si basa su 2003 dati, stila una classifica, “Summary Economic Freedom Ratings”, che conta sull’analisi di 127 Paesi. L’Italia si è classificata 19° scavalcata da 54 paesi , conquistandosi l’ultimo posto tra gli Stati Europei. Lascio al lettore eventuali commenti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/11.JPG" border="0" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112778046568713540?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112778046568713540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112778046568713540&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112778046568713540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112778046568713540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/fmino-tentazioni-protezionistiche.html' title='Fmi:&quot;No a tentazioni protezionistiche&quot;'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112777360604884128</id><published>2005-09-26T23:15:00.000+02:00</published><updated>2005-09-27T00:32:53.203+02:00</updated><title type='text'>La Fed preferisce soffocare l'inflazione</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La Banca Centrale Americana ha proseguito senza esitazioni nella propria politica di rialzo graduale dei tassi che arrivano così al 3,75% dal precedente 3,50%. La manovra e la conferma del programma di politica economica della Fed arriva come una doccia fredda nella regione del Golfo del Messico. Sarà dura ricostruire case e palazzi con un saggio d’interesse ascendente ma con questo scenario la Fed non poteva fare di meglio. Tenere d’occhio l’inflazione in questo momento è una priorità di interesse per tutti gli statunitensi, compresi quelli più disagiati. Un costante ascesa dei prezzi, difatti, può portare maggior disagio nel sottore edilizio e negli investimenti industriali che un aumento dei tassi d'interesse. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;I dati raccolti sull'indice mensile dell'inflazione &lt;em&gt;core&lt;/em&gt; danno credito alle preoccupazione di Greenspan. Nonostante l’eccessiva stabilità degli ultimi mesi, il grafico e le previsioni sul prezzo del greggio di breve periodo fanno pensare ad una modesta accelerazione dell’indice in questione, che chiuderà l’anno al 2,1% per poi salire nell'arco del 2006. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/320/cpi%20inflazione%20core.jpg" border="0" /&gt;Questa implicazione che trova fondamento nel quadro geopolitico ed economico mondiale può essere condizionata da tre differenti fattori:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Il continuo aumento del &lt;strong&gt;costo del lavoro per unità di prodotto&lt;/strong&gt; (CLUP) potrebbe nei prossimi 3 mesi diminuire i margini di profitto delle imprese ed esercitare un maggior incentivo a trasmettere ai consumatori l’aumento dei costi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. L’impulso della &lt;strong&gt;componente energetica&lt;/strong&gt; rientrerà solo parzialmente tra ottobre e novembre e nella migliore ipotesi si può solo assumerlo costate per il 2006.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. L’effetto del &lt;strong&gt;deprezzamento del dollaro&lt;/strong&gt; è stato sino ora limitato ma vi sono segni di una maggiore sensibilità dei produttori esteri alle variazioni del cambio, fenomeno che potrebbe accrescersi se le divise asiatiche si rafforzassero. In prospettiva il deprezzamento della valuta continuerà ad esercitare un effetto propulsivo sulla dinamica dei prezzi.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112777360604884128?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112777360604884128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112777360604884128&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112777360604884128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112777360604884128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/la-fed-preferisce-soffocare.html' title='La Fed preferisce soffocare l&apos;inflazione'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112769029337915875</id><published>2005-09-26T00:34:00.000+02:00</published><updated>2005-09-26T01:20:00.790+02:00</updated><title type='text'>Fitch e S&amp;P pretendono risposte</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;In questi ultimi dieci giorni l’Europa Brutte notizie per l’economia europea provenienti rispettivamente da Germania e Italia. Per la prima l’indice della fiducia di settembre, lo &lt;em&gt;Zew&lt;/em&gt;, è crollato da 50 (agosto) a 38,6 punti. Sul dato ha certamente influito il riscontro arrivato lunedì, dopo le elezioni che hanno disegnato una situazione di difficile governabilità. Il dato non è da sottovalutare, potrebbe essere in grado di screditare le recenti speranze di ripresa. Per il momento questi numeri hanno convinto l’istituto di ricerche economiche Hwwa ( &lt;em&gt;Hamburg Institute of International Economics&lt;/em&gt;) ha rivedere al ribasso stime di crescita tedesca. Per il 2005 si passa allo 0,6 % dallo 0,9%, mentre dal 1,3 al 1%. La revisione interessa indirettamente anche il nostro Paese visto che la Germania rappresenta il miglior cliente dei prodotti italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche sul fronte economico italiano, dove la situazione è già fiacca, si prevedono tagli alla crescita. Il Fmi registra un dato in recessione per questo trimestre e indica una crescita nulla per tutto il 2005. L’atmosfera creata dalla finanziaria e le dimissioni del numero di via xx settembre non hanno ancora avuto un effetto immediato sul comportamento dei mercati, ma di certo gli operatori attendono risposte, sia dalle autorità economiche italiane, sia dal Governo di Berlusconi. Purtroppo nel nostro paese le istituzioni sono sempre molto lente nel reagire ma non solo, c'è sempre qualcuno che non sa mai perché vada fatto. Venerdì, nel periodo intercorso tra le dimissioni di Domenico Siniscalco e la nomina di Giulio Tremonti, il Tesoro ha annunciato l’emissione di nuovi BoT, CTz, e BTp per un valore di 13 miliardi di euro e ha presentando un programma di emissione per tutto l’anno 2005. Come se nulla fosse il differenziale (&lt;em&gt;spread&lt;/em&gt;) tra BTp e Bund tedeschi decennali è rimasto invariato a 19 centesimi di punto percentuale, proprio mentre le tre agenzie Standard&amp;amp;Poor’s, Moody’s e Fitch minacciano un declassamento istantaneo dei rating dell’Italia. Gli investitori internazionali hanno sempre visto i titoli di credito italiani un buon affare, sia per il loro basso rischio, soprattutto per il loro rendimento. Eppure anche per loro, che detengono ormai il 50% del debito pubblico italiano, la quiete sull’Italia è solo apparente. Si sa nei mercati ad ogni livello di rischio corrisponde un rendimento e nel caso si verificasse una diminuzione del rating acquistare titoli di credito italiani potrebbe sembrare un azzardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tempesta di vendite sui titoli di Stato potrebbe dunque scatenarsi da un momento all’altro, allargando l’inamovibile &lt;em&gt;spread&lt;/em&gt;. Basta una goccia, un &lt;em&gt;trigger event&lt;/em&gt;, per far traboccare il vaso anche se l’Italia è membro dell’Unione monetaria, anche se l’euro ha preso il posto della lira. Gli occhi del mondo ora sono puntati sulla finanziaria, sulla credibilità, e sul quadro politico.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112769029337915875?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112769029337915875/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112769029337915875&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112769029337915875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112769029337915875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/fitch-e-sp-pretendono-risposte.html' title='Fitch e S&amp;P pretendono risposte'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112767252273889139</id><published>2005-09-25T20:01:00.000+02:00</published><updated>2005-09-25T20:22:02.750+02:00</updated><title type='text'>Il Tecnicismo? Non è di moda</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;In un anno e due mesi intensi, Domenico Siniscalco, ha cercato in tutti modi di superare gli ostacoli derivanti dalla separazione delle competenze tecniche dalle abilità politiche. Il caso del ex-ministro pur non essendo stato il primo tecnico puro dietro la scrivania di Quintino Sella, solleva un problema: i tecnici alla guida del Tesoro sono le persone giuste al posto sbagliato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo mandato ha ridotto i rapporti con la Banca d’Italia e ha portato collegialità nel suo Ministero. L’inizio del suo cammino è stato in salita ma, con il sostegno iniziale di Berlusconi e l’appoggio della Banca d’Italia, il suo futuro non si prospettava da eremita.  Soffocò con grande astuzia le resistenze dei ministri e del Parlamento in occasione della Finanziaria dell’autunno 2004, presentando e importando il cosiddetto metodo Gordon Brown per arginare entro il 2% la lievitazione della spesa. L’ammirazione verso Siniscalco sembra venire meno alla luce del nuovo anno. I rapporti con la maggioranza si deteriorano di fronte al forcing di Berlusconi per il taglio delle tasse, al peggioramento dei conti pubblici e all’aggravarsi della congiuntura economica che ha precipitato il paese prima nella recessione e poi nella stagnazione. Poi fu il turno della disfatta elettorale del Polo alle elezioni regionali e l’inizio di discussioni sull’operato di Fazio dopo le scorribande finanziarie dei furbetti del quartierino e le controverse scalate bancarie. Dopo aver indicato la via per la riforma sul risparmio e aver preso le difese del Governatore, il ministro vede precipitare la situazione interna a Banca d’Italia ed è costretto ad ascoltare le sirene della comunità finanziaria internazionale. Risultò il primo a chiedere le dimissioni di Fazio ma ne Berlusconi ne la maggioranza lo sostennero. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;“&lt;em&gt;Non mi piace&lt;/em&gt; – conferma con amarezza – &lt;em&gt;un Paese nel quale una grande banca straniera per venire a investire i  suoi soldi deve chiedere il permesso di Luigi Grillo&lt;/em&gt; – il più fazista dei fazisti.  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Quella posizione “&lt;em&gt;O via io o via lui&lt;/em&gt;” ora appare chiara. Siniscalco vedeva quelle dimissioni come una liberazione. Le polemiche sulla Finanziaria, originate da una maggioranza univoca, erano la conferma di un isolamento che non aveva ragione di esistere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;Il miglior tributo a Siniscalco, mal trattato dagli esponenti della coalizione di Governo che ora si appresteranno ad assaltare la diligenza della Finanziaria. La scusa è sempre la stessa: i tecnici non sono in grado di comprendere le variegate esigenze della società, per questo ci vuole la sensibilità di un politico. Traduzione: in tempi di elezioni le priorità economiche possono attendere. L’ex ministro torna a Torino ad insegnare all'università. Meglio perdere la poltrona che la faccia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112767252273889139?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112767252273889139/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112767252273889139&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112767252273889139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112767252273889139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/il-tecnicismo-non-di-moda.html' title='Il Tecnicismo? Non è di moda'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112723768371796169</id><published>2005-09-20T18:46:00.000+02:00</published><updated>2005-09-20T19:44:50.350+02:00</updated><title type='text'>Più occupazione senza prodotto. Perchè?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’Istat ha confermato qualche giorno fa la buona tendenza del tasso di disoccupazione, sceso al 7,5 per cento. Un livello notevole visto che nel 1998 il tasso di disoccupazione si attestava al 12 per cento. Si è verificato un vero e proprio miracolo, anche in considerazione del continuo abbandono di posti da parte delle donne meridionali. Cresce anche l’occupazione dipendente a tempo indeterminato. È chiaro che a livello macroeconomico, non stiamo affatto assistendo a una "precarizzazione" del mercato del lavoro (un fenomeno temuto dagli italiani), ma la mancanza di crescita pone dubbi sulla struttura e sulla sostenibilità del sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lavoce.info/news/view.php?id=10&amp;cms_pk=1747&amp;amp;from=index"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;prof. Piero Garibaldi&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;redattore del sito &lt;a href="http://www.lavoce.info/index.php"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;lavoce.info&lt;/span&gt; &lt;/a&gt;e docente dell’Università Bocconi cerca di fare luce sulla situazione, utilizzando e commentando il rapporto dell’Istat.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La nuova &lt;a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/oros/20050914_00/testointegrale.pdf"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;indagine delle forze di lavoro&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, riferita al secondo trimestre del 2005, conferma le tendenze e i paradossi del mercato del lavoro italiano. Vi sono due fenomeni clamorosi. La crescita dell’occupazione sostenuta, e superiore alla crescita tendenziale del Pil, e un aumento del divario territoriale, in particolare tra il Nord e il Sud del paese. Il ruolo degli immigrati contribuisce a spiegare entrambi i fenomeni. Vediamo perché.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Effetto statistico&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Rispetto al secondo trimestre del 2004, il mercato del lavoro ha creato 213mila occupati, con un tasso annuo pari all’1 per cento. Nello stesso periodo, il Pil è cresciuto di appena lo 0,1 per cento. La differenza è impressionante, e continua ormai da quasi cinque anni. Soffermandoci soltanto sugli ultimi trimestri, la crescita degli occupati è pari a 90mila unità, con un tasso di variazione dello 0,4 per cento, quando invece il Pil è cresciuto dello 0,7 per cento. Cifre più normali. Ma come mai tutti questi nuovi occupati con così poco nuovo prodotto? L’Istat ha ufficialmente riconosciuto nel suo comunicato che il dato dell’occupazione è "determinato soprattutto dall’incremento dei cittadini stranieri registrati in anagrafe". In sostanza, si riconosce ufficialmente che la crescita dell’occupazione senza crescita del Pil è collegata a un effetto statistico legato ai lavoratori immigrati. Il meccanismo sembra quello che avevamo individuato nella scorsa rivelazione. Il prodotto dei lavoratori immigrati è già nelle statistiche del Pil, mentre la loro presenza non era rilevata dalle inchieste delle forze lavoro, il cui campionamento è intrinsecamente basato sulla popolazione anagrafica.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Differenze tra Nord e Sud&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il secondo fenomeno riguarda la differenza territoriale. In dodici mesi, il Nord del paese ha creato 178mila posti di lavoro, mentre il Mezzogiorno soltanto 17mila. E la differenza di comportamento geografico per sesso è allarmante. Le donne occupate nel Mezzogiorno, la categoria di lavoro più sottorappresentata nel paese (con un tasso di occupazione pari a solo il 30 per cento), sono addirittura diminuite. Anche la crescita del divario territoriale è legata al ruolo degli immigrati: è ben documentato che tendono a localizzarsi esattamente dove ci sono più posti di lavoro, ossia nel Nord del paese. Gli immigrati sono infatti molto più mobili e flessibili della popolazione residente, ed è naturale che cerchino di integrarsi dove la disoccupazione è più bassa. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Garibaldi &lt;/em&gt;ha sicuramente colpito nel segno. L’immigrato con la sua flessibilità, sia nella mobilità territoriale sia nell'adattabilità nel mondo del lavoro, ha contribuito alla crescita dell’occupazione ma le sue conclusioni ci aiutano solo in parte a spiegare lo scarso livello di sviluppo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’ipotesi più appropriate vanno forse ricercate nel passato. La fase di crescita senza occupazione registata nel periodo 1992–1997 può essere l'origine e la causa di questo problema. Di fatti, la congiuntura di questi cinque anni può giustificare la presenza di due fattori:&lt;br /&gt;1. la necessità di recuperare la perdita di occupazione degli anni in questione. In altri termini la necessità di ricostituire gli organici delle imprese con il ricorso a nuove qualifiche e professionalità.&lt;br /&gt;2. la diffusione di nuove forme contrattuali improntate ad una maggior flessibilità (lavori atipici, contratti a termine).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il fenomeno resta, comunque, di difficile interpretazione e continuerà ad essere oggetto di studio tra i ricercatori.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112723768371796169?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112723768371796169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112723768371796169&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112723768371796169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112723768371796169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/pi-occupazione-senza-prodotto-perch.html' title='Più occupazione senza prodotto. Perchè?'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112682383522910487</id><published>2005-09-16T00:07:00.000+02:00</published><updated>2005-09-16T00:37:15.240+02:00</updated><title type='text'>Sovvenzioni agricole: la realtà danese e dell'Ue</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La Danimarca è stato il primo paese a pubblicare i nomi delle persone e delle aziende che hanno ricevuto, in questi anni, le generose sovvenzioni agricole dell’cEu. L’elenco include anche politici danesi, quale Mariann Fischer Boel (allora ministro delle politiche agricole), il ministro dell’economia, il ministro della pubblica istruzione e molti parlamentari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I risultati sono una vera sorpresa scrive il giornalista &lt;/span&gt;&lt;a href="http://euobserver.com/?aid=19864&amp;rk=1"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Kjeld Hansen&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;: " i piccoli coltivatori non sono i veri beneficiari del programma di supporto agricolo dell’Ue." e la situazione danese sembra &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;essere in linea alla tendenza degli altri stati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre Hansen sottolinea:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;"......although agricultural subsidies account for half the EU budget, the future development prospects of rural areas appear bleak and, despite CAP reforms implemented this year, the monstrous doling out of billions of euros is leading to the break up of rural communities rather than the reverse."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Far too much money is spent on passively supporting an affluent minority instead of actively investing in a common future. Simultaneously this generous support crucially keeps cheaper Third World farm products out of the European market."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"…….agricultural subsidies ‘steal’ a huge amount of resources that could otherwise be invested in education and R&amp;amp;D in the EU." &lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Eppure Tony Blair ci aveva avvertiti. Chissà se la Francia pubblicherà mai una lista del genere. Sarebbe più divertente commentare l’espressione di Chirac che analizzare i dati del documento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112682383522910487?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112682383522910487/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112682383522910487&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112682383522910487'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112682383522910487'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/sovvenzioni-agricole-la-realt-danese-e.html' title='Sovvenzioni agricole: la realtà danese e dell&apos;Ue'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112673413334866891</id><published>2005-09-14T22:45:00.000+02:00</published><updated>2005-09-14T23:42:13.683+02:00</updated><title type='text'>L'economia Usa può domare Katrina</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Le valutazioni dei danni subiti dalla Lousiana, Mississippi e Alabama sono soggette a enorme incertezza. Ogni giorno il bilancio del disastro arrecato dall’uragano Katrina si appesantisce di nuove vittime. Nel scrivere questo post il mio primo pensiero va a tutti coloro che hanno perso la vita e alle loro famiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta del governo federale, inizialmente tanto debole e inefficiente da generare una reazione fra l’opinione pubblica e i politici di maggioranza e di opposizione in Congresso, appare ora molto attiva in considerazione ai mezzi stanziati e alle forze impiegate. La dimensione dell’intervento pubblico mitigherà in larga misura gli effetti stimati sulla crescita, ma tengo a ripetere che le previsioni circa i tempi di recupero e la sua stessa entità sono dominati dall’incertezza. I calcoli e le stime possono solo servire per costruire ipotesi e non certezze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Congressional Budeget Office (CBO) colloca l’impatto tra i -0,5% e i -1,0% nel secondo semestre americano con una perdita di occupati entro la fine dell’anno di circa 400 mila unità. Il calcolo includeva una spesa federale di 10,5 mld di dollari destinati alle operazioni di soccorso, cifra divenuta ormai obsoleta alla luce dei 51,8 mld appena stanziati dal Congresso. Il bilancio strettamente economico dei danni è basato su una stima molto approssimativa che si aggira sui 100 mld e considerando che un importo di circa 30–35 mld di dollari sono coperti da assicurazione sembrerebbe che questa amministrazione abbia finora stanziato un ammontare di poco inferiore a quella richiesta per pareggiare il conto con la natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per un opera di ricostruzione di un’intera città e il risarcimento per quelle danneggiate, invece, si parla di un ammontare pari a 50 mld di dollari, che molto probabilmente sarà totalmente finanziato con il debito pubblico, vedi&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://caligs.blogspot.com/2005/09/katrina-riaccende-le-polemiche-sul.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Katrina riaccende le polemiche sul debito pubblico&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;. 50 mld di dollari sono tanti, ma potrebbero nel medio periodo riequilibrare le perdite nel mercato del lavoro e riacquistare i decimi di Pil persi con il passaggio dell’Uragano. Di fatti, se l’incremento della spesa pubblica non verrà finanziata con un aumento delle imposte, essa determina effetti normalmente più elevati sul reddito e sull’occupazione. Questa è una delle principali ragioni per la quale &lt;em&gt;Keynes&lt;/em&gt; si dichiarava favorevole al &lt;em&gt;deficit spending&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le preoccupazioni economiche di bilancio degli Stati Uniti, quindi, sembrerebbero rientrare. Quello che graverà maggiormente nei prossimi anni sull’economia sarà la conseguenza del caro-greggio. Katrina ha difatti causato gravi danni alle infrastrutture di petrolio e gas naturale del Golfo del Messico riducendone l’offerta nei rispettivi mercati. Ma questa grana non riguarda solo gli &lt;em&gt;States&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112673413334866891?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112673413334866891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112673413334866891&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112673413334866891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112673413334866891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/leconomia-usa-pu-domare-katrina.html' title='L&apos;economia Usa può domare Katrina'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112664962264719983</id><published>2005-09-13T23:28:00.000+02:00</published><updated>2005-09-14T00:18:07.713+02:00</updated><title type='text'>Economia e politica non devono convergere</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Non è stato sufficiente lo sconcerto dei colleghi del direttivo della Bce, né il rischio di una censura alla luce del codice di condotta del Sebc o l’apprensione espressa dalla Commissione Europea. E neppure i danni di immagine testimoniati dai numerosi articoli del Financial Times e dell’Economist. Non sono bastate le evidenti fratture interne Bankitalia, né l’indignazione per il contenuto delle intercettazioni, né un arbitro che si schiera dalla parte di chi è accusato di avere violato regole fondamentali per la solidità del nostro sistema bancario. E nemmeno, infine, sono bastate l’opinioni degli economisti e politici che hanno pregato unanime per le dimissioni con il fine di salvare l’immagine dell’istituzione. Ma cosa occorre fare per convincere il monarca ad esiliare? Prima o poi il testardo Fazio si spezzerà e Banca d’Italia dovrà sottoporsi ad una drastica riforma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La normativa vigente è stata la causa e l’alibi del comportamento dell’attuale Governatore che gode di infiniti poteri, espressamente inviolabili dallo Statuto al Consiglio superiore e al Comitato del consiglio superiore che hanno solo competenze consultive. Infatti, non è oggi prevista alcuna funzione collegiale del direttorio. La prossime norme dovranno essere incentrate sui ruoli del consiglio e del comitato a discapito e discreditando gli attuali poteri nelle mani del Governatore. Il sistema ha bisogno, quindi, di equa distribuzione del potere tra gli incarichi e non di diminuire l’indipendenza dell’istituto per favorire l’influenza del Parlamento sull’istituto, come illustra il disegno di legge presentato dal Governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La divisione dei poteri è l’essenza della democrazia, come ci hanno insegnato già Charles Louis de Montesquieu e Alexis de Tocqueville. Un’economia moderna ha bisogno di divisione tra forze del mercato e della politica, tra imprenditori e politici, tra banchieri e legislatori, tra organizzazioni come Confindustria e potere legislativo. Appare quindi fondamentale che ognuno mantenga un suo ruolo preciso e limitato purché tutto funzioni nel nome di una democrazia liberale e anche nell’osservanza della nostra costituzione. D’altronde Antonio Fazio sarebbe stato impotente di fronte ad un consiglio capace di sfiduciare il ruolo di Governatore.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112664962264719983?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112664962264719983/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112664962264719983&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112664962264719983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112664962264719983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/economia-e-politica-non-devono.html' title='Economia e politica non devono convergere'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112622137089907188</id><published>2005-09-09T00:23:00.000+02:00</published><updated>2005-09-09T01:16:10.916+02:00</updated><title type='text'>AAA Parigi cerca idraulico</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/20050907_polish_plumber1.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/320/20050907_polish_plumber1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Vous rappelez-vous? Il 29 maggio la Francia ha rifiutato con il 55% dei voti la costituzione europea. Uno dei timori che evitò la ratifica della carta costituzionale ed contribuì a diffondere malumori all’interno del popolo francese fu la figura dell’emigrato polacco, più precisamente quella dell’idraulico, accusato di rubare impieghi agli onesti lavoratori francesi. Oggi, a pochi mesi di distanza dalle polemiche si viene a sapere, attraverso il &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.rednova.com/news/technology/207324/france_exaggerated_threat_of_polish_plumbers/"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Chicago Tribune&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;, che a Parigi scarseggiano gli idraulici. Il panico che ha portato i francesi ad opporsi a quella manodopera a buon mercato ha prodotto i suoi sconvenienti effetti, tanto che quei pochi polacchi che al tempo lavorano nella capitale francese sono tutti emigrati verso altre società pronte ad accoglierli.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Secondo un studio dell’&lt;em&gt;International&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Organization for Migration&lt;/em&gt; (&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://caligs.blogspot.com/2005/06/i-flussi-migratori-generano-solo.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;che vi ripropongo &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;), i lavoratori migranti possono portare molti benefici al paese che li ospita. &lt;em&gt;Brunson McKinley&lt;/em&gt;, presidente dell’organizzazione fa notare come la Gran Bretagna grazie all’adozione di vere e proprie politiche di integrazione sia riuscita a tramutare questo flusso migratorio in punti di Pil.&lt;br /&gt;Anche &lt;em&gt;Robert Rennie&lt;/em&gt; è dello stesso parere e attraverso il suo articolo (&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2005/09/07/weu07.xml&amp;amp;sSheet=/news/2005/09/07/ixworld.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;EU has been urged to give British welcome to Polish plumbers&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;) analizza l'odierna realtà del lavoratore polacco in Europa:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Euro MPs of every political persuasion yesterday called on all European Union countries to copy Britain and welcome Polish plumbers and other East European workers. Other EU member states, notably France, could learn from the example of Britain, where an influx of 100,000 Poles has only fuelled growth, the MEPs said.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;French panic about cheap labour from the East is based on "scaremongering" and myths, according to the first study of the phenomenon since eight ex-Communist states joined the Union last year. The new report, presented in the European parliament yesterday, found that almost 500,000 Poles had now found work in the EU with the largest numbers reaching Germany, Britain, Italy, Holland and Ireland.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...The report was prepared by the &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ecas.org/"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;European Citizen Action Service&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;, a think-tank and lobby group for non-governmental organisations chaired by the former Union competition commissioner Mario Monti. It did not mince words about the yawning gap between French public opinion and reality. The report concluded that migration flows to France were "marginal".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...Unveiling the report in Strasbourg, the British Green MEP, Jean Lambert, said: "Far from being overwhelmed by Polish plumbers (or any nationality), we see workers from new member states filling jobs in shortage areas, doing work others won't do and making a valuable economic contribution." She was joined from across the political aisles by the British Conservative spokesman on employment in the parliament, Philip Bushill-Matthews.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Mentre la Francia si ritrova con un nazionalismo estremo figlio del pregiudizio e i gabinetti otturati, in Europa soltanto la Gran Bretagna, l'Irlanda e la Svezia hanno aperto le frontiere con spirito di accoglienza, permettendo al libero mercato di colmare gli squilibri e di creare opportunità. Secondo quanto riportato dall’International Organization for Migration, il nostro paese non ha problemi di ospitalità ma manca di politiche sociali in grado di favorire l’integrazione dei lavoratori migranti.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112622137089907188?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112622137089907188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112622137089907188&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112622137089907188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112622137089907188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/aaa-parigi-cerca-idraulico.html' title='AAA Parigi cerca idraulico'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112613312098390324</id><published>2005-09-08T00:10:00.000+02:00</published><updated>2005-09-08T00:52:20.470+02:00</updated><title type='text'>Katrina riaccende le polemiche sul debito pubblico</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’uragano Katrina potrebbe frenare la crescita economica degli Stati Uniti e indirettamente quella dei suoi partner commerciali. E' la stima diffusa dall'ufficio per il bugdet del Congresso. "Katrina - si legge in una lettera inviata ai leader politici del congresso - potrebbe penalizzare il prodotto interno lordo di mezzo punto o addirittura di un punto percentuale nella seconda metà dell'anno e ridurre l'occupazione di 400.000 unità entro la fine dell'anno".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Washington invece arriva la notizia, riportata dal&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nytimes.com/2005/09/07/national/nationalspecial/06cnd-deficit.html?hp&amp;ex=1126152000&amp;amp;amp;en=34446f156745f7aa&amp;ei=5094&amp;amp;partner=homepage"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;NY Times&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;, che Katrina può costare al governo federale circa 100 miliardi di dollari. Una cifra da definirsi abnorme se rapportata ai 21 miliardi di dollari per gli attacchi dell’9/11, difficilmente reperibile dall’amministrazione Bush nel breve periodo. Gli oneri per la ricostruzione di New Orleans arrivano in un momento delicato per il governo Repubblicano, proprio mentre Bush stava reperendo fondi per 70 milioni di dollari con il fine di estendere il programma AMT (American Medical Technologists) e alla vigilia della tanto promessa riduzione fiscale per il 2006. Molto probabilmente quel taglio sarà destinato alla Louisiana insieme ad una buona fetta del deficit pubblico che secondo il CBO raggiungerà nel prossimo anno quota 580 miliardi di dollari, Katrina inclusa. Sotto riporto l’analisi grafica del disavanzo di bilancio relazionato al tempo, in considerazione delle ultime valutazioni del CBO, della diminuzione del regime fiscale, e il problema del AMT. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/deficitusa.jpg" border="0" /&gt;Il piano cartesiano mostra una tendenza rialzista del debito pubblico che dovrà in ogni caso assorbire gli oneri di Katrina ed eventualmente le promesse fatte dai Repubblicani. Se includiamo nei piani di Bush tutti i tre programmi gli Stati Uniti si ritroveranno nel 2010 con un deficit pari a 700 miliardi di dollari, quasi il doppio di quello attuale.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112613312098390324?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112613312098390324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112613312098390324&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112613312098390324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112613312098390324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/katrina-riaccende-le-polemiche-sul.html' title='Katrina riaccende le polemiche sul debito pubblico'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112604437440763531</id><published>2005-09-06T23:53:00.000+02:00</published><updated>2005-09-07T00:10:57.880+02:00</updated><title type='text'>Una patella aggrappata alla roccia</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;«O io o il Governatore » Non è riuscito a tenersi dentro il magone, il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, che attraverso un mezzo politico cerca di ottenere un fine economico, le dimissioni di Antonio Fazio. Il ministro, che riceve tutta la mia ammirazione, ha fatto una scelta coraggiosa e necessaria affinché la credibilità economica della Banca centrale italiana riprenda il corso frutto di decenni di lavoro. La reazione del ministro è stata appresa dalle autorità interrelazionate alla vicenda come una mossa inaspettata e azzardata, mentre a trovato approvazione nell’editoria internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;em&gt;Financial Times&lt;/em&gt; con un paragone efficace rende bene l'idea di quanto sta avvenendo nei dintorni di via Nazionale: «Provate a staccare una patella dalla roccia e resisterà alacremente fino a rendere impossibile rimuoverla senza danneggiare la conchiglia. È lo stesso dilemma che sta affrontando il governo italiano nel tentativo di convincere Antonio Fazio a dimettersi senza danneggiare la Banca d'Italia»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pressione intorno Fazio è anche il tema de &lt;em&gt;le Monde&lt;/em&gt; che titola: &lt;em&gt;Pressioni sul governatore della Banca d'Italia perché si dimetta&lt;/em&gt;. Il quotidiano transalpino inoltre sottolinea come sullo scandalo delle scalate bancarie alla Banca Nazionale del Lavoro e ad Antonveneta abbia aperto un'inchiesta anche la Commissione Europea e la vicenda venga monitorata dalla Banca centrale europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Sole 24 Ore&lt;/em&gt; titola: &lt;em&gt;Cinque uomini per una poltrona&lt;/em&gt;. Sperando che sia di buon auspicio, Piero Fornaia pensa già al dopo-Fazio disegnando Vincenzo Desario, Pierluigi Ciocca, Mario Monti, Tommaso Padoa-Schioppa, Mario Draghi come possibili candidati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se i poteri del Governatore di via nazionale sono molto forti, ci sarà pur un modo per convincerlo ad andarsene. Domenico Siniscalco questo lo ha capito e sa anche che ne verrà fuori, comunque vada, da vincitore guadagnando credibilità ed audacia, qualità che scarseggiano nel mondo politico di questi ultimi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un’altra prospettiva sarebbe necessario riformare il sistema di norme presenti tuttora nel Testo Unico Bancario che sono la causa o più propriamente l’alibi di Fazio. Altrimenti, niente impedirà all’attuale Governatore o chi lo sostituirà di continuare nella gestione monocratica dell’istituzione. Per ridare credibilità alla Banca d'Italia non basta che l'attuale Governatore se ne vada: è necessario avere subito nuove norme che pongano fine alla gestione monocratica.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112604437440763531?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112604437440763531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112604437440763531&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112604437440763531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112604437440763531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/una-patella-aggrappata-alla-roccia.html' title='Una patella aggrappata alla roccia'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112596430390379416</id><published>2005-09-06T01:32:00.000+02:00</published><updated>2005-09-06T09:25:57.110+02:00</updated><title type='text'>Non mi schiodo!</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/fazioinpoltrona.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 215px; CURSOR: hand; HEIGHT: 143px" height="137" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/320/fazioinpoltrona.jpg" width="205" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Dopo i fatti che hanno messo in luce la personalità di Fazio e il suo ruolo come direttore di un Istituto indipendente e sinonimo di garanzia come la Banca d’Italia, venerdì il Consiglio dei Ministri, più precisamente il ministro dell’Economia e il presidente del consiglio, si è limitato a discettare delle nuove regole. Che si sarebbe arrivati ad un nuovo assetto che annunciasse un mandato a termine per il Governatore e più collegialità all’interno dell’autorità era scontato, ma quello che personalmente attendevo dal Governo era una relazione sulla condotta del soggetto in questione. Infatti, sembra difficile che le timide e inefficaci decisioni del Governo siano sufficienti a indurre Fazio a fare quel passo indietro che con tanta ostinazione si è finora rifiutato di fare, nonostante tante autorevoli sollecitudini ricevute anche pubblicamente ma non diramate dalla gente che conta, come nel caso del Presidente della Repubblica non che Ex Governatore di Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti si continuano a nascondere dietro il dito delle regole, quando il problema fondamentale è quello della credibilità interna e internazionale dell’attuale Governatore e del paese. La conduzione personalistica e parziale della vigilanza che oggi viene da tutti addebitata a Fazio sarebbe avvenuta anche se egli fosse stato soggetto ad un termine di durata della carica e di età e indipendentemente dall’intercettazioni telefoniche. Fazio è nella condizione di un generale che ha perso la battaglia e ha distrutto il morale delle truppe (come dimostrato dalle dichiarazioni dei sindacati interni all’Istituto) ma si ostina a rimanere al suo posto perché sicuro di aver rispettato alla lettera il regolamento militare.&lt;br /&gt;Sembrerebbe la solita trama italiana che sinceramente mi ha bello che stufato. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112596430390379416?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112596430390379416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112596430390379416&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112596430390379416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112596430390379416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/non-mi-schiodo.html' title='Non mi schiodo!'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112595717027284347</id><published>2005-09-05T23:48:00.000+02:00</published><updated>2005-09-05T23:57:35.753+02:00</updated><title type='text'>Speranza e ottimismo</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;In Italia, la situazione economica rimane stazionaria ad indicare una sostanziale debolezza. Tuttavia, i più recenti segnali congiunturali sembrano indicare che il punto di minimo è stato raggiunto nel primo trimestre e che, a partire dal secondo trimestre, è in atto un lento e modesto recupero. La produzione industriale, dopo un calo congiunturale dello 0,8% nei primi tre mesi dell’anno, ha registrato un consistente aumento pari a 1,7% ad aprile, cui è seguita una nuova diminuzione (-1%) a maggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A trainare e a diffondere ottimismo sono soprattutto il fatturato (2,3%) e gli ordini (1,5%) di aprile che hanno fatto segnare un incremento rispetto a marzo, grazie a un discreto recupero della domanda sia interna che estera. Gli stessi indicatori PMI Adaci/Reuters - pur rimanendo al di sotto della linea che separa l’espansione dalla contrazione - sono risaliti a giugno sia per l’industria manifatturiera che per i servizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si può quindi ancora dire che siamo fuori dal tunnel, in quanto altri segnali dovranno confermare le più recenti indicazioni, ma nel complesso la situazione appare meno macchiata rispetto a uno o due mesi fa.Resta però il fatto che le prospettive per la seconda metà dell’anno e per il 2006 non appaiono, comunque, brillanti. Il recupero dell’attività produttiva procede infatti molto lentamente e sull’economia italiana, come in quella mondiale, gravano i rischi derivanti dall’elevato livello del prezzo del petrolio. Non esistono inoltre sufficienti margini per un rilancio dell’economia attraverso la politica di bilancio, considerati i pesanti vincoli della finanza pubblica, certificati dall’apertura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia. Secondo il programma concordato con Bruxelles, il nostro Paese ha due anni di tempo per ricondurre il deficit pubblico in rapporto al PIL, che attualmente viaggia oltre il 4%, al di sotto del 3% nel 2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La correzione complessiva, che il governo ha inserito nel DPEF, è pari a 23-24 miliardi, circa all’1,8% del PIL, di cui lo 0,8% (11 miliardi) nel 2006 e il resto l’anno prossimo. Se a questo si aggiungono un probabile intervento per finanziare il taglio dell’Irap e un eventuale riduzione del cuneo fiscale, si può stimare che la manovra per il 2006 sarà di almeno 16 miliardi. Dove saranno reperite queste risorse ancora non si sa. Anche considerando l’effetto espansivo sulle imprese offerto dal taglio dell’Irap e dal minor cuneo fiscale, nel complesso non ci si può aspettare dalla manovra un vero rilancio dell’economia. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112595717027284347?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112595717027284347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112595717027284347&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112595717027284347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112595717027284347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/speranza-e-ottimismo.html' title='Speranza e ottimismo'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112561258262705998</id><published>2005-09-01T23:44:00.000+02:00</published><updated>2005-09-02T00:09:42.643+02:00</updated><title type='text'>La Flat Tax è ora improponibile</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La flat tax, forse uno dei temi più caldi che i governi europei occidentali dovranno affrontare nel prossimo autunno. Testato dai paesi anglosassoni e fatto proprio da quelli neo-europei il modello di stampo liberista è argomento di discussione tra gli economisti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Quella dell’aliquota unica, la flat tax, è un’idea messa a punto da Robert Hall e da Alvin Rabushka, esponenti del centro monetarista dell’Hoover Institution for War and Peace alla Stanford University.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;A proporla in America è stato soprattutto Dick Armey, l’ex capogruppo repubblicano alla Camera dei Rappresentanti, che la presentò al Congresso nel 1995, come parte del programma neo-conservatore “Contract with America”, e oggi continua a sostenerla con le sue attività nell’orbita della Mont Pelerin, la grande loggia degli economisti e uomini dell’alta finanza ultraliberisti.La flat tax di Armey consiste in un’aliquota d’imposta unica del 20% su tutti i redditi delle persone e delle imprese. Secondo lui poi questa aliquota si potrebbe ridurre al 17%, nel giro di due anni. Ma con il 17%, come spiegato oltre, non è possibile ottenere un gettito bastante a coprire il bilancio. Sarebbe bello! Ma che ne facciamo del buco? La flat rate produrrebbe un gettito nettamente inferiore rispetto a quello del sistema tributario in vigore, per cui o la spesa pubblica dovrà essere ridotta con l’ascia, oppure il reddito esentasse deve scendere al di sotto dei 20 mila dollari l’anno. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’Italia secondo Alvin Rabushka, in una intervista a &lt;a href="http://www.panorama.it/economia/investire/articolo/ix1-A020001029933"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Panorama&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, si presenta perfetta candidata insieme alla Francia Germania e Spagna. Ma lo stesso discorso fatto per gli Stati Uniti sembrerebbe ancora più complesso per le amministrazioni europee, considerando i vincoli di bilancio che impone Maastricht.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Data la notevole confusione che spesso caratterizza il dibattito sulla politica fiscale, conviene preliminarmente precisare il significato dei termini utilizzati per descrivere la politica economica. Personalmente con termine politica fiscale designo un gruppo di manovre di bilancio statale e di altri enti pubblici,  definite dalla politica economica come &lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;STRUMENTI&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;, essenzialmente con l'&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;OBIETTIVO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; di garantire il benessere sociale. Il dibattito che ha come argomentazione la riforma fiscale presente in questi giorni su quotidiani, periodici e sui blog di &lt;a href="http://www.tocque-ville.it/"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Tocqueville&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; tende a considerare come obiettivo il taglio delle tasse quando questa variabile non è altro che un mezzo per garantire al cittadino un efficiente servizio pubblico. Sarebbe, quindi, un enorme errore riformare il regime fiscale senza prima minimizzare la spesa pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I conti pubblici Italiani, come quelli Francesi, Tedeschi e Spagnoli, sono caratterizzati da un enorme debito pubblico affiancati da un spesa pubblica mal gestita. Infatti, se si analizza l'equazione di tipo istituzionale che considera relazioni e vincoli derivanti dalla necessità di rispettare norme e direttive (come ad esempio il divieto di finanziamento monetario della spesa pubblica previsto dagli accordi di Maastricht)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ΔG = ΔT + ΔB    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;dove G, T e B sono, rispettivamente, spesa pubblica, tributi, debito pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;essa ci fa notare che una diminuzione dei tributi, considerando G una costante, può essere finanziata solamente da un aumento proporzionato del debito pubblico. Con questa condizione e considerando il tetto del 3% del rapporto deficit / Pil inflitto dai parametri di Maastricht, l'Italia può ridurre le imposte solamente in due casi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-  registrando di un elevato tasso di crescita. Esso diminuirebbe il divario del rapporto deficit/pil permettendo di finanziare il taglio delle tasse con la spesa pubblica.&lt;br /&gt;- apportando un grande taglio alla spesa pubblica. Esso permetterebbe di diminuire sia le tasse che il debito pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, non e possibile considerare la pressione fiscale come un obiettivo di politica economica, anche se è allettante utilizzare questo pretesto per motivi propagandistici. La diminuzione del regime fiscale, quindi, può essere un mezzo sostenitore dello sviluppo economico attuabile solamente durante un ciclo di espansione economica e finanziata dal debito pubblico, o unicamente con un gran taglio della spesa pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta facile comprendere perchè paesi come quelli dell’Est Europa possono permettersi un’unica e bassa aliquota se si osserva il valore del loro debito pubblico. In sequenza gli Stati e il dato sul debito pubblico in % del pil: Estonia  5,8%, Lettonia 15,6%, Slovacchia 27,1%, Repubblica Ceca 21,9 e Romania 21,8.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112561258262705998?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112561258262705998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112561258262705998&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112561258262705998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112561258262705998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/09/la-flat-tax-ora-improponibile.html' title='La Flat Tax è ora improponibile'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112504417507768524</id><published>2005-08-26T10:07:00.000+02:00</published><updated>2005-11-15T09:55:18.830+01:00</updated><title type='text'>Nanotechnology: l'innovazione del XXI secolo</title><content type='html'>&lt;img style="DISPLAY: block; WIDTH: 456px; CURSOR: hand; HEIGHT: 104px; TEXT-ALIGN: center; margin-left:auto; margin-right:auto; margin-top:0px; margin-bottom:10px" alt="" src="http://img394.imageshack.us/img394/5333/nano2ob.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il settimanale tedesco &amp;quot;Der Spiegel&amp;quot; ha pubblicato recentemente un articolo sull'impatto che le nanoparticelle avrebbero sul nostro cervello. Pare che, studiando queste particelle, gli scienziati ne abbiano scoperto un effetto rivoluzionario: permetterebbero infatti alle cellule del cervello di vivere fino a quattro volte più a lungo. La straordinaria scoperta è opera della biologa molecolare Beverly Rzigalinski e del fisico della materia Sudipta Seal della University of Central Florida (leggi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;&lt;a href="http://www.floridahightech.com/rpt2003/FHTC%20Annual%20Report%20PDF.pdf"&gt;qui,&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;&lt;a href="http://oemagazine.com/newscast/081503_newscast01.html"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;&lt;a href="http://www.cohpa.ucf.edu/news/story_braincell.cfm"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’articolo spiega che i due scienziati si sono imbattuti per caso in questa scoperta constatando il singolare comportamento mostrato dalle cellule cerebrali e quali potrebbero esserne le conseguenze: &amp;quot;Sarebbe ipotizzabile non solo un allungamento della vita, ma anche un mantenimento della funzione cellulare&amp;quot;, afferma Beverly Rzigalinski. L'articolo si conclude con la notizia che il governo americano avrebbe stanziato 1,4 milioni di dollari per permettere ai ricercatori di comprendere le cause dell'effetto longevità indotto dalle nanoparticelle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Questo modo di presentare i fatti è sintomatico del generale approccio dei media verso tutto ciò che arriva dal mondo delle nanotecnologie. Sorge quindi spontanea la domanda se il reportage dello Spiegel rispecchi fedelmente la realtà. Il nostro corpo sarà presto invaso da nanomacchine in grado di liberarci dall'infarto e dai tumori, dalle carie e dall'Alzheimer? &amp;quot;Al momento attuale nutrire speranze esagerate sarebbe illusorio. In realtà, è possibile formulare solo previsioni limitate di ciò che la nanoscienza potrà portare nel nostro futuro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Oggi, grazie alla nanoscienza, le palle da tennis rimbalzano meglio, le creme solari sono più facili da spalmare e i pantaloni sono repellenti alle macchie. I primi successi, per quanto banali, potrebbero aprire la strada a sviluppi più significativi, per esempio computer basati su principi fisici fondamentalmente nuovi, in grado di simulare sistemi complessi come il cervello umano. Quando sarà possibile costruire oggetti a partire dall'atomo, gli scienziati dovrebbero essere meglio in grado di imitare efficienti meccanismi già presenti in natura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Queste conquiste scientifiche possono sembrare irraggiungibili, ma gli esperti ritengono che il passo dalle dimostrazioni in laboratorio e simulazioni su computer alla realtà sarà compiuto entro i prossimi 10-30 anni. Il rapido sviluppo è possibile grazie alle enormi somme investite nelle fasi iniziali della ricerca e dello sviluppo dai governi di tutto il mondo che stanno compiendo notevoli sforzi finanziari perché consapevoli del ragguardevole potenziale di guadagno. La U.S. National Science Foundation ha previsto che il mercato della nanotecnologia o i prodotti basati su di essa raggiungeranno 1000 miliardi di dollari nell'arco di 10-15 anni. Stima inoltre che saranno necessari 7 milioni di posti di lavoro per sostenere i settori basati sulla nanotecnologia nel mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;L’innovazione, con la sua promessa di rendere i sistemi più piccoli, più veloci, più forti, migliori e più economici da produrre, potrebbe presto diventare il pilastro portante di ogni settore manifatturiero. La maggior parte delle industrie che dipendono notevolmente dai materiali hanno già riconosciuto l'importanza della nanotecnologia per la loro attività. Tra queste si annovera la microelettronica. Il settore, che lavora da 50 anni per diminuire le dimensioni degli oggetti salvaguardando e migliorando la loro funzionalità, crede che il progresso della nanotecnologia sia indispensabile per continuare a crescere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Considerazioni e strategie d'investimento&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;Investire nella nanotecnologia non è semplice, in quanto il panorama d'investimento non si è ancora stabilito. Sebbene il numero di società che sviluppano nanoprodotti continui ad aumentare, la maggior parte di esse è a uno stadio embrionale, in mano a privati e finanziata con fondi governativi per la ricerca o capitali di rischio. Vi sono alcune società pubbliche in questo settore, ma quelle da cui si attendono i maggiori guadagni da prodotti nanotech sono a bassa capitalizzazione. È quindi difficile creare fondi d'investimento specializzati senza includere anche società affermate di grandi dimensioni, che però operano solo in misura ridotta in questo campo. Per il momento, il numero e le dimensioni degli strumenti d'investimento basati su questo settore che si prestano a una diversificazione dei rischi, quali i fondi nanotech, sono limitati. Oltretutto la nanotecnologia è una tecnologia interdisciplinare che può essere impiegata in innumerevoli ambiti, a differenza dei comparti d'investimento tradizionali, come quello farmaceutico, in cui gli investitori possono operare in una parte ben definita del mercato azionario. Le principali società fornitrici di strumenti nanotecnologici sono: FEI company,&amp;nbsp; JEOL LTD,&amp;nbsp; SYMYX, VARIAN, VEECO. A mio parere meritano più che uno sguardo!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://img399.imageshack.us/img399/5655/nano15zp.jpg" border="0" width="456" height="409" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112504417507768524?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112504417507768524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112504417507768524&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112504417507768524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112504417507768524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/08/nanotechnology-linnovazione-del-xxi.html' title='Nanotechnology: l&apos;innovazione del XXI secolo'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112491854055043400</id><published>2005-08-24T23:03:00.000+02:00</published><updated>2005-08-24T23:24:49.030+02:00</updated><title type='text'>La sfida cinese? Rallentare e riformare</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;I rischi in termini di surriscaldamento dell’economia legati alla forte crescita del Pil registrata nel 2003 e 2004 (rispettivamente +9.3% e +9.5%) hanno spinto il Governo ad applicare una serie di misure e piani sia di carattere amministrativo che di mercato allo scopo di moderare la crescita. La sfida del Governo cinese in un’ottica di medio periodo è quella di rallentare la crescita economica del Paese senza tuttavia provocare un tracollo dell’economia. La strategia del cosiddetto &lt;em&gt;soft landing&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante lo scorso anno gli investimenti in attività fisse hanno registrato una crescita significativa (nel periodo gennaio-febbraio superiore al 50%), soprattutto nel settore delle costruzioni, sia a scopo produttivo che urbano. Questo ha provocato, da una parte un crescita sproporzionata di alcuni settori come ad esempio quello del cemento, dell’acciaio e dei prodotti energetici, e dall’altra ha creato le condizioni future di un eccesso di capacità produttiva. Gli investimenti, di fatti, oltre che aumentare e migliorare la capacità produttiva potrebbero portare in futuro ad un eccesso di produzione, soprattutto in vista di un possibile rallentamento della crescita dell’economia sia nazionale che mondiale. Tale rischio è tanto concreto quanto più il governo riuscirà nel proprio intento di rallentare l’economia per renderne lo sviluppo sostenibile nel tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La forte crescita degli investimenti è attribuibile principalmente all’ampia disponibilità delle banche cinesi a concedere prestiti. La necessità di limitare la concessione di credito e di regolamentare il settore bancario ha spinto la Banca Centrale cinese ad introdurre una serie di misure restrittive di carattere amministrativo, come, ad esempio, l’innalzamento del coefficiente di riserva obbligatorio (ovvero la percentuale di depositi che le banche commerciali devono detenere in forma liquida presso l’istituto monetario centrale). Alcune di queste misure hanno inciso, in maniera restrittiva, sui criteri di selezione che le banche commerciali adottano nella scelta degli investimenti da finanziare. In questo caso l’obiettivo non è stato solo quello di ridurre la liquidità presente nel sistema ma anche di cercare di trovare una soluzione al problema dei cosiddetti &lt;em&gt;non performing loans&lt;/em&gt; (crediti insoluti) che gravano sul sistema bancario cinese e che ne potrebbero compromettere la stabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio da questi presupposti nasce l’eccellente lavoro di &lt;em&gt;Franklin Allen&lt;/em&gt;,&lt;em&gt; Jun Qian&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Meijun Qian&lt;/em&gt;. Gli autori di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://fic.wharton.upenn.edu/fic/papers/05/0517.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;questo Pdf&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;spiegano e cercano di far luce sull’avvenire del sistema finanziario cinese come conseguenza delle attuali circostanze. Il documento, assolutamente imperdibile, dopo un ampia descrizione propone quattro vasti punti risolutivi. Ecco le loro conclusioni:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#333333;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#333333;"&gt;"...the current financial system is dominated by a large but inefficient banking sector, and reducing the amount of non-performing loans among the major banks to normal levels is the most important objective for reforming the financial system in the short run."&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#333333;"&gt;"... despite the fast growth of the stock market, its role of resource allocation in the economy has been both limited and ineffective. Further development of China’s financial markets is the most important long-term objective."&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#333333;"&gt;"...the most successful part of the financial system, in terms of supporting the growth of the overall economy, is a non-standard sector that consists of alternative financing channels, governance mechanisms, coalitions, and institutions."&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;"... in order to sustain stable economic growth, China should aim to prevent and halt damaging financial crises, including a banking sector crisis, a real estate or stock market crash, and a “twin crisis” in the currency market and banking sector."&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;I tre studiosi, inoltre, attraverso lo scritto manifestano parecchie idee su un eventuale riforma del mercato azionario:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#333333;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#333333;"&gt;"...the regulatory environment should be improved; in particular, corporate andtrading laws and legal protection of investors, as well as institutions governing the enforcement of contracts should be further developed. Second, the large blocks of shares held by various government entities in listed companies (including state-owned banks) should be reduced by announcing and carrying out a plan to sell them off slowly over time. Third, more professionals such as accountants, investment bankers, and (business) lawyers, should be trained. Fourth,domestic financial intermediaries that act as institutional investors should be encouraged, as they will play a critical role in improving the efficiency of the markets and strengthening the corporate governance of listed firms. Finally, new financial products and markets should be developed."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112491854055043400?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112491854055043400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112491854055043400&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112491854055043400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112491854055043400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/08/la-sfida-cinese-rallentare-e-riformare.html' title='La sfida cinese? Rallentare e riformare'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112449378156356299</id><published>2005-08-20T01:11:00.000+02:00</published><updated>2005-08-20T01:23:01.570+02:00</updated><title type='text'>Settembre? Per la borsa sarà crudele</title><content type='html'>&lt;a href="http://users2.wsj.com/lmda/do/checkLogin?a=t&amp;d=wsj&amp;amp;sd=users2&amp;url=http%3A%2F%2Fonline.wsj.com%2Farticle%2F0%2C%2CSB112406091688412853%2C00.html"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/september_wsj_cruel_22.gif" border="0" /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;The Wall Street Journal&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; attraverso uno studio basato su serie storiche, prevede per il mese di Settembre la presenza di un &lt;em&gt;orso&lt;/em&gt; nei mercati azionari. Sottolineando:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Ah, autumn: The evenings turn cooler, the children head back to school -- and the stock market blows up.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The stock market doesn't always hit trouble in the fall, of course. But September long has been far and away the worst month for stocks.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;And there is plenty to worry about this September: Oil is approaching $70 a barrel, the Federal Reserve is hard at work raising short-term interest rates, and September marks the quarter's end, when companies facing high analyst expectations may have to warn of profit disappointments.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Since 1900, September is the only month in which the Dow Jones Industrial Average has fallen more often than it has risen. The Dow industrials have fallen 1.2% in September, on average, making it the only month with an average decline of any significance. The industrials fell in each of the past six Septembers, and in 18 of the 25 from 1980 through 2004. More bull markets have ended in September than in any other month, according to Ned Davis Research of Venice, Fla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;For October, the average gain is barely above zero. And when really bad things happen, they somehow do it in October. That is when stocks crashed in 1929 and 1987. Of the Dow industrials' 15 worst one-day percentage declines, seven came during October."(emphasis mine&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112449378156356299?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112449378156356299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112449378156356299&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112449378156356299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112449378156356299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/08/settembre-per-la-borsa-sar-crudele.html' title='Settembre? Per la borsa sarà crudele'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112449204953254118</id><published>2005-08-20T00:33:00.000+02:00</published><updated>2005-08-20T00:54:09.560+02:00</updated><title type='text'>Analisi del mercato energetico</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Secondo &lt;/span&gt;&lt;a href="http://news.yahoo.com/s/ap/20050814/ap_on_bi_ge/gas_prices"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;l’analisi di Gary Gentile&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; i prezzi del gas hanno raggiunto in questa ultima settimana un nuovo record, in media pari a $2,50 per gallone nel territorio americano. Il dato sembrerebbe preoccupante ma considerando i tassi inflativi di questi ultimi anni, non ha ancora raggiunto il livello di 3$ sfiorato negli anni 80.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/realprices2.jpg" border="0" /&gt;Il grafico pubblicato dal &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nytimes.com/2005/08/13/national/13gas.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;New York Times &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;è esatto e ben strutturato ma anche fuorviante. Di fatti esso non prende in considerazione un parametro essenziale per una corretta valutazione, un elemento sul quale gli Stati Uniti hanno lavorato molto durate questi ultimi 25 anni: la dipendenza dal petrolio. La seguente tabella mostra il consumo del petrolio e le relative importazioni rapportate al Pil.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 445px; CURSOR: hand; HEIGHT: 340px; TEXT-ALIGN: center" height="312" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/400/oilgdp1.jpg" width="407" border="0" /&gt;Attraverso la combinazione di questi dati si può notare che anche se il prezzo del gas raggiungesse i 3$ per gallone, il consumo totale del greggio negli &lt;em&gt;States&lt;/em&gt; sarà soltanto circa del 4% del Pil a differenza del 6% registrato nel 1981 ( nell’ipotesi di prezzi del petrolio stabili).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo ultimo piano cartesiano si possono evidenziare le crisi petrolifere del ’73 e del ’79 che hanno preceduto le recessioni economiche degli anni successivi. Alcuni economisti sostengono che anche i piccoli aumenti nel ’90 e nel ’00 hanno svolto un grande ruolo nell’andamento economico degli anni successivi. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=283110"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;John Muellbauer e Luca Nunziata &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;hanno addirittura intuito il pericolo di una recessione nel 2001 basando la loro tesi sull’andamento del prezzo del petrolio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ molto difficile, anzi come sempre impossibile, predire il futuro ma basandosi sull’andamento del mercato immobiliare e su quello energetico probabilmente, come già sostengono in molti, si arriverà ad un rallentamento globale e con ipotesi più pessimiste ad una recessione. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Di una cosa però sono certo: già da ora ogni volta che riempio il mio serbatoio avverto una crisi!! &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112449204953254118?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112449204953254118/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112449204953254118&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112449204953254118'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112449204953254118'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/08/analisi-del-mercato-energetico.html' title='Analisi del mercato energetico'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112264062494571416</id><published>2005-07-29T14:16:00.000+02:00</published><updated>2005-11-15T07:35:50.580+01:00</updated><title type='text'>Quanto vale lo yuan?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Le odierne &lt;/span&gt;&lt;a href="http://money.cnn.com/2005/07/27/news/international/china_yuan.reut/index.htm"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;notizie&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; che dimostrano il continuo controllo della Banca centrale cinese sulla sua valuta sono un buon pretesto per cercare di studiare il comportamento del Governo di Pechino e ridiscutere il significato della manovra monetaria. Negli Stati Uniti il dibattito è acceso; per molti economisti e quotidiani (vedi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.economist.com/printedition/displayStory.cfm?story_id=4223552&amp;fsrc=RSS&amp;amp;amp;CFID=59702546&amp;amp;CFTOKEN=1ec78d7-4fe2b58a-ff84-4abe-96b8-e00cc3b1a3ab"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;economist.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;) gli squilibri presenti negli &lt;em&gt;States&lt;/em&gt; possono essere risolti solo dal comportamento dell’economie orientali. Il senatore &lt;strong&gt;Lindsey Graham&lt;/strong&gt;, al congresso &lt;em&gt;China Economic and Security Review Commission&lt;/em&gt;, è stato chiaro: lo yuan è sottovalutato da un range che va dal 15% al 40%. Nella quarta pagina del rapporto si legge:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#333333;"&gt;“A key factor contributing to the U.S. deficit with China is the undervaluation of the Chinese yuan against the U.S. dollar. This gives Chinese manufacturers a competitive advantage over U.S. manufacturers. Economic fundamentals suggest that the Chinese yuan is undervalued, with a growing consensus of economists estimating the level of undervaluation to be anywhere from fifteen to forty percent.”&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Nel recente dibattito &lt;/span&gt;&lt;a href="http://online.wsj.com/public/article/0,,SB112195421057192103,00.htm"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Roubini vs Altig&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; i due economisti hanno commentato e cercato di prevedere il futuro del rapporto dollaro-yuan.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nouriel Roubini&lt;/strong&gt; ha scritto:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#333333;"&gt;“If China were to liberalize its capital account regime - on capital inflows as much as on capital outflows - and stop intervening, the Chinese currency could appreciate by more than 20%, minimum.”&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;David Altig&lt;/strong&gt; risponde:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#333333;"&gt;“In the overall scheme of things, if you put any faith at all in markets' ability to provide best guesses of such things, the expected magnitude of RMB-appreciation looks pretty moderate. By the last update I received, non-deliverable forward foreign exchange contracts were suggesting a total appreciation of about 8% over the next twelve months. That includes the 2% today. This is up a bit from yesterday, when 6% was the bet, but it still doesn't add up to great drama.”&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Secondo &lt;strong&gt;David Altig&lt;/strong&gt; il comportamento delle divise estere influiscono sulle aspettative dei mercati che a sua volta suggeriscono un apprezzamento dello yuan di circa il 10%. L’analisi di David sembrerebbe coesistere con i risultati derivanti dal &lt;/span&gt;&lt;a href="http://ksghome.harvard.edu/~jfrankel/On%20the%20Renminbi.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;rapporto di Balassa-Samuelson riassunto e discusso da Jaff Frankel&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il professore dell’Università di Harvard attraverso lo studio di questo appunto mostra come la differenza tra valore reale e quello corrente della moneta in questione sia pari a 40 punti percentuali, ma considerando l’entità dell’ultimo apprezzamento e le presunte strategie del Governo cinese, c’è solamente da aspettarsi un aumento del rapporto yuan-dollaro del 10%.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;color:#333333;"&gt;"Few economists would seriously recommend a revaluation over a short period of time of the yuan on the order of magnitude suggested by this interpretation of the Balassa-Samuelson equation. In the first place, a sudden revaluation of the currency of this magnitude would be&lt;br /&gt;disruptive. In the second place, other considerations matter in addition to the Balassa-Samuelson regression, including current monetary conditions. "&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://news.ft.com/cms/s/79797f04-fe00-11d9-a289-00000e2511c8.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Joseph Stiglitz&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; - come Frankel – oltre ad analizzare il valore dello yuan commenta anche il regime di cambio scelto a Pechino. Secondo loro non è strettamente necessaria la libera fluttuazione di un tasso di cambio per poter raggiungere il suo valore reale. La relazione usd-rmb ponderata nel lungo periodo, comunque, raggiungerà per i due un valore equo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Milton Friedman&lt;/strong&gt;, principale sostenitore del neo-liberalismo, risponde indirettamente: Un regime di tasso di cambio fluttuante significa, oltre mantenere una bassa e costante inflazione, assicurare una stabilità monetaria e promuovere una lungimirante politica estera. Se il Governo cinese avesse avuto l’intenzione di apprezzare la propria moneta fino al raggiungimento del suo valore ottimale, l’avrebbe lasciata valutare liberamente dalla domanda e dall’offerta.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112264062494571416?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112264062494571416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112264062494571416&amp;isPopup=true' title='33 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112264062494571416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112264062494571416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/quanto-vale-lo-yuan.html' title='Quanto vale lo yuan?'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>33</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112238445189049179</id><published>2005-07-26T14:20:00.000+02:00</published><updated>2005-07-26T15:27:31.903+02:00</updated><title type='text'>Barriere commerciali. Agricoltura sottoaccusa</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;I due economisti della Banca Mondiale specializzati nel commercio internazionale, Kym Anderson e Will Martin,  sono gli autori di una interessante &lt;/span&gt;&lt;a title="$$~" href="http://siteresources.worldbank.org/INTRANETTRADE/Resources/Pubs/TradeNote23.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;nota&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; che ha come oggetto l’accessibilità del mercato agricolo per i paesi in via di sviluppo. Precisamente lo studio ha il fine di analizzare la distribuzione dei redditi, l’efficacia dei sussidi all’esportazione e l’influenza del programma di Doha per lo sviluppo sul Pil dei paesi poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/320/tab1.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;La tabella estrapolata dalla ricerca, ci dimostra come le potenzialità delle economie dei paesi sotto-sviluppati siano soffocate per il 93% dalle politiche protezionistiche di paesi come Europa e Stati Uniti, che non permetterebbero ai prodotti agricoli provenienti da paesi disagiati l’accesso ad un libero mercato. Mentre i discussi sussidi all’esportazione rappresentano solamente il 2% dei problemi dei paesi poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Successivamente agli attacchi terroristici di Londra, c’è quindi bisogno di rinnovare le argomentazioni del G-8 di Gleneagles e di riaccendere il dibattito europeo in materia agricola. Il G-8, che ha fatto dell’eliminazione dei sussidi uno dei sui punti cardine della mancata crescita di alcune regioni africane, si vede così discreditare il proprio lavoro, da considerarsi insufficiente. Ne risulta vincitore ancora una volta Tony Blair che oltre ad aver suscitato dubbi sulle sovvenzioni e pianificato l’eliminazione del debito pubblico di alcuni stati del continente, sembrerebbe l’unico in Europa deciso a riformare le politiche agricole dell’Unione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il male Africano non sembrerebbe essere caratterizzato dall’&lt;em&gt;estrema assenza&lt;/em&gt; di risorse, come invece sostiene &lt;em&gt;Jeffrey Sachs&lt;/em&gt;, direttore dell'Earth Institute presso la Columbia University e Consigliere speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Secondo il professore, come ha scritto sull’ultimo numero di Astenia, il motore africano può essere acceso solo con una compatta ed intesa politica di aiuti monetari esterni. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Ora più che mai sembra evidente che il continente &lt;em&gt;nero&lt;/em&gt;, come quello sud-americano, non necessita di aiuti sotto forma di denaro, ma di assistenza e appoggio contro la corruzione (leggi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://caligs.blogspot.com/2005/07/sviluppo-le-priorit-africane.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://caligs.blogspot.com/2005/07/il-debito-e-i-sussidi-sono-questi-i.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;) e dell’abbattimento delle barriere protezionistiche innalzate dall’occidente; ostacolo sia per il libero commercio sia per le nostre volontà globalizzatrici.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112238445189049179?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112238445189049179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112238445189049179&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112238445189049179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112238445189049179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/barriere-commerciali-agricoltura.html' title='Barriere commerciali. Agricoltura sottoaccusa'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112207614827911348</id><published>2005-07-23T01:28:00.000+02:00</published><updated>2005-07-23T01:59:10.113+02:00</updated><title type='text'>La Cina rivaluta</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Le aspettative erano esatte. La Banca Popolare Cinese ieri ha fatto &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.pbc.gov.cn/english/detail.asp?col=6400&amp;id=542" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;il suo grande annuncio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#666666;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;1. Starting from July 21, 2005, China will reform the exchange rate regime by moving into a managed floating exchange rate regime based on market supply and demand with reference to a basket of currencies. RMB will no longer be pegged to the US dollar and the RMB exchange rate regime will be improved with greater flexibility.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. The People's Bank of China will announce the closing price of a foreign currency such as the US dollar traded against the RMB in the inter-bank foreign exchange market after the closing of the market on each working day, and will make it the central parity for the trading against the RMB on the following working day.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. The exchange rate of the US dollar against the RMB will be adjusted to 8.11 yuan per US dollar at the time of 19:00 hours of July 21, 2005. The foreign exchange designated banks may since adjust quotations of foreign currencies to their customers.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. The daily trading price of the US dollar against the RMB in the inter-bank foreign exchange market will continue to be allowed to float within a band of 0.3 percent around the central parity published by the People's Bank of China, while the trading prices of the non-US dollar currencies against the RMB will be allowed to move within a certain band announced by the People's Bank of China. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La decisione della Cina di dare spinta alla propria valuta rappresenta un modesto ma importante passo verso la sua riforma. Dopo circa un decennio di cambio fisso con il biglietto verde, la valuta si è distaccata dal rapporto di circa 8,28 nei confronti della moneta statunitense, segnando nella giornata di ieri uno scostamento di appena il 2,1%, attestandosi a 8,11.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sembrerebbe una manovra attuata per reprimere le pressioni esterne di Stati Uniti ed Unione Europea, ma dovuta da necessità interne finalizzata a raffreddare la propria economia. Qualche giorno fa il presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, aveva affermato che la Cina si sarebbe trovata di fronte «a rischi seri» se non avesse lasciato apprezzare la sua valuta; squilibri presenti nell’attuale sistema finanziario cinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aumento della base monetaria cinese darà vita ad un processo che, col tempo, permetterà di ridurre l’accumulazione delle riserve, principale causa delle attuali bolle finanziarie in Cina. Ma, paradossalmente, un piccolo incremento come quello del 2,1% condurrà senza dubbio ad un’iniezione di capitali occidentali, per questioni speculative, all’interno della Grande Muraglia innescando un ulteriore squilibrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche volendo analizzare il movimento di tale variabile da molteplici prospettive, l’apprezzamento di circa il 2%, resta un gap marginalmente ristretto: È troppo piccolo per poter incidere sull'eccedenza commerciale cinese e sulla bilancia commerciale degli U.S e dell’Ue. Non è difficile prevedere quindi un ulteriore rivalutazione fino a raggiungere 10 o 15 punti percentuali. Gioiranno, così, speculatori e arbitraggisti che si vedranno servire dal mercato un’opportunità che non si verificava da anni, la cui entità avrà certamente segno positivo e concederà pochi grattacapi agli operatori. Di fatti attraverso le aspettative di ulteriori apprezzamenti dello yuan, i commercianti, gli investitori internazionali, la comunità cinese e le ditte straniere vedranno accreditati i loro presupposti ad introdurre capitale in Cina per ottenere grandi guadagni in conto capitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’annuncio, comunque, e da considerarsi vago e impreciso soprattutto perché non specifica quale sarà il paniere strettamente rapportato allo yuan. Questa lacunosa mossa del Governo Cinese certamente non placherà il desiderio di chi, all’intero del congresso degli Stati Uniti e nel parlamento Europeo, è determinato a mandare avanti politiche protezionistiche contro la Cina.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112207614827911348?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112207614827911348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112207614827911348&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112207614827911348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112207614827911348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/la-cina-rivaluta.html' title='La Cina rivaluta'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112198594051145031</id><published>2005-07-22T00:23:00.000+02:00</published><updated>2005-07-22T00:56:05.716+02:00</updated><title type='text'>Un Dpef sincero, ma non risolutore</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il giorno successivo &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/dpef_2005_2008/DPEF_2005-2008.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;la pubblicazione del Dpef 2005-2008&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; è insolito vedere i quotidiani dedicare le proprie colonne a scalate bancarie, giustizia ed immigrazione. Anche perché si tratta di un documento di programmazione che interesserà i prossimi 4 anni e contribuirà a dare origine alla finanziaria 2006. Probabilmente nessuno ne parla perché in quest’ultima settimana si era già largamente anticipato il tutto, o forse perché è stato redatto da un governo che tra meno di un anno si scioglierà, screditandone così la sua sopravvivenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Di certo chi attendeva un onesto resoconto e una precisa descrizione dell’attuale scenario non è rimasto deluso. Infatti, il Dpef 2005-2008, è stato scritto con realismo e senza ipocrisie, senza scaricare colpe (come ritenevano molti scettici) sui governi precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo miglior pregio è quello di riconoscere fra le quattro cause della lenta o nulla crescita da esso descritte, anche e soprattutto l’eccessivo peso del debito pubblico, collocato sequenzialmente al quarto posto, dopo la scarsa dinamica della produttività del settore industriale, l’insufficiente liberazione nel settore energetico e dei servizi, la carente dotazione di infrastrutture materiali e immateriali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quadro programmatico del Dpef prevede una discesa del debito pubblico, in rapporto al Pil, dal 108,2% di fine 2005, al 100,9% di fine 2009. Ma poiché nel frattempo il Pil è aumentato, questo 100,9% vuol dire 200miliardi di più di indebitamenti, nell’arco del quadriennio. Non una cosa da nulla. Avvicinandoci così a quota 1700 miliardi, pari a quasi tutto il patrimonio dello Stato, “spiagge” e opere d’arte comprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questo Dpef da una parte di può definire onesto e senza peli sulla lingua, dall’altra si può considerare privo di slancio per il futuro. Descrive molto bene lo scenario italiano ma non propone efficaci manovre per dissolvere i problemi presenti nel sistema.&lt;br /&gt;I professori Tito Boeri e Massimo Bordignon attraverso &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.lavoce.info/"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;lavoce.info&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; (che dedica un ampio spazio all'argomento) lo definiscono un&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lavoce.info/news/view.php?id=10&amp;cms_pk=1661&amp;amp;from=index"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Dpef da depressione… psicologica&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;em&gt;" Questo&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Dpef&lt;/em&gt;&lt;em&gt; dovrebbe essere vietato ai deboli di cuore. Mette addosso una tristezza infinita..... .....Guardando in avanti, il quadro è fosco e opaco a dir poco. Se ci va bene, finiremo con il 4,3 per cento di disavanzo nel 2005; a bocce ferme, e pur assumendo una crescita a tassi sconosciuti negli ultimi anni (1,5 per cento) per i prossimi cinque, riduzioni del personale della PA di circa mezzo punto percentuale all’anno (con una incomprensibile diminuzione della spesa di 3,5 miliardi nel 2006), e ignorando il dirottamento ai fondi pensione del Tfr maturando per i pubblici dipendenti, siamo destinati a veder crescere il nostro debito pubblico, ridurre il saldo primario a zero, e ad avere un disavanzo vicino al 5 per cento del Pil. Il Governo che verrà dovrà perciò lanciarsi da subito in un’operazione di consolidamento strutturale del bilancio tra i due e i tre punti di Pil. Certo, il miglioramento dei conti pubblici può essere ottenuto anche rilanciando la crescita. Alcune delle riforme lasciate ai posteri da questo Dpef possono aiutare. Ma è lo stesso documento a non offrire grandi speranze. Comparando programmatico e tendenziale, si evince che queste riforme pagano, al massimo, uno 0,1-0,2 per cento di Pil. E molte di queste riforme sono politicamente (se non fiscalmente, come nel caso delle opere pubbliche) costose. Perché mai il prossimo Governo dovrebbe dannarsi l’anima per un misero decimale di Pil in più? Di qui la depressione. Quella psicologica, prima ancora che economica, che accompagna la lettura."&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112198594051145031?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112198594051145031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112198594051145031&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112198594051145031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112198594051145031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/un-dpef-sincero-ma-non-risolutore.html' title='Un Dpef sincero, ma non risolutore'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112135077458080514</id><published>2005-07-14T16:06:00.000+02:00</published><updated>2005-07-14T16:24:13.363+02:00</updated><title type='text'>Il male occidentale</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;In un contesto monetario accomodante, uno scenario internazionale turbato da eventi di guerra e debolezza, il mercato e i suoi operatori sembrano essersi dimenticati dell’ammontare dei debiti pubblici. Il problema è duplice in quanto il livello dell’indebitamento è elevato, sia in termini relativi che assoluti, ma è più preoccupante se l’analizziamo in ottica prospettica, inserendo scenari relativi al contesto demografico ed alla futura spesa pensionistica. Senza alcun modo voler dipingere uno scenario tragico, il prossimo decennio sarà decisamente caratterizzato da tensioni sul fronte dell’indebitamento, anche perché alcuni paesi hanno un livello di debito superiore al Prodotto Interno Lordo (come se un’aziende avesse un indebitamento superiore al fatturato). Il problema del debito è all’ordine del giorno soprattutto in occidente, in Europa (in primis l’Italia) e negli Stati Uniti (vedi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.foreignaffairs.org/20050701faresponse84415/brad-setser/how-scary-is-the-deficit.html" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;"&gt;How Scary Is the Deficit?&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;), esso rappresenta uno dei più grandi ostacoli allo sviluppo odieno e futuro nei due continenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il futuro ci aspettiamo un piano di rientro che rispetti quello che il passato finanziario ci ha insegnato perchè esistono vie traumatiche ed alcune meno dolorose. Il punto centrale è il tempo a disposizione per effettuare il rientro senza rinunciare a lungimiranti investimenti, la disponibilità dei cittadini ad accettare i sacrifici e la propensione del governo ad attuare politiche di “lacrime e sangue”, infine capire chi sopporterà il costo del piano di rientro. All’inizio degli anni ’90, la politica economica ha prodotto una serie di lavori molto interessanti sull’argomento, cerchiamo di riassumere le ricette emerse dal lavoro di numerosi autori:&lt;br /&gt;(Il debito rappresenta la somma di tutti i disavanzi precedenti e che, per poter effettuare confronti, si utilizza sempre il rapporto Debito/PIL oppure Disavanzo/PIL e non la grandezza assoluta)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) avanzo primario: riducendo le spese ed aumentando le tasse si abbatte il disavanzo e nel medio periodo il debito inizierà a scendere &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;2) Crescita economica: aumentando il PIL, il rapporto Debito/PIL tende a diminuire (di solito alla crescita economica si associano anche maggiori tasse e, quindi, un aumento dell’avanzo primario. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;3) Patrimoniale/Privatizzazioni : l’importo incassato serve a ricomprare titoli del debito ed annullarlo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;4) Inflazione: il debito è espresso in moneta e quindi soffre l’incremento dei prezzi un aumento dei prezzi, improvviso, riduce il valore reale del debito e quindi l’onere dell’indebitamento &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;5) Consolidamento: si trasforma il debito in scadenza a breve in nuovo debito con scadenza molto più lontana nel tempo (magari con cedole più basse) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;6) Ripudio/Cancellazione: si decide di non pagare più il debito e si inizia un contenzioso con i creditori. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;Ovviamente alcune delle soluzioni prospettate, possono verificarsi in modo congiunto e non necessariamente drastico. Quello che si intende sottolineare, con la dura legge dei numeri e dell’esperienza, è che non esistono molte vie di uscita in alternativa a quelle sopra elencate. Un debito elevato obbliga al pagamento di interessi ingenti (il cosiddetto servizio del debito) e l’unico modo per onerarlo è mantenere elevato il livello della tassazione e sperare che i tassi di interesse (reali più che nominali) rimangano bassi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;La decisione finale, su modalità e tempi, è una scelta di politica economica, ma dopotutto è sempre stato così… &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112135077458080514?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112135077458080514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112135077458080514&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112135077458080514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112135077458080514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/il-male-occidentale.html' title='Il male occidentale'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112124972959432020</id><published>2005-07-13T11:35:00.000+02:00</published><updated>2005-07-13T12:34:26.406+02:00</updated><title type='text'>La serie storica del terrore</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Interessante tabella elaborata dallo &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.stocktradersalmanac.com" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Stock Trader’s Almanac&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt; che evidenzia l'evoluzione e le reazioni dei mercati finanziari ad eventi che hanno generato terrore e panico nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Sta fa notare: "When the market was in decline or weak, the terror attack merely seemed to accelerate the process. But with the Bali bombing, after the 2002 bottom, the market shrugged off the horrific event and never lost ground." &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://img345.imageshack.us/img345/8773/crisestab1ct.jpg" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 474px; CURSOR: hand; HEIGHT: 699px; TEXT-ALIGN: center" height="423" alt="" src="http://img345.imageshack.us/img345/8773/crisestab1ct.jpg" width="310" border="0" /&gt; &lt;/a&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://img345.imageshack.us/img345/8773/crisestab1ct.jpg" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Clicca qui &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;"&gt;per vedere questa tabella con una discreta risoluzione&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112124972959432020?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112124972959432020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112124972959432020&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112124972959432020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112124972959432020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/la-serie-storica-del-terrore.html' title='La serie storica del terrore'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112112331591371444</id><published>2005-07-12T00:27:00.000+02:00</published><updated>2005-07-12T10:18:20.800+02:00</updated><title type='text'>Terrorismo. Conseguenze economiche e politiche stabilizzatrici</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Successivamente agli attentati di Londra, si sono tenute le riunioni periodiche della Bank of England e della Bce. Dopo aver rassicurato i mercati, asserendo che gli attentati terroristici non avranno alcun impatto sulle sorti economiche, le due istituzioni hanno deciso di lasciare invariati i rispettivi tassi d’interesse. Entrambe le delibere sembrerebbero in contraddizione con le attuali condizioni della congiura ma appare chiaro che anche le due banche centrali optino per una presa di posizione contro il terrorismo, favorendo così la ripresa nei mercati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attacco a Londra oggi ci ricorda che il terrorismo è un rischio geo-strategico, dove l’obiettivo non è solo diffondere il terrore nella società e nella politica occidentale ma colpire anche gli sviluppi dell'economia globale ed dei mercati finanziari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ripercussione di questo attacco nei mercati finanziari era quello che il terrorista prevedeva e ha ottenuto il 9/11 del 2001: l’aumento dell'avversione al rischio degli investitori (vedi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://news.ft.com/cms/s/0b40a256-eed8-11d9-8b10-00000e2511c8.html" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Phillip Coggan in "knee-jerk market reaction&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;"). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Le conseguenze? - i mercati azionari globali sono caduti (in particolare modo quello del Regno Unito e dei paesi a rischio); - I titoli del Ministero del Tesoro statunitensi sono scesi mentre gli investitori alla ricerca di sicurezza acquistavano “beni rifugio” come l’oro; - la svalutazione dei tassi di cambio hanno coinvolto la sterlina britannica ed il dollaro americano mentre il franco svizzero (valuta sinonimo di sicurezza nei periodi di tensione) e lo yen si sono rivalutati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre ad aumentare l'avversione al rischio dei consumatori e delle aziende, l’atto terrorista cerca di influire sui consumi (vedi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.econ.upenn.edu/~ozmucur/papers/Yochanan010703.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;questo recente studio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;) e sugli investimenti reali; provocando un rallentamento economico se non un’autentica recessione (vedi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.hicn.org/papers/wp03.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;questa indagine &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;). Esiste inoltre la prova che il timore psicologico delle sue conseguenze, ha effetti reali e significati sul comportamento economico (vedi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilr.cornell.edu/international/events/upload/BeckerrubinsteinPaper.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;lo studio di Becker e Rubistein &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;). Naturalmente, gli effetti economici e finanziari provocati dal terrorismo (così come le guerre) dipendono da una varietà di fattori (vedi&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://opus.zbw-kiel.de/volltexte/2005/2604/pdf/cesifo1_wp1341.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;gli effetti e i costi del terrorismo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;):&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;- il più grande attacco sia per dinamica che per effetto è stato quello inflitto agli Stati Uniti il 9/11, risultato molto più devastante di quello del 3/11 in Spagna. Tuttavia, non sappiamo ancora le conseguenze che comporteranno i fatti di Londra ma sappiamo che l’occidente ha reagito differentemente. I mercati finanziari britannici sono rimasti sempre aperti come il sistema di pagamenti ed i mercati finanziari globali. Esiste, e nella realtà odierna si è verificata, una ricerca che prova che con il passare del tempo i mercati finanziari diventino più resistenti alle scosse provocate dal terrorismo. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.wcfia.harvard.edu/seminars/pegroup/chen_siems.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Chen e Siems&lt;/span&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;sostengono che tale robustezza dipenda dalle capacità del settore bancario e finanziario nel fornisce la liquidità sufficiente per promuovere la stabilità del mercato e per minimizzare il panico. Tuttavia, la risposta delle autorità monetarie (come il comportamento della Bce e della Bank of England) rappresenta un'ulteriore fattore che incide sulla condotta degli operatori nei mercati finanziari.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;- &lt;em&gt;le conseguenze nazionali e globali&lt;/em&gt;. Gli effetti del terrorismo sono maggiormente incisivi sull’economia della nazione che ha subito l’atto che sulle sorti dell’economia globale. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://quote.bloomberg.com/apps/news?pid=10000006&amp;sid=a7yyVCQ.v_EI&amp;amp;refer=home" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Nel Regno Unito oggi sono già presenti segnali di rallentamento economico &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;; la gravità delle conseguenze può assumere varie entità a seconda della politica economica con cui si risponderà alla situazione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;- &lt;em&gt;le reazioni settoriali sono più grandi delle reazioni globali.&lt;/em&gt; La manifestazione del terrorismo conduce ad una rapida caduta nei prezzi nel settore del &lt;em&gt;turismo&lt;/em&gt;, delle &lt;em&gt;linee aeree&lt;/em&gt; (particolarmente se l'attacco è direttamente collegato con il viaggio aereo come quello del 9/11), delle &lt;em&gt;società di assicurazioni&lt;/em&gt; (direttamente rapportato con i propri interessi).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;- &lt;em&gt;il terrorismo potrebbe avere conseguenze di lunga durata, provocando un rallentamento o un'inversione del processo di globalizzazione&lt;/em&gt;. Dopo il 9/11 i costi per garantire la sicurezza dell’occidente sono aumentati e si dimostrano essere più incisivi di quelli del commercio, dei servizi e delle operazioni finanziarie internazionali; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://ksghome.harvard.edu/~aabadie/twe.pdf"&gt;&lt;span   target="_blank" style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;un recente studio di Abadie e Gardeazabal dimostra gli effetti sul FDI globale &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;. Gli effetti del terrorismo sul flusso commerciale e finanziario sono stati, finora, modesti ma potrebbero essere maggiori se l'attacco di Londra facesse parte del primo di una serie di attacchi nel breve periodo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112112331591371444?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112112331591371444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112112331591371444&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112112331591371444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112112331591371444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/terrorismo-conseguenze-economiche-e.html' title='Terrorismo. Conseguenze economiche e politiche stabilizzatrici'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112073301446903859</id><published>2005-07-07T12:24:00.000+02:00</published><updated>2005-07-07T12:43:34.480+02:00</updated><title type='text'>Sviluppo. Le priorità africane</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;La cancellazione del deficit pubblico dei Paesi più poveri e indebitati da parte dei Paesi creditori più ricchi è da molti dipinta come la condizione necessaria per avviare lo sviluppo. Questa preposizione, che vede l’estinzione del debito accompagnata dagli aiuti economici, deriva da una visione errata dello sviluppo sia dal punto di vista storico che da quello teorico.  La tesi si discosta dall’esperienza di sviluppo degli ultimi 50 anni. In tutti i paesi allora poveri il motore dello sviluppo si è acceso con l’accumulo delle proprie risorse e non con l’utilizzo di quelle provenienti dall’esterno. Il passato definisce essenziale la presenza di flussi di denaro verso questi paesi ma a monte richiede l’esistenza di un modello sociale che sia in grado di fruttarli efficientemente. L’ostacolo africano non è rappresentato dalla carenza di possibilità, oggi di soldi nel continente nero ne girano tanti, ma la presenza di un notevole livello di corruzione e un’elevata disparita sociale rendono il mancato utilizzo di risorse un fallimento della economia politica degli aiuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La corruzione non è un crimine senza vittime. Il suo relativo effetto è profondo e immortale se si considera la particolare situazione africana, in cui si calcola ogni anno la perdita di 148 miliardi di dollari che se rapportata alle rispettive monete locali, forma una cifra mastodontica. Questo dato è equivalente alla metà del debito estero dell'Africa, che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, ha raggiunto i 284 miliardo di dollari nel 2005.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mancato utilizzo di risorse se non si interverrà tempestivamente diverrà sempre più inevitabile e i risultati futuri si tradurranno, come oggi, in tassi di crescita quasi nulli. I difetti di questo sistema che sono la causa ostacolante del raggiungimento di obiettivi economici credo abbiano la precedenza. Fare di una priorità l’estinzione del debito in questo contesto risulterebbe come gettare benzina sul fuoco. Sarà quindi necessario un largo periodo di riforme e di una trasparente cooperazione tra paesi ricchi e poveri per dar vita a risultati reali. In questo G8 sembrerebbe necessario esaltare in primis i punti, proposti dalle autorità che compongono lo stesso vertice, correlati con il tema della corruzione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Recipient country responsibilities&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;1. Build and strengthen institutions of justice and oversight. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Strong institutions are the cornerstone of good governance. These include a strong, independent judiciary with the capacity to conduct commercial cases, an independent anti-corruption agency that can liaise with its international counterparts, a supreme audit institution (SAI) capable of carrying out investigative audits and a parliamentary accounts committee. Politicians must know that they are accountable to the people that they serve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. Enable and encourage civil society participation.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Enabling civil society to keep an eye on government and to engage in substantive policy dialogue is a vital check on government power.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. Allow freedom of information.&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;When media outlets are free and independent, they are able to conduct journalistic investigations and voice critical opinions against the government. This principle applies to politicians as well; by declaring their personal assets and interests, conflicts of interest can be dealt with preemptively.4. Publish details of aid received and how it is spent.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;4. Publish details of aid received and how it is spent&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:78%;"&gt;By publishing the details of aid received and accounting for how it is spent, governments enable civil society and investigative entities to follow the money trail. Publicly available information on government budgets supports a healthy media sector and informs civil society activities. Clean bidding must be built in to all aid activities.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5. Ratify international and regional anti-corruption conventions.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;The UN Convention against Corruption is a powerful tool for introducing anti-corruption measures, from whistleblower protection to mutual legal assistance.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6. Enforce clean bidding for public projects.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Where large public projects are bid for, there is always the danger of bribes being used to gain competitive advantage. Procurement standards with real sanctions for infractions ensure fair usage of funds.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Donor country responsibilities&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. One standard for everyone.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;No G-8 country has yet ratified the United Nations Convention against Corruption, which was signed in December 2003. Ratification would send an unmistakable message that the G-8 lives by the rules it expects recipient countries to follow.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. Stem the supply side.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Foreign companies are often the source of big-ticket bribe money in the developing world. G-8 countries have already ratified the OECD convention that criminalises this behaviour. Wealthy governments need to publicise and enforce their laws, to ensure that companies no longer view bribery as an acceptable way to win foreign contracts.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. Tackling corruption hotspots.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;The G-8 should develop provision for anonymous reporting of bribe requests, which could help identify hotspots where action to address corruption is urgently needed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. Publish details of aid given.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;When the details of aid delivery are made public, civil society and independent investigators can follow the money trail to ensure fair usage. Aid packages should include funding for measures to fight corruption and build the capacity of local institutions.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5. Untie aid and follow rigorous procurement standards.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;The conditions under which aid is given should encourage free and fair bidding. The aid process should include procurement standards that ensure transparent, quality-based bidding on public projects, not tied to vendors from a specific country.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6. Effective follow-up to Gleneagles.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;The G-8 should report publicly on progress in implementing their anti-corruption commitments, on International Anti-Corruption Day, 9 December 2005.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112073301446903859?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112073301446903859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112073301446903859&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112073301446903859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112073301446903859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/sviluppo-le-priorit-africane.html' title='Sviluppo. Le priorità africane'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112064942346869148</id><published>2005-07-06T13:11:00.000+02:00</published><updated>2005-07-06T13:31:45.126+02:00</updated><title type='text'>Il debito e i sussidi. Sono questi i problemi dell'Africa?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;I capi di Stato e di governo dell'Africa chiedono al G8, che si aprirà questa sera a Gleneagles, di cancellare il debito dei Paesi del continente e i sussidi concessi agli agricoltori. La "posizione comune" è stata raggiunta al termine del vertice dell'Unione africana (Ua) che si e' tenuto a Sirte, in Libia. La cancellazione del debito e dei sussidi agricoli rappresentano, per l'Africa, il primo passo di una strategia d'uscita dalla povertà. Con queste argomentazioni, Tony Blair riceve il pieno consenso dei leaders del Continente: "L'assemblea", si legge in un comunicato ufficiale rilasciato al termine dei lavori, "chiede al G8 di accogliere pienamente le raccomandazioni contenute nel rapporto della Commissione per l'Africa e di darvi attuazione con rapidità".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è solo il debito a strozzare le potenzialità di sviluppo che l'Africa possiede. L'Ua individua nei sussidi all'agricoltura concessi dall'Occidente un riflesso negativo per lo sviluppo economico del Continente e chiede ai Paesi occidentali di "mettere fine alla politica dei sussidi che penalizza la produzione africana" e che consentirebbe una crescita economica sufficiente ad aggredire la povertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’occidente, però, non può essere l’unico responsabile della situazione africana. Le precarie condizioni economiche presenti nellla maggior parte dei paesi africani sono soprattutto la conseguenza di inadeguate politiche, imputabili nel maggior numero dei casi ai governi presenti e passati degli stati in questione. &lt;a href="http://news.ft.com/cms/s/d6775b0a-ed7e-11d9-ac0d-00000e2511c8.html"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L’opinione di Martin Wolf &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, analista economico e opinionista del Financial Times, rispecchia in pieno il mio pensiero:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;In the “right” corner are those who blame poor countries for their plight. Corruption, theft, waste, civil conflict and state failure are, they argue, the cause of sub-Saharan Africa’s enduring poverty. Additional aid is, in this view, more like petrol on a fire than water on a plant.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Anche Raghuram G. Rajan, consulente e direttore economico per la ricerca al Fondo Monetario Internazionale, è sulla stessa linea e sostiene l’inadeguato utilizzo di sussidi: "Aid will not lift growth in Africa, IMF warns"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, vi segnalo un interessante pdf, una ricerca di William Easterly: &lt;a href="http://www.nyu.edu/fas/institute/dri/Easterly/File/EasterlyJEP03.pdf"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Can Foreign Aid Buy Growth?&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112064942346869148?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112064942346869148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112064942346869148&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112064942346869148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112064942346869148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/il-debito-e-i-sussidi-sono-questi-i.html' title='Il debito e i sussidi. Sono questi i problemi dell&apos;Africa?'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112065075730861852</id><published>2005-07-06T10:33:00.000+02:00</published><updated>2005-07-06T16:54:47.316+02:00</updated><title type='text'>Un perfetto tridente finanziario</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;In questi giorni ho aggiunto alla mia Blog list il link a &lt;/span&gt;&lt;a href="http://fuorimercato.blogspot.com"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Fuorimercato&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;, il blog di Steve Trader che rappresenta un punto di riferimento per chi segue la Borsa, la Finanza e l'economia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://fuorimercato.blogspot.com"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Fuorimercato&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;si unisce così a &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.rumorsrisparmio.it/" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Rumors &amp; risparmio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.analisi-tecnica.biz/" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;Analisi-tecnica.biz&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;, la mia lettura quotidiana sulle vicende dei mercati.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112065075730861852?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112065075730861852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112065075730861852&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112065075730861852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112065075730861852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/un-perfetto-tridente-finanziario.html' title='Un perfetto tridente finanziario'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112048567587626325</id><published>2005-07-04T15:49:00.000+02:00</published><updated>2005-07-05T11:37:10.293+02:00</updated><title type='text'>La scalata non trova ostacoli</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Il comitato deliberante della Fed ha reso noto, giovedì 30 giugno, la decisione di aumentare ulteriormente di 0,25% il saggio d’interesse americano che ora a raggiunto i 3,25 punti percentuali. La manovra risulta una conferma senza sorprese. E’ rimasto deluso chi si attendeva un più chiaro riferimento a una eventuale prossima conclusione della traiettoria all’insù dei tassi, in vista della minaccia alla sostenibilità della crescita economica rappresentata dai sempre più alti costi dell’energia. L'unico punto di incertezza ,quindi, è la conseguenza dell’attuale manovra sull’andamento futuro dei tassi a breve termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’odierna congiura macroeconomica americana (anche se molto contrastata) suggerirebbe il termine di questa politica monetaria (come sostengono &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.marketwatch.com/news/archivedStory.asp?archive=true&amp;dist=ArchiveSplash&amp;amp;siteid=mktw&amp;guid=%7B4394042F%2D91E1%2D46B4%2DB786%2DCC5EC97E330F%7D&amp;amp;returnURL=%2Fnews%2Fstory%2Easp%3Fguid%3D%7B4394042F%2D91E1%2D46B4%2DB786%2DCC5EC97E330F%7D%26siteid%3Dmktw%26dist%3D%26archive%3Dtrue%26param%3Darchive%26garden%3D%26minisite%3D"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:130%;"&gt;alcuni operatori&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;), ma il forte rischio inflativo che si suppone coinvolgerà le economie mondiali lasciano aperto uno scenario opposto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui riporto l’ultima dichiarazione del FOMC confrontata con quella di maggio. Il testo di giovedì è in neretto, mentre le parti presenti nella dichiarazione di maggio che non sono state confermate sono sbarrate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;The Committee believes that, even after this action, the stance of monetary policy remains accommodative and, coupled with robust underlying growth in productivity, is providing ongoing support to economic activity. &lt;strike&gt;Recent data suggest that the solid pace of spending growth has slowed somewhat, partly in response to the earlier increases in energy prices.&lt;/strike&gt; &lt;strong&gt;Although energy prices have risen further, the expansion remains firm&lt;/strong&gt; and labor market conditions continue to improve gradually. &lt;strike&gt;Pressures on inflation have picked up in recent months and pricing power is more evident.&lt;/strike&gt; &lt;strong&gt;Pressures on inflation have stayed elevated&lt;/strong&gt;, but longer-term inflation expectations remain well contained.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Committee perceives that, with appropriate monetary policy action, the upside and downside risks to the attainment of both sustainable growth and price stability should be kept roughly equal. With underlying inflation expected to be contained, the Committee believes that policy accommodation can be removed at a pace that is likely to be measured. Nonetheless, the Committee will respond to changes in economic prospects as needed to fulfill its obligation to maintain price stability.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Esaminando la tabella qui sotto che rappresenta le fluttuazioni dei tassi dal 1985 si possono costruire delle ipotesi. Considerando quest’ultimo aumento, il tasso d’interesse reale (calcolato sottraendo l’andamento di 12 mesi del deflatore del P.i.l. dal tasso di interesse) è di poco inferiore al 1%. Questo dato è ancora molto lontano dai livelli che solitamente hanno caratterizzato lo strumento nelle passate espansioni economiche americane (alla fine del 2000 si attestava al 4,25%). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/luca.jpg"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/320/luca.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:85%;"&gt;Si nota che se consideriamo lo studio di tasso di interesse reale 'neutro' (come propone Greenspan), la tabella suggerisce il raggiungimento di livelli fino al 3-4%; questo significa altre manovre verso l’alto di pari entità (cioè di 0,25% l’una). Ma se l'inflazione di quest’anno rimarrà stabile nel rance 2-2,5%, occorrerà al FOMC altro tempo per valutare l’efficacia dell’attuale politica monetaria fino a modificare il costate aumento dello 0,25%. Comunque vada, si parlerà sempre di una politica accomodante.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112048567587626325?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112048567587626325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112048567587626325&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112048567587626325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112048567587626325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/07/la-scalata-non-trova-ostacoli.html' title='La scalata non trova ostacoli'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-112008381720286366</id><published>2005-06-29T23:39:00.000+02:00</published><updated>2005-06-30T00:23:37.206+02:00</updated><title type='text'>Un modello che attrae capitali</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/1600/uk%20trade%20&amp;%20Investment1.GIF"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7776/589/320/uk%20trade%20%26%20Investment1.GIF" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il 2005 sembrerebbe l’anno di Tony Blair: dopo aver conquistato i cittadini inglesi, il premier punta al consenso europeo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il richiamo al rinnovamento che ha caratterizzato l'esordio di Blair a Bruxelles e le ferme posizioni assunte nel dibattito per il bilancio Ue 2007-2013, in questi giorni hanno suscitato molti più entusiasmi che scetticismi. La sua visione europea incentrata su un nuovo modello sociale ed una economia strutturalmente basata sulla ricerca e lo sviluppo oggi trova riscontro anche in dati indiretti, riguardanti il suo Paese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;L’impegno della Gran Bretagna a garantire, stabilità economica, un mercato del lavoro flessibile, trasparenza, libero mercato e attenzione alla tecnologia, secondo &lt;a href="http://www.ukinvest.gov.uk//uploads/publications/pdfs/AnnualReport2005.pdf"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;l'Uk Trade end Investment &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;- agenzia governativa inglese -, ha contribuito a rendere il Paese una destinazione sempre più attraente per gli investimenti stranieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’anno fiscale che si è concluso a marzo si conta che i progetti di investimento sono saliti a quota 1.066, un aumento del 31% rispetto all’anno precedente che hanno contribuito a creare oltre 39mila nuovi posti di lavoro. In particolare sono aumentati i progetti nel comparto dell’International Technology e del software (+61%), nel biotech e nel settore farmaceutico (+38%), nella ricerca e sviluppo (+22 per cento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il successo è indiscutibile, questa è la prova che un modello economico di libero mercato basato sui servizi e sull’innovazione può competere e risultare innocuo alle esportazioni cinesi. Alla Gran Bretagna, che quest’anno prevede un tasso di crescita intorno al 2,5%, non occorrono barriere commerciali.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-112008381720286366?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/112008381720286366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=112008381720286366&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112008381720286366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/112008381720286366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/un-modello-che-attrae-capitali.html' title='Un modello che attrae capitali'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111999728259952372</id><published>2005-06-29T00:04:00.000+02:00</published><updated>2005-06-29T00:24:48.760+02:00</updated><title type='text'>Come applicare la termodinamica all'economia</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Da oggi gli economisti devono studiare la fisica di base. Questo si augurano Jean-Phillippe Bouchaud e Mezard, econophysicists francesi, che credono che la distribuzione della ricchezza non sia regolata in base ad un comportamento umano, ma ad una legge della natura (leggi &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.globalideasbank.org/site/bank/idea.php?ideaId=2507"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;). Che la fisica applicata ad oggetti possa essere correlata ai movimenti monetari all’interno di una società non può essere solo un’utopia lo conferma una recente pubblicazione della Federal Reserve Bank of Cleveland (disponibile in &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.clevelandfed.org/Research/ET2005/0605/trends.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;pdf&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;) in cui si sostiene che la seconda legge della Termodinamica svolge un ruolo determinante nel descrivere le relazioni presenti nei mercati finanziari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la maggior parte degli studiosi, la &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.secondlaw.com/two.html"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;seconda legge della termodinamica&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;può essere facilmente rapportata ad altre discipline, si tratta di una questione di intuitività. Per esempio, la regola spiega la ragione per la quale la vostra tazza calda di caffè esposta alla temperatura ambiente si raffreddi. Si può limitare la perdita di calore mettendo il vostro caffè in una tazza isolata, che ostacola il relativo scarico di energia, ma il risultato finale è sempre lo stesso, esso si raffredderà fino a raggiungere la temperatura ambiente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fautori del rapporto usano l'analogia delle leggi della termodinamica come congiuntura per molti argomenti, anche attuali. Il resoconto, infatti, paragona la reazione al ribasso nei mercato del cambio euro–dollaro ad uno “scarico energetico” descritto dalla seconda regola in questione, provocato dal rifiutato francese e olandese alla carta costituzionale europea. Vi sono riportati anche altri casi che studiano il comportamento delle industrie e il recente flop nel mercato automobilistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in alcuni punti politico-economici anche la scienza trova le sue divergenze. Le forze termodinamiche stanno funzionando e si stanno potenzialmente trasformando in energia anche per i renminbi cinesi. Alcuni osservatori del mercato sono convinti che la moneta cinese sia notevolmente sottovalutata e che una volta liberalizzato il cambio, si assisterà ad un suo rapido apprezzamento. Altri, invece, fanno notare che mettere a fuoco solo il problema del cambio monetario sia un errore. La termodinamica del rapporto economico fra la Cina e gli Stati Uniti coinvolge molto più del solo tasso, dollaro/renminbi. Anche se gli Stati Uniti e l’Europa possono essere definite economie mature rispetto a quelle orientali non bisogna sottovalutare le potenzialità della Cina. La vaschetta calda di riso al cherry, probabilmente, impiegherà molto tempo a raffreddarsi.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111999728259952372?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111999728259952372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111999728259952372&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111999728259952372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111999728259952372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/come-applicare-la-termodinamica.html' title='Come applicare la termodinamica all&apos;economia'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111990448375427883</id><published>2005-06-27T22:06:00.000+02:00</published><updated>2005-06-27T22:34:43.766+02:00</updated><title type='text'>Bilancio Ue. Si può solo migliorare</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;L’Unione Europea oggi non è molto popolare e spiegarne il perché non è facile. Come idea generale, l’integrazione europea è ancora condivisa, ma la routine economica dovuta dalla convivenza non è particolarmente apprezzata dai cittadini e dai capi di stato: sono molti i paesi dove non esiste uno spirito unitario soprattutto quando si parla di soldi, quando si tratta di formare un bilancio comunitario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presenza di egoismi nelle discussioni odierne, testimone di un possibile ritorno alle nazioni, rappresenta un ostacolo al benessere sociale che può essere raggiunto solamente attuando politiche veramente comunitarie incentrate su un sistema gerarchico delle priorità che non tenga conto di confini e poteri dei singoli stati membri, ma intervenga legittimamente nelle necessità per lo sviluppo sociale, politico ed economico dell’Unione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il precario contesto economico conseguenza di una organizzazione strutturale mal coordinata e il deficit democratico affiancato da un elevato grado burocratico perseguito da Bruxelles, costituiscono le principali motivazioni della nascita di questo sentimento che ora trova le propria legittimazione attraverso un altro argomento,  la mal gestione dei vecchi fondi, il bilancio comunitario 2000-2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le incredibili utilizzazioni dei fondi Ue sono gli argomenti preferiti dei giornali di questo mese. La settimana scorsa il quotidiano tedesco Bild ha accusato l’Ue di aver finanziato in Portogallo un nuovo campo da golf in una zona con già 22 impianti, in Danimarca la produzione del formaggio denominato feta tipico greco , in Spagna la costruzione di un aeroporto inutilizzato. L’ex commissario per l’Agricoltura, l’austriaco Franz Fischler, ha confermato che la regina Elisabetta d’Inghilterra e la sua famiglia, proprietari di latifondi, risultano tra i principali beneficiari dei fondi Ue per l’agricoltura. Sugli aiuti umanitari e sui costi delle campagne informative o degli eurosondaggi se ne sentono di tutti i colori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le assurdità, più recenti, spiccano il trasferimento mensile dell’intero Europarlamento da Bruxelles a Strasburgo, che provoca una spesa stimata intorno ai 250 milioni di euro annui e gli «stipendi d’oro» e i privilegi degli euroburocrati e degli eurodeputati dove come al solito il primato di spesa spetta agli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo e confrontandolo con la determinazione del premier inglese Tony Blair che ha promesso: «Un bilancio contenuto al massimo, ma ben speso» posso solamente allearmi con il suo pensiero e augurargli "buon lavoro".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111990448375427883?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111990448375427883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111990448375427883&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111990448375427883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111990448375427883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/bilancio-ue-si-pu-solo-migliorare.html' title='Bilancio Ue. Si può solo migliorare'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111980861730475052</id><published>2005-06-26T19:11:00.000+02:00</published><updated>2005-06-27T14:40:07.710+02:00</updated><title type='text'>"Speculazione - caro petrolio". Il giusto connubio</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il petrolio continua a rappresentare un rischio per la crescita mondiale. La decisione dell’Opec di aumentare le quote di produzione non ha allentato la tensione sui mercati del petrolio, favorita in particolare dalle preoccupazioni per la crescita della domanda in base ad un’offerta fondata già su una sovrapproduzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attenzione degli esperti ed operatori è tutta incentrata sul lato della domanda che all’apparenza trova le ragioni di tali quotazioni verso oriente. Le tigri asiatiche hanno sete di energia e le continue offerte della Cina per acquisire la società petrolifera Unocal dimostrano la linearità della teoria. Ma a ben guardare questi conti qualcosa non torna. In questi ultimi cinque mesi le importazioni del greggio da parte della Cina hanno registrato una diminuzione dell’1,2% su base annua e le scorte di greggio Statunitensi sono aumentate del 6,4% nel primo trimestre del 2005. A spiegare questa situazione divergente e priva di ragione tra prezzi crescenti e indebolimento della domanda sarebbe l’esistenza si un forte numero di speculatori che dominano il mercato. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;L’esistenza di opportunismo nei mercati rende irrisorio l’operato e l’esistenza dell’Opec garante della stabilità. E' questa la sintesi del rapporto mensile pubblicato dal Cges, Centre for Global Energy Studies che discredita l’operato dell’authority:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;"Opec has lost credibility as a guarantor of stable oil prices and its claims that it is doing all it can to ease oil prices are starting to sound rather hollow…… Opec members seem comfortable in testing the limits to which they can push oil prices without triggering a reaction from consumers,"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La speculazione, comunque, resterà la probabile protagonista anche in questa settimana considerando il risultato delle elezioni iraniane favorevoli al conservatore Mahmoud Ahmadinejad, che ha dichiarato di voler revisionare i contratti con le società petrolifere presenti in Iran.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111980861730475052?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111980861730475052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111980861730475052&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111980861730475052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111980861730475052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/speculazione-caro-petrolio-il-giusto.html' title='&quot;Speculazione - caro petrolio&quot;. Il giusto connubio'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111944178071540816</id><published>2005-06-22T13:54:00.000+02:00</published><updated>2005-06-23T09:59:08.110+02:00</updated><title type='text'>I flussi migratori generano solo vantaggi</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000066;"&gt;Secondo uno studio dell’International Organization for Migration, i lavoratori migranti possono portare molti benefici, sia al paese di provenienza sia a quello destinatario.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'organizzazione internazionale ha presentato oggi un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://news.bbc.co.uk/1/shared/bsp/hi/pdfs/22_06_05_migration_report.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;rapporto&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;che tende ad interpretare i cambiamenti migratori nel 21° secolo considerando i costi, i benefici e gli svantaggi d’espansione globale. Lo studio suddiviso per continenti e regioni, considera eccessive le preoccupazioni percepite dai vari Paesi circa gli effetti negativi delle transizioni demografiche che comportano miseri oneri sociali riguardati il lavoro e all’assistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#666666;"&gt;"We are living in an increasingly globalised world that can no longer depend on domestic labour markets alone. This is a reality that has to be managed,…….If managed properly, migration can bring more benefits than costs."&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;ha dichiarato, Brunson McKinley, presidente dell’organizzazione che sostiene la sua tesi considerando d’esempio il comportamento della Gran Bretagna, che secondo il rapporto trae guadagnato dai flussi migratori:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#666666;"&gt;“...British report showing that, between 1999 and 2000, migrants in the UK contributed $4bn (£2.1bn) more in taxes than they received in benefits.”&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;I migranti oltre ad aumentare il Pil nel settore primario dei paesi che li ospitano, offrendo la possibilità di ricoprire molti posti privi d’offerta nel mercato del lavoro, danno un contributo significativo alle economie dei Paesi d’origine attraverso movimenti di cassa che a volte eccedono i fondi e i prestiti di organizzazioni d’aiuto per lo sviluppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studio sembrerebbe essere la tempestiva risposta "all'idraulico polacco", divenuto ormai simbolo delle perplessità di molti cittadini europei alle prospettive di allargamento dell'Unione Europea. Secondo la Iom, l'Europa dei 15 necessita di politiche rivolte alla migrazione “pro-active” entro il 2010; data in cui si prevede il culmine dell’invecchiamento demografico dell’attuale popolazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111944178071540816?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111944178071540816/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111944178071540816&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111944178071540816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111944178071540816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/i-flussi-migratori-generano-solo.html' title='I flussi migratori generano solo vantaggi'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111935716088461794</id><published>2005-06-21T14:13:00.000+02:00</published><updated>2005-06-21T14:36:36.096+02:00</updated><title type='text'>Petrolio. Conseguenze di un monopolio energetico</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il petrolio, è di nuovo sotto gli occhi di tutti e si appresta ha ricevere soprattutto in questa settimana, l'attenzione di operatori, società e organi istituzionali. Le quotazioni per il settore Oil e Gas, che raggiunge i 376 punti nel mercato europeo e il prezzo di circa 60$ a Wall Street, sembrerebbe continuare a salire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quadro tecnico ovviamente consolida i trend previsti al rialzo, sia nel medio sia nel lungo periodo, e porterà nei prossimi giorni ad un test del mercato, necessario per attribuire alla fluttuazione il relativo peso, confermando o meno le preoccupazioni che si stanno diffondendo nelle economie mondiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema riguarda anche la gallonante economia cinese e a dimostrarlo è l’allarme utili, proveniente dalla sua industria automobilistica. Nei primi quattro mesi del 2005 i profitti del settore hanno raggiunto gli 1,5 miliardi di dollari, il 57% in meno rispetto allo stesso periodo del 2004, a causa dell'aumento degli sconti e dei costi dei materiali grezzi: gomma, materiali plastiche, acciaio e indirettamente il carburante. In Cina l’auto è ancora un bene per pochi consumatori. Ha penalizzare il mercato è il basso potere d’acquisto della popolazione e l’elevato costo di combustibili, conseguenza della politica di uno Yuan super-svalutato, che rende svantaggioso acquistare materie prime dall’estero.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Quest’analisi, se confermata, avrà una conseguenza immediata sul livello dei prezzi e successivamente sulle decisioni di politica economica di vari paesi. Grennspan che da tempo riflette su una variazione del saggio di interesse per contrastare la bolla immobiliare presente in alcuni paesi degli States, sarà quindi costretto a concedere un rialzo dello strumento di un quarto di punto percentuale nella riunione della Fed che presidierà il 29 – 30 giugno. Dall’altra parte dell’atlantico la vicenda consegnerà un ulteriore grattacapo alla Bce che, oltre a gestire un insieme di Paesi con economie divergenti, dovrà combattere l’inflazione senza contare su una variazione dei tassi che molti ritengono gia elevati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre l’Opec, attraverso la conferenza di Vienna, cerca di direzionare i riflettori sull’ottimismo, promettendo un aumento dell’offerta da 27,5 milioni di barili al giorno a 28 milioni, gli esperti attribuiscono diverse origini alla crisi. Nel &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.businessweek.com/bwdaily/dnflash/jun2005/nf20050621_7251_db039.htm" target="blank"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;Business Week&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt; on-line della casa editrice McGraw-Hill, Stanley Reed accusa principalmente l’eccessiva e costante preoccupazione presente nei mercati originata dall’altalenante situazione presente nei paesi produttori, mentre in un’&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&amp;artId=680221&amp;amp;amp;chId=30&amp;artType=Articolo&amp;amp;back=0"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;intervista&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;per Il sole 24 ore, il direttore esecutivo del Centre for Global Energy Studies, Fadhil Chalabi, punta il dito contro l’Opec e attribuisce la causa dell’aumento dei prezzi alla scarsa qualità del petrolio estratto:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;“….in verità l’Opec ha fatto davvero poco. Grazie al caro-barile i loro bilanci si sono gonfiati. Eppure hanno destinato agli investimenti per migliorare la capacità produttiva solo una piccola parte di tali entrate. E il risultato è sotto gli occhi di tutti”.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;A mio modo di vedere, l’unica cura per ridurre il prezzo del greggio sembrerebbe quella di abbattere il suo monopolio. Investendo e diversificando la produzione energetica e applicando al settore le regole di costruzione di un portafoglio finanziario, oltre alla possibilità di gestire il rischio, si può essere in grado addirittura di minimizzarlo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111935716088461794?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111935716088461794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111935716088461794&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111935716088461794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111935716088461794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/petrolio-conseguenze-di-un-monopolio.html' title='Petrolio. Conseguenze di un monopolio energetico'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111921641152589465</id><published>2005-06-20T01:00:00.000+02:00</published><updated>2005-06-19T23:30:02.653+02:00</updated><title type='text'>La settimana macroeconomica</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="WIDTH: 228px; HEIGHT: 139px" height="241" src="http://img134.echo.cx/img134/6247/040225greenspanhmed9ahmedium3i.jpg" width="314" align="left" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Greenspan simbolo di credibilità.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Tra i molteplici dati che hanno composto lo scenario economico statunitense l'attenzione degli investitori era rivolta alla pubblicazione relativa ai flussi di capitali da e verso gli Stati Uniti registrati in aprile. Il dato ha evidenziato un leggero miglioramento rispetto al mese precedente, ma, con amara sorpresa è risultato pari a 47,5 miliardi, pesantemente peggiore dell'attesa. Le aspettative erano, difatti, per un ritorno dei flussi verso i 70 miliardi di dollari, un dato che da qualche anno consente all'economia americana di finanziare in gran misura il deficit commerciale, attualmente testato sui 58 miliardi. Tale esito dimostra che i cittadini americani cominciano a diversificare i loro portafogli investendo anche all'estero, conseguenza di una minore propensione al rischio investimento interno. Scorporando il dato nelle sue parti si evidenzia soprattutto un calo dei flussi di capitali privati, a dimostrazione di una certa avversione al rischio in una fase incerta di mercato dove ancora il futuro non è trasparente. L'orientamento del mercato favorevole al dollaro non è stato confermato dai dati usciti nel corso della settimana, in particolare dall'inatteso calo delle vendite al dettaglio nel mese di maggio e alla contrazione dei prezzi alla produzione. L'ascendente trend, che da qualche settimana sta supportando il biglietto verde, ha preso il via dalle dichiarazioni pronunciate la scorsa settimana da Alan Greenspan che ha confermato l'attuale politica di graduale rialzo dei tassi Usa precisando che l'attuale inversione della curva dei tassi, con l'anomalo basso livello dei tassi di interesse a lungo termine, può essere attribuita a cambiamenti strutturali e non significa necessariamente che il mercato sta scontando una futura recessione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella stessa direzione si sono mossi i commenti del presidente della Fed di St Louis, William Poole, che ha spiegato che il basso livello dell'inflazione lascia alle autorità spazio di manovra per un uso più aggressivo della politica monetaria. Nel corso dell'ultimo anno la Fed ha alzato il costo del denaro per ben otto volte portando i tassi ufficiali del dollaro al 3% e un ulteriore ritocco di 25 punti base è previsto per fine giugno. Alla luce delle ultime statistiche economiche il dibattito, all'interno del prossimo Fomc del 30 giugno, si preannuncia alquanto animato. Al momento, dando per scontato un ulteriore rialzo di 25bps in occasione dell'incontro di giugno, l'attenzione si focalizza soprattutto sull'eventuale prosecuzione o meno della fase di rialzo dei tassi nel corso dei prossimi mesi. In ogni caso il Fomc di agosto rimane aperto ad ogni decisione e in ogni caso per il 9 agosto la Fed potrà usufruire di tutti i dati del secondo trimestre, in modo da poter operare una scelta più accurata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="WIDTH: 311px; HEIGHT: 151px" height="158" src="http://img134.echo.cx/img134/6410/tre2cn.jpg" width="318" align="left" /&gt;&lt;strong&gt;C'è chi mira al futuro e chi è prigioniero del passato.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per contro i tassi dell'euro restano ancorati al 2% e l'andamento debole dell'economia non lascia intravedere spazi di risalita. Allo stato attuale, permangono tutte le premesse affinché il dollaro rimanga il preferito dagli investitori internazionali. Analizzando la questione dalla parte dell'euro le cause della debolezza che lo accompagna oramai da alcuni mesi vanno principalmente ricercate nei problemi legati alla ratifica della Costituzione, così come al futuro dell'Unione allargata in campo economico e l'eccessiva burocratizzazione delle istituzioni europee. Chiaramente se alla caduta del cambio Eur/usd non dovesse corrispondere un aumento del deficit Usa, è probabile che tale processo continui nel tempo per la necessità del Vecchio Continente di svalutare in modo competitivo senza però provocare scossoni ai prezzi, pertanto sarà una discesa lenta e costante. Da un punto di vista macroeconomico e di flussi traspare che non sono ancora maturi i tempi per comprare euro in quanto la sfiducia degli investitori legata alle prospettive economiche e politiche dell'Unione sembrano peggiorare di giorno in giorno. Non si deve dimenticare che in questo momento è in atto una discussione importante per il futuro della Ue, ossia l'approvazione del bilancio revisionale del periodo 2007-2013. Nonostante il vertice del 16 giugno abbia accentuato le divergenze tra gli schierati, dovranno essere stabilite le quote che ogni paese dovrà versare per andare a formare il bilancio comunitario. Lo scontro a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni, come sottolinea il ministro degli esteri Inglese, Jack Straw, ha due soggetti: chi mira al futuro e chi è prigioniero del passato. Chirac, di certo, non può attribuire il termine egoista a chi vuole tagliare dei fondi destinati al protezionismo delle campagne francesi per finanziare l'innovazione e la ricerca. Ma queste argomentazioni sono già state eloquentemente approfondite da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://harry.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=553175"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;Harry&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://jimmomo.blogspot.com/2005/06/vergogna-juncker-litalia-deve.html"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;Jimmomo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111921641152589465?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111921641152589465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111921641152589465&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111921641152589465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111921641152589465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/la-settimana-macroeconomica.html' title='La settimana macroeconomica'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111901682145689094</id><published>2005-06-17T15:59:00.000+02:00</published><updated>2005-06-17T16:00:21.463+02:00</updated><title type='text'>Emissioni, nascono le borse del "fumo"</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Nasce il commercio del "fumo": un mercato anomalo dove chi vi partecipa è costretto a vendere e a comprare, ossessionato dal mettere la mano nel portafoglio. Come tutti i mercati anche questo è regolato dalla domanda e l'offerta ed ha per oggetto lo scambio dei diritti di emissione, ovvero diritti a immettere nell'atmosfera tonnellate di anidride carbonica (Co2). &lt;a href="http://www.nordpool.com/demo/demo1.html"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Funziona così&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;: gli operatori, cioè le industrie che inquinano di più, ricevono un certo numero di carte (quote), ciascuna corrisponde a una tonnellata di Co2. Passato un anno, si indaga sulla quantità di emissioni. Nel caso in cui queste siano superiori alle carte possedute l'impresa rimedia comprandone altre, se si inquina di meno si possono vendere le quote o tenerle per il successivo anno. Da gennaio per oltre 12 mila aziende dell'Unione europea è obbligatorio frequentare questo mercato.&lt;img height="250" alt="quotazioni nella piattaforma Nord Pool" src="http://www.nordpool.com/marketinfo/charts/financial_Year.gif" width="400" align="right" border="0" /&gt; Ad oggi costa 20 euro circa il diritto a scaricare nell'atmosfera una tonnellata di anidride carbonica, un prezzo che si attesta triplo rispetto a quello di un anno fa. Il vero boom, tuttavia, deve ancora arrivare. Fino ad oggi infatti, hanno compiuto operazioni di trading soltanto una ottantina di imprese e solo ora iniziano a reagire gli altri mercati come quello dei contratti spot, forward e futures, che potranno essere perfettamente coinvolti in questo scambio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema di scambi europeo, lo European Union Emission Trading Scheme (Eu-Ets) è appena nato. E soltanto sette Paesi (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania,Olanda, Regno Unito, Svezia) hanno finora aderito e istituito il registro elettronico delle emissioni. Anche i mercati regolamentati, finora tre, si moltiplicheranno ed evolveranno: la prima borsa nata in materia e la &lt;a href="http://www.nordpool.com"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Nord Pool&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, segue &lt;a href="http://www.europeanclimateexchange.com/index_flash.php"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;l'European Climate Exchange&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; e la tedesca &lt;a href="http://www.eex.de/"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;European Energy Exchange&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte società di consulenza energetica tra cui la Point Carbon, sono scettiche sulle potenzialità del sistema e sulle politiche di Bruxelles, ancorate sul protocollo Kyoto. Esse fanno notare che le quantità di emissioni di Co2 dipendono da una serie di fattori molto diversi tra loro: il ritmo della crescita economica, i prezzi dei combustibili e addirittura le condizioni meteorologiche. Di fatti, Il molto freddo o il molto caldo comporta l'utilizzo di più energia, necessaria per il processo produttivo o per ventilare le fabbriche.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111901682145689094?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111901682145689094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111901682145689094&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111901682145689094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111901682145689094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/emissioni-nascono-le-borse-del-fumo_17.html' title='Emissioni, nascono le borse del &quot;fumo&quot;'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111887352607731684</id><published>2005-06-15T23:33:00.000+02:00</published><updated>2005-06-16T00:35:01.190+02:00</updated><title type='text'>Conti pubblici, episodio III. Il rinvio dell'Irap</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.rainews24.it/ran24/immagini/berlusconi_montezemolo.jpg" align="left" /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;"&lt;em&gt;Speriamo che la politica del rinvio delle non decisioni, venga meno perchè l'ottimismo verrebbe molto ridimensionato&lt;/em&gt;". La &lt;a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/06_Giugno/15/irap.shtml"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;dichiarazione di Montezemolo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; rappresenta una pesante critica al governo giustificata dalla decisione di rinviare il taglio dell'Irap, accantonando la proposta fino il 2006.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il presidente di Confindustria non ha perso del tutto la fiducia a riguardo delle politiche della maggioranza, caligs ha ridimensionato e azzerato tutte le aspettative sulla capacità manageriale dell'attuale amministrazione. L'approccio restrittivo nella pressione tributaria proposto lo scorso anno dal Presidente del Consiglio e l'aumento di circa il 5% delle retribuzioni nella pubblica amministrazione, lo dimostrano e rappresentano una politica divergente nei confronti delle reali necessità del paese. Non sono certo contro la riduzione delle tasse ma sono concorde con la politica di Blair che ci ha dimostrato che ciò va fatto quando l'economia gira. Diminuire la entrate e aumentare le uscite peggiora il saldo dei conti pubblici, lo sanno benissimo, ma tutto sembra giustificato. Da una parte c'è da onorare il contratto con gli italiani e dall'altra da tenere a bada i sindacati e la maggior parte dei cittadini da loro plagiati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di certo, se il governo avesse adottato in passato il buon senso, oggi avremo assistito all'eliminazione di una tassa iniqua, pro-competitività, finanziata da pochi euro di tributi in più in bustapaga e dalla costanza delle retribuzioni dell'inefficiente burocrazia. I fondi per ridurre progressivamente l'Irap, tra 2006 e il 2008, che si rimedieranno attraverso la lotta all'evasione, si ipotizza 3,5 miliardi di euro, e dall'abbattimento della spesa pubblica, altri 3,5 miliardi, ce li saremmo potuti risparmiare e l'industria avrebbe avuto un alibi di meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora è il momento di fare i conti con la credibilità di questa amministrazione.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111887352607731684?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111887352607731684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111887352607731684&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111887352607731684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111887352607731684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/conti-pubblici-episodio-iii-il-rinvio.html' title='Conti pubblici, episodio III. Il rinvio dell&apos;Irap'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111875775307193270</id><published>2005-06-14T15:53:00.000+02:00</published><updated>2005-06-14T16:43:06.993+02:00</updated><title type='text'>Il nucleare tra l'era del petrolio e quella dell'idrogeno</title><content type='html'>&lt;img style="WIDTH: 242px; HEIGHT: 179px" height="80" alt="Centrale nucleare di nuova generazione" src="http://www.nuctec.com.br/educacional/fotos/nucmundo3.jpg" width="117" align="left" /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Le centrali nucleari se non costruite su larga scala costituiscono la fonte energetica industriale più costosa. Il suo onere va dai 47 ai 71 dollari per mille chilowattora prodotti, contro i 33 – 41 dollari del carbone e i 35 – 45 dollari del turbogas a ciclo combinato. La dichiarazione è dell’Università di Chicago, che oltre a condurre questo studio per conto del &lt;a href="http://nuclear.gov/"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Department of Energy&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; (DoE), rappresenta una delle principali basi di ricerca e sviluppo in materia energetica sul quale il ministero può far leva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ricercatori hanno realizzato il rapporto sintetizzando il peso dei fattori che influenzano la fattibilità economica relativa alla realizzazione di nuovi impianti nucleari tra cui: la costruzione, le nuove tecnologie nucleari, il problema delle scorie radioattive, la definizione della politica nucleare e di un sistema di regolazione in merito, la sicurezza nazionale, la questione ambientale e il peso dei costi attraverso la transazione verso un’economia all’idrogeno. A pesare sui costi di costruzione di una centrale nucleare in considerazione del ciclo di vita del progetto sono i piani di dismissione e le spese di stoccaggio delle scorie che variano da 3,50 a 5,50 dollari per ogni megewattora prodotti, pari a circa 5 – 12% del prezzo della generazione di energia nucleare. In ogni caso c’è da sottolineare che i costi, come si può immaginare, scendono man mano vengono costruite altre centrali atomiche. Le prospettive di lungo periodo che vedono l’aumento del prezzo dell’elettricità prodotta con combustibili, come gas e petrolio, influenzati dalla sempre più enorme domanda relazionata all’offerta e i sovraccosti che si raggiungeranno con l’applicazione del protocollo di Kyoto, sembrano dar ragione al programma, by G. W. Bush, &lt;a href="http://nuclear.gov/"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;GeNuclear Power 2010&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, una joint venture tra stato e industria del settore per identificare luoghi adatti dove realizzare centrali nucleari, sviluppare nuove tecnologie, valutare i costi di costruzione di nuovi impianti nucleari e la fattibilità degli iter regolatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nucleare costituisce una risposta realistica alla fine del paradigma del petrolio. Si devono accantonare, quindi, i progetti e le prospettive di chi vede e aspetta l’arrivo dell’idrogeno nel settore. Il fisico americano David Goodstein, prorettore al California Institute of Technology, autore del libro “Il mondo in riserva”, edito da Egea , spiega:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;"Il petrolio è destinato a finire, anche se non è ancora possibile dire quando. La teoria del “picco di Hubbert” ci ha insegnato che la crisi scoppierà non quando avremo estratto l’ultima goccia di petrolio, ma quando inizierà a diminuire il ritmo di estrazione: cioè quando avremo usato circa la metà del petrolio disponibile in natura. Questo momento è molto vicino. E sarebbe inutile e pericoloso insistere sui combustibili fossili."&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;La produzione di energia attraverso l’idrogeno è considerata la migliore fonte di energia per il futuro. I problemi tecnici che hanno finora impedito il suo uso intensivo potranno essere un giorno risolti, ma probabilmente non in tempo per salvarci dalla china che ci attende una volta passato il picco di Hubbert. Bisogna di conseguenza sottolineare che la tecnologia nucleare deve rappresentarsi come un elemento di passaggio tra il petrolio e l’idrogeno. Questo per evitare che in un futuro la risorsa uranio, materia prima per il processo produttivo di energia nucleare che conta un numero limitato di giacimenti, non prenda la strada intrapresa oggi a &lt;a href="http://www.forbes.com/static_html/oil/2004/oil.shtml"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Wall-Street dal greggio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111875775307193270?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111875775307193270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111875775307193270&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111875775307193270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111875775307193270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/il-nucleare-tra-lera-del-petrolio-e.html' title='Il nucleare tra l&apos;era del petrolio e quella dell&apos;idrogeno'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111867238359223482</id><published>2005-06-13T16:09:00.000+02:00</published><updated>2005-06-13T16:27:51.790+02:00</updated><title type='text'>Ricucci, il mercato richiede trasparenza.</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Ma chi è Stefano Ricucci? E’ un prestanome o un vero capitalista? “Sono il figlio di un autista dell’Atac che dai 14 anni lavora senza l’aiuto di nessuno”. Questo afferma l’uomo che ha dato il via all’assalto alla Rcs, il quale sindacato ha scavato la sua trincea per difendersi dall’assedio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Nonostante le agenzie e i media abbiano impiegato risorse per la questione, ne la sua provenienza ne quella degli enormi mezzi su cui può puntare sono venuti alla luce. Eppure per qualcuno Ricucci gode evidentemente di fama mondiale. Non si spiegherebbe altrimenti come mai colossi del calibro di Deutsche Bank e SocGen non abbiano avuto esitazioni a mettergli a disposizione linee di credito miliardarie: 1 miliardo tondo la prima, 800 milioni la seconda. Il finanziamento concesso da Deutsche Bank di Londra è della stessa entità di quelli concessi a investitori internazionali come gli hedge fund che lavorano utilizzando la leva del debito. Riccuci, che non ha certo le credenziali di un investitore istituzionale appare così più una pedina, non è affatto facile giustificare gli eventi senza cadere nel legittimo dubbio. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;E’ vero che le garanzie possono essere incamerate ad arbitrio dalla banca ma di certo gli enormi afflussi che oggi si collocano nei conti dell’immobiliarista romano ci fanno pensare ad un avvallate; qualcuno che vanta veramente delle garanzie messe a disposizione per un fine ben preciso. Per &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.opinione.it/pages.php?naz=naz&amp;key=art&amp;amp;amp;amp;amp;edi=125&amp;amp;id=2507"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;L’opinione&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt; la versione più realistica è rappresentata dalla presenza di una regia e di più finanziatori.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111867238359223482?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111867238359223482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111867238359223482&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111867238359223482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111867238359223482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/ricucci-il-mercato-richiede.html' title='Ricucci, il mercato richiede trasparenza.'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111866599646470226</id><published>2005-06-13T14:15:00.000+02:00</published><updated>2005-06-13T17:12:49.516+02:00</updated><title type='text'>L'astensionismo da mare, vince e raggiunge il Quorum</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Per chi come me credeva nella potenzialità e nelle sorti di questo referendum, si può solo associare all’amarezza di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://jimmomo.blogspot.com/2005/06/ore-22-quando-un-requiem-ci-sta-bene.html"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;JimMomo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;.&lt;/span&gt; In questo referendum non ha perso la corrente del “Si” e non ha vinto quella dell’astensionismo ma aldilà delle previsioni di entrambe gli schieramenti ha prevalso la superficialità, il menefreghismo. Considerando l’età media della popolazione, la sua densità distributiva e il grado di influenza della Chiesa correlata con i primi due elementi, non potevo certo essere fiducioso nel raggiungimento del quorum ma di certo la percentuale di non votanti, quelli a cui nulla importa, rappresenta l’immagine, del tutto democratica, di un paese che scava per raggiungere punti sempre più bassi. Volontà correlata con la mia voglia di emigrare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:85%;"&gt;Per rimediare a questo tipo di astensionismo basterebbe eliminare il quorum: chi non va a votare praticamente delega alla decisione altrui le proprie scelte. Qualsiasi risultato esce dalle urne di un referendum rappresenterebbe l'opinione prevalente tra i cittadini.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111866599646470226?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111866599646470226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111866599646470226&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111866599646470226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111866599646470226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/lastensionismo-da-mare-vince-e.html' title='L&apos;astensionismo da mare, vince e raggiunge il Quorum'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111817641125353005</id><published>2005-06-07T22:29:00.000+02:00</published><updated>2005-06-08T11:01:27.003+02:00</updated><title type='text'>Bruxelles mostra il guantone. L'italia è il sacco.</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;La Commissione di Bruxelles è risultata irremovibile. L'istituzione presieduta da Barroso ha dunque optato per la soluzione più drastica approvando la proposta di procedura d'inflazione contro l'Italia per deficit eccessivo presentata da Joaquim Almunia, commissario agli Affari economici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ruolo da mediatore interpretato da Siniscalco non è stato efficace per raggiungere una soluzione ad unanimità, condivisa. Le divergenze trattano l'interpretazione di dati di bilancio e non il valore dei numeri tecnici, per questo il ministro dell'economia aveva invitato la commissione a prendersi qualche giorno di riflessione. Bruxelles, quindi, usa il pugno di ferro come se volesse confermare il suo autoritarismo che in Europa non è cambiato nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque la procedura non scatterà immediatamente poiché si deve prima considerare l'opinione tecnica del Comitato economico e finanziario (cef) e poi l'avvallo finale dell'Ecofin del 12 luglio. In quella sede la valutazione si trasformerà da tecnica in politica. Siniscalco ha quindi qualche settimana per dimostrare i buoni motivi per essere perdonati. Il ministro ha annunciato il suo tour di autodifesa e le sue armi:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p align="left"&gt;"Con il rapporto della Commissione inizia oggi la discussione: già ieri abbiamo presentato la lettera che menziona quali sono, secondo noi, gli altri fattori rilevanti e venerdì presenteremo il primo memorandum con le nostre controdeduzioni rispetto a quel rapporto"&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;La strada verso il dialogo e il ragionamento sembrerebbe favorevole all'Italia considerando l'inizio imminente della presidenza britannica. L'Ecofin del 12 luglio sarà presieduto dal Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brow che di certo, non ha la fama di essere un euroentusiasta. Per un economista che in questi anni ha utilizzato il disavanzo come trampolino di lancio dell’economia inglese, risulta difficile condividere i vincoli di Maastricht.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111817641125353005?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111817641125353005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111817641125353005&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111817641125353005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111817641125353005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/bruxelles-mostra-il-guantone-litalia_07.html' title='Bruxelles mostra il guantone. L&apos;italia è il sacco.'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111809561445863767</id><published>2005-06-07T00:06:00.000+02:00</published><updated>2005-06-07T10:24:19.033+02:00</updated><title type='text'>Intermediari, l'ostacolo tra famiglie e imprese</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Il titolo è puramente ironico, necessario per descrivere l'errato ruolo di intermediazione impersonato soprattutto da banche e assicurazioni; veste con il quale si è contribuito al rallentamento economico.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Negli ultimi anni, caratterizzati dalla stagnazione dell'economia produttiva, i patrimoni italiani sono cresciuti all'incirca del 5% annuo. Una parte di questo surplus è determinata dalla crescita di valore degli immobili, ma il grosso deriva dall'accumulazione di risparmio, che è cresciuta a un ritmo ancora più sostenuto. I Titoli di Stato, i depositi e le polizze assicurative in possesso degli italiani sono passati dai 2mila e 500miliardi di euro del1999 ai 3mila del 2004. In sostanza si è verificato un fenomeno caratterizzato dalla crescita dei redditi, pur in presenza di una limitatissima crescita della produzione, che però non si trasferiscono in consumi, ma in risparmio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Si tratta di comprendere dov'è la strettoia che impedisce che la maggiore ricchezza affluisca sotto forma di investimento ai settori produttivi, dell'industria e dei servizi, in modo da finanziare la ripresa dell'economia. Molto, dipende dall'attitudine degli intermediari finanziari, banche e assicurazioni in primis, che richiedono un elevato grado di garanzia e che non sono in grado di selezionare le imprese da finanziare in base alla validità e alla qualità innovativa dei loro progetti. Di certo non è solo colpa loro, anche a voler sostenere imprese innovative, si fa una grande fatica a trovarne. Di certo dopo un 2004 d'oro che vede nel settore piovere utili ci si chiede se gli intermediari hanno acquisito un livello di rischio sufficiente ad agevolare l'economia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111809561445863767?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111809561445863767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111809561445863767&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111809561445863767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111809561445863767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/intermediari-lostacolo-tra-famiglie-e.html' title='Intermediari, l&apos;ostacolo tra famiglie e imprese'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111808790850665078</id><published>2005-06-06T22:10:00.000+02:00</published><updated>2005-06-06T22:06:39.583+02:00</updated><title type='text'>Weekend lungo. Cosa sarà accaduto al Pil italiano?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;E' inutile dire che bisogna lavorare di più, è inutile spiegare che il prodotto interno lordo deve crescere. Non c'è nulla da fare. Gli italiani appena scorgono un ponte, prendono e partono. Eppure Berlusconi ci aveva ben ravvisati: le vacanze di pasqua sono state la causa di quella recessione che ha attirato le penne di tutta la stampa estera. Cosa si conclude? La popolazione italiana non accetta consigli dal Presidente del Consiglio? No, direi che sette milioni di persone questo fine settimana hanno deciso di andare in villeggiatura a spendere i loro stipendi mettendo in pratica un altro suggerimento del Premier, dato come risposta all'Economist un mese fa: "il quotidiano sbaglia a raffigurare l'Italia con le stampelle. L'Italia e' un paese ricco e benestante. Il Pil non considera le proprietà e i risparmi degli italiani."&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111808790850665078?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111808790850665078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111808790850665078&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111808790850665078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111808790850665078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/weekend-lungo-cosa-sar-accaduto-al-pil.html' title='Weekend lungo. Cosa sarà accaduto al Pil italiano?'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111801296682981050</id><published>2005-06-06T12:09:00.000+02:00</published><updated>2005-06-14T17:02:51.976+02:00</updated><title type='text'>Questa povera Europa destabilizzata</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Non sono anti-Ue. Quello francese e olandese non è un No contro l'Europa, è un voto contro una città particolare in Europa: Bruxelles. Per molti cittadini dell'Ue, Bruxelles, che ospita la sede del Parlamento Europeo, si è trasformata nella dimora della burocrazia, estromettendo i principi di armonia e chiarezza pretesi dalla popolazione. E' soprattutto un voto contro le riforme, contro il modello anglosassone di capitalismo, contro il liberalismo economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le politiche monetarie della Bce e il mercato del lavoro sembrano rappresentare rispettivamente il passato e il futuro del fallimento dell'economia. La recente accusa dal ministro delle finanze, Hans Eichel, e il presidente della Bundesbank, Axel Weber, riguardante gli alti tassi di interesse praticati da Francoforte e della successiva discussione, presente in Italia e Germania, di un possibile naufragio dell'Unione monetaria, hanno fatto emergere l'esistenza di un forte malessere sociale nel cuore del continente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;"&lt;em&gt;Per l'Italia, soprattutto, l'uscita dall'euro sarebbe un disastro economico: ciò che potrebbe guadagnare in termini di competitività svalutando la moneta, andrebbe perso con il rialzo secco dei tassi di interesse&lt;/em&gt;"; riferisce Daniel Gros in un &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&amp;artId=672836&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;chId=30&amp;artType=Articolo&amp;amp;back=0"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;intervista&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;al Il sole 24 ore.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;La situazione descritta dal direttore del Ceps di Bruxelles ci deve far riflettere sulla poca razionalità e scarsa conoscenza della popolazione italiana della struttura economica di un paese. Di fatti la vecchia Italia che trovava la sua forza negli alti tassi di interesse, che regolarizzava il mercato immobiliare, e da una moneta svalutata, che favoriva la domanda estera delle nostre industrie, appare oggi incapace di sostenere un modello economico differente dagli ultimi 20 anni, caratterizzato da un cambiamento radicale di queste grandezze economiche. Questa ottusità italiana merita attenzione; o si agisce con una politica di educazione del cittadino all'economia migliorando quindi le potenzialità della nostra popolazione nel creare ricchezza, o tanto vale veramente a tornare alla vecchia moneta, pagando oneri che derivano dalla responsabilità di tale decisione, evitando però un declino di lungo periodo causato da una politica non interventista sull'argomento.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;D'altra parte la prossima minaccia è rappresentata da un presunto “dumping sociale” , a spaventare l'opinione pubblica è soprattutto l'Europa orientale, pronta a offrire forza lavoro a un costo decisamente inferiore rispetto alla media comunitaria. Lo sa bene chi ha seguito il dibattito francese delle ultime settimane, dominato dal timore provocato dalla possibile invasione degli "idraulici polacchi". L'idraulico polacco è infatti l'incarnazione delle paure dei lavoratori d'Oltralpe di fronte ad una Europa vista come un serbatoio di immigrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso che potrebbe succedere? Un pericolo più reale potrebbe derivare dal mutato atteggiamento degli investitori, dubbiosi sulle potenzialità dell'Eurozona. Il mercato valutario, per l'appunto, sta pagando la mancanza di stabilità. Si è iniziato a tracciare al ribasso il grafico che rappresenta il confronto dell'Euro con il Dollaro. Un ulteriore pretesto per vendere l'euro è stato fornito da notizie negative. Anche in Francia e Germania, come già evidenziato in Italia, gli indici della fiducia delle imprese manifatturiere hanno segnato, a maggio, per il quinto mese consecutivo, un andamento in flessione. L'Isae sottolinea che le imprese dei tre Paesi segnalano un ulteriore accumulo delle scorte di magazzino, a fronte di un cattivo andamento degli ordini.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111801296682981050?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111801296682981050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111801296682981050&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111801296682981050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111801296682981050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/questa-povera-europa-destabilizzata.html' title='Questa povera Europa destabilizzata'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111758033329586332</id><published>2005-06-01T01:13:00.000+02:00</published><updated>2005-06-01T01:06:33.830+02:00</updated><title type='text'>Francoforte, 15 giugno 2025</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il Corriere coglie l'occasione, del delicato quadro economico e del No francese alla carta costituzionale, per pubblicare nella sezione Economica del giornale un singolare articolo "giunto dal futuro" in cui si descrive la "storia&lt;em&gt;" &lt;/em&gt;delle Istituzioni Europee dal 2005 al 2025.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il Corriere della Sera&lt;em&gt;. Francoforte, 15 giugno 2025. La Banca d’Europa tiene oggi l’assemblea annuale, che riveste quest’anno particolare interesse. Il 25° anniversario dell’istituzione nata il 1° gennaio 1999 come Banca Centrale Europea (cuore operativo dell’allora Sistema Europeo delle Banche Centrali-Sebc), infatti, consente di misurare la strada percorsa. Sono passati 10 anni da quando l’evoluzione delle cose portò a mutamenti radicali sul piano economico e politico. Per quanto riguarda la Banca, nel 2015 finirono il trattato di Maastricht e il Sebc, e nacque la Banca dell’Unione Europea, divenuta solo 2 anni fa, grazie al lento ma sicuro procedere della unione politica, Banca d’Europa. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/edicola/economia.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&amp;amp;doc=BRAGA2"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;SEGUE &gt;&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111758033329586332?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111758033329586332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111758033329586332&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111758033329586332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111758033329586332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/francoforte-15-giugno-2025.html' title='Francoforte, 15 giugno 2025'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111757807523856545</id><published>2005-06-01T01:00:00.000+02:00</published><updated>2005-06-01T00:28:50.236+02:00</updated><title type='text'>Laurea Honorem. La campagna pubblicitaria dell'Università di Urbino</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Felicitazioni a Valentino Rossi che dopo aver conseguito di diploma con "&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.grandiscuole.it/"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;Grandi Scuole&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;" del gruppo Cepu, oggi si è presentato nell’Aula Magna dell’Università di Urbino per ricevere la laurea ad honorem in Comunicazione e Pubblicità per le organizzazioni. La sua passione per le due ruote è stata la chiave che ha espanso la sua mente e aperto la sua cultura in campo sociologico. Di fatti alla domanda:"&lt;em&gt;secondo lei quale ruolo ricopre la televisione nella sociologia della comunicazione?" &lt;/em&gt;risponde: "&lt;em&gt;A me piacciono i Simpson, ma non mi hanno ancora invitato!".&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Ma i miei più "scomposti" complimenti vanno al Rettore Giovanni Bogliolo che, per risolvere gli enormi problemi di bilancio del proprio Ateneo, cerca di catturare studenti, ricorrendo a teatrini come quello di stamani. Almeno sembra che lui abbaia seguito, a differenza del Dott. Rossi, qualche lezione di Laboratorio Di Costruzione Del Messaggio Pubblicitario, e aggiungo io, Italiano.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111757807523856545?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111757807523856545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111757807523856545&amp;isPopup=true' title='29 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111757807523856545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111757807523856545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/06/laurea-honorem-la-campagna.html' title='Laurea Honorem. La campagna pubblicitaria dell&apos;Università di Urbino'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>29</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111752872635159119</id><published>2005-05-31T10:03:00.000+02:00</published><updated>2005-06-27T22:58:43.106+02:00</updated><title type='text'>Divergenze strutturali penalizzano l'Italia all'interno dell'Ue</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Quirinale, Confindustria, Eurostat, Eurostat, Istat, Economist , l’Ocse e infine Banca d'Italia hanno definito lo scenario italiano recessionistico. I numerosi avvertimenti non danno diritto di replica considerata la notorietà e il grado di indipendenza di chi predica.&lt;br /&gt;Le ferite del “malato” sono profonde e numerose, lo dimostrano le nostre litigiose forze politiche che per l’occasione sembrano disposte a dialogare seriamente. Occorre dunque ragionare, non agire avventatamente e individuare i motivi della disfatta italiana nella realtà Europea.&lt;br /&gt;Dalle numerose analisi è emerso, in primis, la precarietà del nostro settore industriale e della sua classe dirigente, risultata incapace di gestire e ripetere le performance della generazione precedente.&lt;br /&gt;Stefano Micossi riporta su La Stampa i suoi pareri sull’argomento (presenti anche&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.clubeconomia.it/articoli/articolo.php?id=349" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;em&gt;L’economia italiana langue soprattutto per due ragioni immediate. Da un lato, gli aumenti delle tariffe dei servizi a rete e dei prezzi dei servizi privati hanno eroso il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità di competere delle imprese esposte alla concorrenza internazionale.&lt;br /&gt;Dall’altro lato, le ristrutturazioni delle imprese in difficoltà e gli afflussi di capitale e lavoro nei settori innovativi sono stati impediti da vincoli politici e sindacali e protezioni diffuse, soprattutto nel comparto dei servizi&lt;/em&gt;."&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Dalle riflessioni dell’economista si può estrapolare sostanzialmente il grado di minaccia rappresento dalla concorrenza internazionale, soprattutto orientale, avvantaggiata da un Euro forte che incentiva gli europei a importare danneggiando così la produzione interna, e dai limiti della burocrazia che ha soffocato il settore opposto, quello dei servizi.&lt;br /&gt;Proprio questi due fattori, che possono essere rappresentati graficamente, hanno svantaggiato i due paesi europei che hanno sviluppato la propria economia sul settore industriale a discapito di quello dei servizi, vale a dire Germania e Italia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://http://img136.echo.cx/img136/189/tab8zo.jpg" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="WIDTH: 389px; HEIGHT: 343px" height="358" src="http://img136.echo.cx/img136/189/tab8zo.jpg" width="411" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Nella tabella si può notare il rapporto inverso tra la presunta crescita economica prevista per il 2005 e la quota, rappresentata dai dipendenti, del settore industriale presente nel paese di riferimento, all’aumentare della percentuale del settore secondario di uno stato diminuisce l’indice del Prodotto Interno Lordo.&lt;br /&gt;La tesi dimostra come Regno Unito, Olanda, Irlanda e via dicendo siano stati meno colpiti dagli effetti del commercio orientale, di fatti l’acquisto di merci “Made in China” da parte delle loro popolazioni non comporta un danneggiamento alla propria economia basata sul settore terziario, quello dei servizi.&lt;br /&gt;L’Italia penalizzata dalla situazione opposta, perde ancora un altro confronto, quello nell’utilizzo di diverse forme di contratti. L’impiego del part-time riportato in tabella, dimostra la rigidità del nostro mercato del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ulteriormente bisogna sottolineare la difficoltà delle Istituzioni europee, che si trovano a gestire una Unione con all’interno economie con ritmi di crescita e problematiche tra loro molto differenti. Qualunque siano le loro prossime decisioni o manovre provocheranno vantaggi destinati ad alcuni paesi a discapito di altri.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111752872635159119?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111752872635159119/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111752872635159119&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111752872635159119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111752872635159119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/divergenze-strutturali-penalizzano.html' title='Divergenze strutturali penalizzano l&apos;Italia all&apos;interno dell&apos;Ue'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111729132346657596</id><published>2005-05-28T16:35:00.000+02:00</published><updated>2005-05-28T19:39:34.290+02:00</updated><title type='text'>Aumenti in cambio di produttività. Ironia o verità?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Mobilità e produttività. E’ questo il risultato ottenuto del Consiglio dei ministri, che ha barattato l’aumento di 100 euro con due vincoli che dovrebbero rappresentare i fondamenti di qualsiasi amministrazione.&lt;br /&gt;L'accordo può essere definito un successo? Un aumento del 5% è ingiustificato se confrontato, come dovrebbe essere, all’ultima inflazione annua pari a 1,7% ma di certo la produttività è un’entità che si può misurare solo con il tempo. Di efficienza ma soprattutto di valutazione della produttività nella pubblica amministrazione si parla da tempo senza risultati concreti e in queste condizioni economiche il Governo non può certo fare concessioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una forte posizione impopolare sull’accordo sarebbe stata la migliore strategia, ne avrebbero guadagnato i conti pubblici e la perdita d'immagine da parte della maggioranza sarebbe stata minima ( C’è poco da salvare ). La mobilità è forse il punto più forte e credibile dell’accordo. "&lt;em&gt;Governo e sindacati -&lt;/em&gt; si legge nel testo &lt;em&gt;- si impegnano ad avviare un confronto sui temi della mobilità e in particolare riconoscono l'opportunità di attivare un piano per il personale pubblico utile ad accompagnare i progressi innovativi&lt;/em&gt;" . Il termine innovazione è correlato con i tagli della spesa, di fatti il piano esecutivo prevede il taglio di 110 mila posti entro il 2007 e circa 50 mila lavoratori in mobilità.&lt;br /&gt;Un saluto a &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.krillix.ilcannocchiale.it/"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;krillix&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111729132346657596?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111729132346657596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111729132346657596&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111729132346657596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111729132346657596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/aumenti-in-cambio-di-produttivit.html' title='Aumenti in cambio di produttività. Ironia o verità?'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111728030497480432</id><published>2005-05-28T13:16:00.000+02:00</published><updated>2005-05-28T13:38:24.980+02:00</updated><title type='text'>Per l'Ocse si sta creando un divario incolmabile</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il gap macroeconomico tra area euro e Stati Uniti si sta allargando. Questo lo scenario presente ma anche prospettica che emerge dal &lt;a href="http://www.oecd.org/dataoecd/14/9/34911415.pdf"&gt;rapporto Ocse &lt;/a&gt;pubblicato in settimana. Mentre Eurolandia tira il freno, sostiene l'Ocse, le prospettive di crescita sono solide per l'Asia, nuovamente al livello potenziale negli Stati Uniti e deboli e incerte per l'Europa. Nel vecchio continente gli indici congiunturali puntano a un secondo trimestre più debole delle previsioni e a una ripresa tardiva, che si manifesterà soltanto fra agosto e ottobre. L’economia continua a non generare una sufficiente domanda interna, rimanendo pericolosamente in balia di una domanda estera che non soltanto è meno dinamica rispetto al 2004, ma anche meno accessibile a causa dello sfavorevole andamento dei cambi.  Per l'Ocse le continue divergenze nella domanda interna tra Europa e alcuni Paesi dell'Asia da una parte e gli Usa dall'altra, pertanto non vanno trattate con 'benign neglect'. Un calo del dollaro - avverte l'Ocse - non solo ridurrà l'export netto ma anche la domanda domestica in Giappone ed Europa. La Cina dovrebbe consentire una rivalutazione dello yuan per evitare una crescita spropositata dell'avanzo corrente. Senza appoggiare esplicitamente le critiche rivolte alla Cina dagli americani per il tasso di cambio fisso con il dollaro, secondo il capo economista dell'Ocse, Jean-Philippe Cotis, le economie asiatiche in forte espansione, come quella cinese, dovrebbero consentire un apprezzamento della propria valuta per ridurre gli squilibri globali, promuovendo la domanda interna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111728030497480432?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111728030497480432/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111728030497480432&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111728030497480432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111728030497480432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/per-locse-si-sta-creando-un-divario.html' title='Per l&apos;Ocse si sta creando un divario incolmabile'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111727256002573840</id><published>2005-05-28T11:25:00.000+02:00</published><updated>2005-05-28T21:03:39.270+02:00</updated><title type='text'>La ghigliottina francese aspetta l'Europa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a title="Il giornale satirico francese, Charlie Hebdo, prende in giro il catastrofismo dei sostenitori della Carta Ue. Il cattivo di Guerre Stellari Darth Vader minaccia: Votate si altrimenti distruggeremo la terra." href="http://img133.echo.cx/img133/4097/refrancia3nt.jpg"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;img style="WIDTH: 259px; HEIGHT: 270px" height="268" src="http://img209.echo.cx/img209/3407/refrancia18mp.jpg" width="360" align="left" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Allo stato attuale, le statistiche più recenti in Francia, dopo un breve periodo il marginale vantaggio per il “si” lo schieramento dei “no” è tornato in vantaggio. Tre delle cinque indagini principali che mostravano i “si” sopra il 50% a fine aprile, segnalano a metà maggio un nuovo arretramento. Vittoria o meno del partito del "no" Chirac ha dichiarato che non si sottrarrà ad un ampio rimpasto del Governo, a partire con buona probabilità dalla sostituzione del premier Raffarin. Naturalmente sembra più una strategia dell'ultim'ora per spostare l'ago della bilancia a favore dei "si" più che una vera e propria ammissione dai propri fallimenti in materia di economia politica. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Su &lt;em&gt;il Foglio&lt;/em&gt; appare "&lt;/span&gt;&lt;a href="http://http://www.ilfoglio.it/articolo.php?idoggetto=22764"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;L'economia e la Carta&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;", articolo che cattura le riflessioni in materia nel mondo del business:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;color:#666666;"&gt;"Oltre a quella politica del presidente Jacques Chirac – con il suo “messaggio solenne” ai francesi – c’è la drammatizzazione economica. Così, intervistato dal Financial Times, Claude Bébéar, fondatore del gigante assicurativo Axa, annuncia che il sempre più probabile “no” al Trattato costituzionale – l’ultimo sondaggio lo dà al 54 per cento – “sarà molto negativo per le imprese europee”. Bébéar prevede un salto indietro di “dieci anni” e un’Europa “più debole e incapace di fare le riforme necessarie”. “L’errore è stato di indire un referendum” su una Costituzione “troppo complessa e tecnica”, dice Bébéar, che parla di “cattiva democrazia”, perché si dà la parola a cittadini “infelici”, con “un’ansietà diffusa”…… &lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;color:#666666;"&gt;……c’è in Italia come in Francia, ma il problema è lo scetticismo diffuso tra gli elettori europei, come dimostrano i sondaggi francesi e olandesi, e la delusione tutta italiana per la promessa mancata dell’“euro-eldorado”. Resta da capire se l’Europa ha bisogno di una Costituzione per crescere, come vorrebbe Bébéar. "&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;La mancata approvazione da parte della Francia, che sancirebbe la morte della Costituzione, metterebbe a nudo la crisi istituzionale dell’Unione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;color:#666666;"&gt;"Una vittoria dei no non avrà implicazioni serie sull’economia – spiega al Foglio l’economista Benedetto Della Vedova, pure favorevole al Trattato – Il contraccolpo negativo è in atto già da tempo anche senza la Costituzione: è la corsa al protezionismo corporativo”. La maggior parte degli Stati membri ha impedito la libera circolazione dei lavoratori dell’est europeo, la strategia di Lisbona è stata annacquata, l’asse franco-tedesco è riuscito ad affossare la direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi."&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111727256002573840?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111727256002573840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111727256002573840&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111727256002573840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111727256002573840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/la-ghigliottina-francese-aspetta.html' title='La ghigliottina francese aspetta l&apos;Europa'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111714698900756511</id><published>2005-05-26T23:50:00.000+02:00</published><updated>2005-05-27T12:51:11.926+02:00</updated><title type='text'>George Lucas completa il suo Puzzle</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="WIDTH: 283px; HEIGHT: 191px" height="220" src="http://home.erin.utoronto.ca/~kin/CCT300/pictures/George%20Lucas%20with%20Blue%20Screen2.jpg" width="216" align="left" /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;L'episodio finale della saga di Lucas raggiunge un punto di non ritorno tanto che alla fine vorresti rivederlo ancora e ancora. Quello che sembrava essere un limite risulta invece la forza del film: conoscere in anticipo i destini dei personaggi (e sapere cosa accadrà nei tre episodi successivi) rende l’episodio più appetibile al ragionamento e all’attenzione nei dialoghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film racconta la storia di come una repubblica possa smantellare i suoi principi democratici, evidenziando il limite burocratico che rende poco efficiente il sistema democratico, richiamando alla memoria l’ascesa dei regimi totalitari europei nella 1° metà del ‘900. Questo aspetto è presente anche all’interno della mente umana, il regista di fatti ci ricorda i limiti della razionalità influenzata dalla passionalità, rendendoci consapevoli della sottile linea tra il bene e il “lato oscuro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;George Lucas, attraverso la rappresentazione di un’ideologia manicheista, sta chiaramente puntando la sua spada laser verso leaders del mondo politico reale. A dimostrarlo è Anakin Skywalker, che passato al lato oscuro avverte il suo mentore, Obi-Wan Kenobi, "Se non sei con me, sei mio nemico"; ciò ci rievoca molte delle dichiarazioni del presidente George W. Bush dopo l'11 settembre, "O siete dalla nostra parte, o da quella dei terroristi". Ed è sembrata un'analoga frecciata alle ambizioni repubblicane la battuta pronunciata dalla senatrice Padme Amidala mentre il senato galattico cede il potere al malvagio Imperatore: "Qui muore la libertà, accompagnata da un tuono di applausi". S&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:85%;"&gt;icuramente &lt;a href="http://jimmomo.blogspot.com"&gt;JimMomo&lt;/a&gt; aggiungerà spessore a questa chiave di lettura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;"Inoltre si vocifera che per realizzare il confronto tra Yoda e l'Imperatore all'interno del parlamento della Repubblica, Lucas, si sia inspirato ai pugni, grida, insulti e inseguimenti tra i banchi dell'aula di Montecitorio." &lt;span style="color:#990000;"&gt;;-)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111714698900756511?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111714698900756511/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111714698900756511&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111714698900756511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111714698900756511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/george-lucas-completa-il-suo-puzzle.html' title='George Lucas completa il suo Puzzle'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111711778208920712</id><published>2005-05-26T16:34:00.000+02:00</published><updated>2005-06-27T22:50:40.573+02:00</updated><title type='text'>Bolivia: proteste per il rincaro degli idrocarburi</title><content type='html'>&lt;img style="WIDTH: 306px; HEIGHT: 210px" height="247" src="http://img276.echo.cx/img276/3897/protestebolivia0tp.jpg" width="321" align="left" /&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Tutti ricorderanno la “guerra del gas” che si scatenò un anno fa, dove la popolazione stracciò la validità di una concessione del gas alle multinazionali, totalmente svantaggiosa per l’erario pubblico. Quella lotta popolare si concluse con la fuga del Presidente Sanchez de Losada e decine di morti. La Presidenza fu affidata al Vicepresidente Carlos Mesa, che ha immediatamente provveduto alla ristrutturazione del gabinetto ministeriale, promettendo di assicurare stabilità e di attuare un piano economico che avrebbe scacciato il problema energetico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La volontà del Leader e del popolo non si fece attendere. Lo schiacciante "Si" registrato nel referendum popolare convocato il 18 di luglio 2004 riguardò il recupero del controllo da parte dello Stato degli idrocarburi, l’industrializzazione ed esportazione di gas, il potenziamento dei giacimenti petroliferi del Governo (YPFB) e l’aumento del 10% delle imposte alle Compagnie oltre che domande riguardanti temi di politica marittima in special modo l’accesso al mare (questione che si lega con la geografia boliviana e con il sentimento anti cileno nato negli anni precedenti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul piano energetico la situazione è del tutto cambiata e anche se la situazione all’interno del Paese appaia molto confusa l’aumento del prezzo dei combustibili non sembrerebbe giustificato.&lt;br /&gt;A confermalo è &lt;a href="http://www.ice.gov.it/default.htm"&gt;l’Istituto del Commercio Estero &lt;/a&gt;che scrive: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;color:#333333;"&gt;" Per quanto riguarda Il delicato tema del gas, le enormi riserve di gas naturale coperte in Bolivia negli ultimi 5 anni aprono uno scenario completamente nuovo per il Paese. Attualmente la Bolivia si posiziona al secondo posto, dopo il Venezuela, nel ranking dei paesi latinoamericani, in quanto a riserve di gas naturale. Infatti con i suoi 78 giacimenti garantisce riserve pari a 70 trilioni di piedi cubi di gas.Dal punto di vista economico, l’esportazione di questa risorsa rende attualmente allo stato 500 milioni di dollari annui, cifra che potrebbe arrivare a triplicarsi con lo sfruttamento dei nuovi giacimenti scoperti. Al fine di sfruttare tale risorsa è stata progettata, e successivamente aggiudicata al gruppo REPSOL-YPF, la costruzione di un gasdotto per l’esportazione di gas in Messico. Per la realizzazione di questo progetto sarebbe necessario costruire un gasdotto con una estensione di 800 Km da Tarija fino al porto di Patillo (situato nella II Regione a Nord del Cile) o il porto di ILO (peruviano), è prevista inoltre la costruzione di un impianto criogenico di liquefazione in prossimità del porto prescelto. In considerazione del forte spirito anti cileno della popolazione, il Presidente ha optato per il porto peruviano. "&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;La presenza dei numerosi giacimenti in Bolivia e di gas naturali e petroliferi non convalida l’ipotesi di un rincaro dei prezzi degli idrocarburi dovuto all’aumento del consumo del gas. Per le leggi del mercato l’offerta supera la domanda (come si nota nella tabella sottostante).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;a href="http://img276.echo.cx/img276/5586/tabolivia9bj.jpg"&gt;Tabella&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il dubbio e l’incertezza del quadro sociale-politico presente oggi in Bolivia ci può esporre a giudizi affrettati e poco coerenti con la situazione per questo desisto nello sbilanciarmi, ma un dubbio resta: " &lt;em&gt;Considerando le dinamiche di un anno fa e i motivi per cui si arrivò al Referendum per la nazionalizzazione del gas, la popolazione boliviana ha ragione nel sentirsi frustata e ingannata?&lt;/em&gt; "&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di certo i giacimenti erano fonti appetibili per le multinazionali e lo restano ancora per il Presidente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111711778208920712?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111711778208920712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111711778208920712&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111711778208920712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111711778208920712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/bolivia-proteste-per-il-rincaro-degli.html' title='Bolivia: proteste per il rincaro degli idrocarburi'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111635940576501865</id><published>2005-05-17T21:49:00.000+02:00</published><updated>2005-05-24T15:04:43.576+02:00</updated><title type='text'>Rigore e Riforme indicano la retta via al Governo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;L’aggravarsi della situazione economica, che si presenta in situazioni di difficoltà politiche nella maggioranza, pone il governo davanti a un dilemma. In sostanza deve scegliere tra una linea di ricerca del consenso attraverso la distribuzione di “saldi di fine legislatura”– come fece l’ultimo esecutivo di centrosinistra, quello presieduto da Giuliano Amato, ulteriormente senza successo, – e una linea di rigore e di riforme, che può apparire meno popolare, ma che corrisponde meglio alla realtà del Paese. Silvio Berlusconi e Domenico Siniscalco, gli uomini sui quali pesa la principale responsabilità di questa scelta, sembrano aver optato per il rigore e le riforme. Quando il presidente del Consiglio afferma che chiudere il contratto degli statali a 111 euro di aumento medio sarebbe «ingiusto», sa di offrire in questo modo ai sindacati il pretesto per insistere agitazione nel quadro sociale che può far presa su milioni di lavoratori (potenziali elettori). Presentare al più presto una Finanziaria che non strizzi l’occhio a nessuno, ma si impegni nel sostegno dei settori produttivi nei limiti consentiti dalle reali disponibilità, è una proposta destinata a mettere sotto sforzo una maggioranza parlamentare e un’alleanza politica già attraversata da visibili incrinature, conseguenza inevitabile di una serie di rovesci elettorali.Non è detto che la maggioranza e l’alleanza reggeranno a questa sfida. Ma è giusto provarci, perché solo dimostrando coesione in un momento di difficoltà, fino al punto da sostenere scelte serie anche se non finalizzate ad una facile ricerca della popolarità, la maggioranza può servire il Paese e onorare il mandato elettorale che ha ricevuto quattro anni fa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111635940576501865?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111635940576501865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111635940576501865&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111635940576501865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111635940576501865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/rigore-e-riforme-indicano-la-retta-via.html' title='Rigore e Riforme indicano la retta via al Governo'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111635521032259001</id><published>2005-05-17T20:16:00.000+02:00</published><updated>2005-05-23T14:06:28.353+02:00</updated><title type='text'>La Commissione Europea chiama Pechino</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Il commissario europeo Peter Mandelson ha ceduto alla linea dei paesi mediterranei. La Commissione europea ha infatti reso noto l’avvio della procedura d’urgenza su due prodotti del tessile cinese, t-shirt e il filo di lino, su cui verranno avviate consultazioni formali con il Governo di Pechino. Tali consultazioni, ha spiegato lo stesso Mandelson, comporteranno “urgenti discussioni tra la Cina e l’Unione europea, sulle modalità migliori per limitare la crescita dell’esportazioni cinesi in queste categorie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione del commissario europeo al commercio arriva dopo diverse fasi di trattative all’interno della stessa unione e a seguito dell'intervento Usa sulla questione. Sulla delicata questione del tessile infatti si sono formate due linee di azione: da una parte i grandi paesi produttori (Italia, Spagna, Francia e Grecia) che chiedono una azione rapida di salvaguarda, dall’altra invece i paesi nordici (Gran Bretagna, Danimarca e le repubbliche scandinave) che propongono al contrario una via più morbida e di monitoraggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La consultazione formale chiede in sostanza alle autorità cinesi di agire immediatamente per ridurre la crescita delle proprie esportazioni in queste due categorie e di portarla a livello dei primi 12 mesi dei precedenti 14 più il 7,5%. Questo limite, previsto dall’ accordo per l’ ingresso della Cina nella Wto, dovrebbe diventare operativo entro la fine del 2005.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo i dati raccolti dal Servizio commercio estero della Commissione, la produzione di t-shirt è crollata del 12% in Grecia, del 30%-50% in Portogallo e dell’8% in Slovenia. Per i filati di lino, la produzione europea è crollata del 25%, il giro d’affari del 25% e l’occupazione del 13% nei primi mesi del 2005 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111635521032259001?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111635521032259001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111635521032259001&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111635521032259001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111635521032259001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/la-commissione-europea-chiama-pechino.html' title='La Commissione Europea chiama Pechino'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111625280172713267</id><published>2005-05-16T16:13:00.000+02:00</published><updated>2005-06-27T23:13:11.816+02:00</updated><title type='text'>Economia Italiana: un problema di crescita</title><content type='html'>&lt;table height="1928" cellspacing="0" cellpadding="0" width="444"&gt;&lt;!-- MSTableType="layout" --&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign="top"&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;I dati Istat sul Pil del primo trimestre 2005 inducono il Governo a un cambio di strategia. Si volta pagina nei contenuti, nel metodo e nei tempi. Entro due settimane verrà presentato il documento di programmazione economica e finanziaria, dove la priorità dell’agenda politica diventa la competitività – con l’annuncio del premier di un taglio dell’Irap di 12 miliardi di euro in un anno – mentre viene abbandonata la riforma dell’Irpef. L’abbattimento del peso fiscale è la conferma dalla politica di Berlusconi che è fiducioso di aprire una trattativa con l’Europa per integrare la riduzione dell’Irap sul costo del lavoro per un punto di Pil (ciò significa l’abbattimento del limite del 3% del rapporto deficit/Pil). Di parere contrastante è il ministo dell’economia Siniscalco, che finanzierebbe l’eliminazione dell’Irap attraverso l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. A sostegno dei possibili interventi entra oggi in vigore il decreto legge 35 sullo sviluppo varato nel marzo scorso dal Governo.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style="BORDER-TOP-WIDTH: 1px; BORDER-RIGHT: #800000 1px solid; BORDER-BOTTOM-WIDTH: 1px; BORDER-LEFT: #800000 1px solid" valign="top"&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style="BORDER-TOP-WIDTH: 1px; BORDER-LEFT-WIDTH: 1px; BORDER-BOTTOM: #800000 1px solid; BORDER-RIGHT-WIDTH: 1px" valign="top" height="559"&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tanto lusso poca creatività.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Un bollettino di guerra gli ultimi dati sul manifatturiero in Italia. È bene rileggerli per inquadrare l’ambito nel quale si fanno le tante chiacchiere sulla competitività del made in Italy: la produzione dell’abbigliamento è scesa dell’11 per cento su base annua, quella calzaturiera del 16,6, quella dei mobili dell’8,1 per cento e quella dei mezzi di trasporto del 4,2 per cento. Al riguardo solo le auto calano del 9,8 per cento. Queste categorie sono molto diverse tra loro, ma hanno (e soffrono) di un comune denominatore: la difficoltà di competere con i prodotti stranieri che stanno inondando il mercato interno: costano meno e forse non sono di qualità inferiore ai nostri. Forse, prima di pretendere dazi contro la Cina sul tessile dal commissario europeo Peter Mandelsson sarebbe il caso che l’industria la smettesse di nascondersi dietro il famoso mito della creatività italiana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign="top" colspan="5" height="1368"&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;A Lussemburgo torna a scoppiare il caso Italia. La notizia del secondo dato negativo consecutivo è calata come una doccia fredda sui ministri finanziari dell’Eurogruppo riuniti venerdì scorso. «Siamo seriamente preoccupati dall’evoluzione dell’economia europea non meno che dalle divergenze di crescita tra i paesi dell’area» ha dichiarato il premier lussemburghese e ministro delle finanze Jean-Claude Juncker, attuale presidente di turno dell’Unione. Molto più esplicito Joachin Almunia, il commissario Ue competente: «Non attendevamo un rapido recupero dell’Italia ma certo non ci aspettavamo cifre così negative» e aggiunge «nel caso dell’Italia la recessione deriva da problemi strutturali che si combattono con interventi come il pacchetto competitività varato dal Governo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Problemi di Etica&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La situazione italiana non correlata con quella europea è un evidente segno, anzi una conferma, che i problemi sono profondi e che per tentare di risolverli, bisogna rivangare il passato affrontando questioni antiche. La malattia è diversa da quella dell'economia europea che cresce poco: sta nell'industria che non regge la competizione internazionale e non trova la fiducia per rinnovarsi. D'altra parte le statistiche riflettono quanto si percepisce quotidianamente. Non si è visto lo "scatto d'orgoglio" del Paese sottoforma di sistema ma neppure si assiste ad una "scossa" che viene dal mercato. A quanto si respira, della riorganizzazione di un'industria che continua a perdere quote di mercato si preoccupano più le associazioni industriali e le maggiori banche che non i responsabili delle singole imprese. Proprio dalle radici della vecchia società che ha fatto grande "il made in Italy" è nata la nuova classe dirigenziale che ne ha sotterrato i valori di quella precedente e fiorito lati negativi a contrasto con l'etica economica. Il fatto è che l'Italia sembra essere più attenta solo a se stessa. Lo è la politica a favore del federalismo, lo è l'informazione che offre al provincialismo uno spazio sproporzionato. E la forza di attrazione di questo provincialismo finisce per indebolire la reazione delle imprese alla perdita di competitività. Al provincialismo si associa la faziosità, altra costante della nostra storia che non si accorda con il mercato. E dalla faziosità ne deriva la diffidenza verso gli altri che giustifica l'esaltazione dei legami familiari che poi si manifestano, purtroppo, nelle sorti dell'azienda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;Problemi di (in) numeri&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Prospettiva attinta da un &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.bancaditalia.it/interventi_comunicati/intaltri/salerno/ciocca_25_10_03.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;rapporto&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt; della Banca d'Italia, condivisa, elaborata e divisa in punti.&lt;br /&gt;1)L’arretratezza delle infrastrutture si è fatta più pesante e più avvertita. Particolarmente carenti al Sud, le infrastrutture materiali – che è molto costoso manutenere e ammodernare, in primo luogo per le pubbliche finanze – non sono state, nell’intera Penisola, potenziate. E’ probabile che si siano deteriorate. Non hanno corrisposto alle accresciute esigenze. Sono state, sono, si teme che restino inferiori per quantità e qualità a quelle di altri paesi europei. Ma ciò è vero anche per importanti infrastrutture immateriali. L’ordinamento giuridico dell’economia, cruciale per la crescita, si è dimostrato sempre meno acconcio, nelle norme e nella loro applicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)Per vie diverse è derivato e deriva dal debito pubblico un impedimento alla più intensa accumulazione di capitale, e quindi alla crescita. In passato l’ostacolo all’accumulazione del capitale si esprimeva anche attraverso i premi al rischio insiti nell’alto prezzo del danaro, che penalizzava gli investimenti. Negli anni più recenti il freno ha continuato a esprimersi attraverso aspettative che deprimono la stessa propensione a investire. Agli occhi degli imprenditori una riduzione della pressione tributaria – in rapido aumento fino al 1997 – è apparsa, anche nel medio termine, via via più improbabile. Scarseggiano le risorse di bilancio per manutenere e rafforzare infrastrutture sempre meno adeguate e per ridurre il costo del lavoro per le imprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3)La frammentazione del sistema delle imprese e l’incapacità della piccola impresa di accrescere la propria dimensione – tratti storici del capitalismo italiano – si sono, l’una e l’altra, accentuate. Le ragioni sono anche giuridiche, burocratiche, fiscali: all’impresa italiana appare “conveniente” restar piccola, per contenere costi e rischi. Sfortunatamente ciò ha coinciso con l’era della tecnologia digitale, della cosiddetta ICT, dell’elettronica: un progresso tecnico capace di dare soprattutto alla grande impresa fordista margini di flessibilità più ampi. La condizione di “piccole donne che non crescono” delle aziende italiane, lungi dall’essere imposta dal modello di specializzazione, congela quel modello, restringe l’investimento all’estero, limita le esportazioni. Vi è ampia evidenza degli impedimenti che ne risultano alla formazione dei lavoratori, alla spesa per ricerca, al progresso tecnico (in specie nell’ICT), alla produttività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4)Nonostante l’apertura verso l’estero, all’interno dell’economia italiana la concorrenza – nella sua più vasta accezione – è complessivamente diminuita. E’ diminuita a livello tanto di macrodeterminanti (cambio, salario reale, spesa pubblica), quanto di microdeterminanti (nei mercati dei prodotti e nei mercati della proprietà e del controllo delle imprese). Il sostegno della spesa pubblica, la cedevolezza del cambio, la dinamica salariale accomodante hanno indebolito le sollecitazioni all’efficienza e alla innovazione, capaci di vincere lassismo e moral hazard presso i produttori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="210"&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="13"&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="6"&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="15"&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="200" height="1"&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111625280172713267?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111625280172713267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111625280172713267&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111625280172713267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111625280172713267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/economia-italiana-un-problema-di.html' title='Economia Italiana: un problema di crescita'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111592898303174330</id><published>2005-05-12T22:16:00.000+02:00</published><updated>2005-05-25T21:14:57.303+02:00</updated><title type='text'>Istat: Stima preliminare del Pil</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;I trimestre 2005&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="WIDTH: 251px; HEIGHT: 242px" height="242" src="http://img238.echo.cx/img238/803/017wm.gif" width="250" align="left" /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Sulla base delle informazioni finora disponibili, nel primo trimestre del 2005 il PIL, valutato ai prezzi del 1995 destagionalizzato e corretto per il diverso numero di giorni lavorativi, è diminuito dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,2 per cento rispetto al primo trimestre del 2004. Il risultato congiunturale del PIL è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria e di una sostanziale stazionarietà dei servizi. Il primo trimestre del 2005 ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative del primo trimestre del 2004.&lt;br /&gt;Nel primo trimestre il PIL è cresciuto in termini congiunturali dell’1,0 per cento in Germania, dello 0,8 per cento negli Stati Uniti e dello 0,6 per cento nel Regno Unito. In termini tendenziali, il PIL è cresciuto del 3,6 per cento negli Stati Uniti, del 2,8 per cento nel Regno Unito e dell’1,1 per cento in Germania. Nell’intera Area Euro il PIL è cresciuto dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,4 per cento rispetto al primo trimestre del 2004.&lt;br /&gt;Secondo la prassi corrente, sono comunicati i dati trimestrali revisionati a partire dal primo trimestre 2003. La metodologia utilizzata per la stima preliminare del PIL è analoga a quella seguita per la stima completa dei conti trimestrali. La mancanza totale o parziale di alcuni indicatori alla data della stima preliminare comporta un maggiore ricorso a tecniche statistiche di integrazione. Di conseguenza, le stime preliminari trimestrali possono essere soggette a revisioni di entità superiore rispetto alle stime correnti, diffuse a 70 giorni dalla fine del trimestre.&lt;br /&gt;Fonte: Istat&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò significa recessione in senso tecnico-statistico. Le esportazioni perdono colpi e la domanda interna ristagna, mentre c'è un riaccumulo di scorte da parte delle imprese. E' sempre un dato trimestrale, ma risulta significativo se confrontato agli altri partner europei e considerando l'assenza di divario del numero dei giorni lavorativi rispetto la valutazione negli anni precedenti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111592898303174330?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111592898303174330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111592898303174330&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111592898303174330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111592898303174330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/istat-stima-preliminare-del-pil.html' title='Istat: Stima preliminare del Pil'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111591741518810038</id><published>2005-05-12T19:03:00.000+02:00</published><updated>2005-05-12T22:21:14.816+02:00</updated><title type='text'>-9,2% Magia, tracollo del deficit commerciale Usa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;L’annuncio del Dipartimento del Commercio a spiazzato tutti. Il deficit commerciale Usa si è ridotto a 55 miliardi di dollari, contro i 60,6 di febbraio. Il dato diminuito esattamente del 9,2% costituiva, insieme alla spesa pubblica, il principale male economico Americano, invece ora rappresenta il livello più basso del deficit dal settembre 2004.&lt;br /&gt;Gli analisti che avevano pronosticato che il rosso commerciale salisse ancora sopra i 61 miliardi, oggi giustificano l’accaduto attraverso l’aumento della bolletta petrolifera che è una delle voci del export Usa, ma di certo 0,3 milioni di dollari, che costituiscono il guadagno netto dovuto dall’aumento del prezzo del greggio, non possono essere l’unica causa di tale crollo.&lt;br /&gt;Credo che il popolo americano abbia ascoltato la campana suonata dalla propria amministrazione, arretrando la propria frenesia dei consumi per i prodotti esteri, diminuendo così le importazioni del 2,5%. Al tempo stesso anche le esportazioni sono salite dell’1,5%.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111591741518810038?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111591741518810038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111591741518810038&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111591741518810038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111591741518810038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/92-magia-tracollo-del-deficit.html' title='-9,2% Magia, tracollo del deficit commerciale Usa'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111582212621120553</id><published>2005-05-11T16:35:00.000+02:00</published><updated>2005-05-11T16:37:26.593+02:00</updated><title type='text'>Valutazione del protezionismo: riforma su merci agricole</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;E' molto difficile misurare l’entità dei protezionismi attorno al mondo e conseguentemente fornire una stima accurata dell’impatto economico di qualunque liberalizzazione dei commerci. Proprio per questo l’Unione Europea, Stati Uniti e Giappone hanno deciso di esprimere le tariffe applicate sui prodotti agricoli in termini percentuali rispetto al valore delle materie prime che importano dal terzo mondo, eliminando così il sistema di tariffe fisse al gallone o alla tonnellata fin qui utilizzato. Potrebbe sembrare un’innovazione marginale e dai risvolti innocui: ma rappresenta uno di quei provvedimenti che invece non sono piccoli, ne estetici. Si tratta soprattutto di una vittoria per i paesi in via di sviluppo, che da tempo criticavano il vecchio sistema tariffario capace di dissimulare il reale livello di protezionismo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Da un indagine pubblicata da &lt;em&gt;Andy Mukherjee&lt;/em&gt;, editorialista di &lt;em&gt;Bloomberg News&lt;/em&gt;, si osserva che gli Usa sono i meno protezionisti seguiti da l’Europa e Giappone, occupano gli ultimi posti i paesi in via di sviluppo. Quest’ultimi, giustamente, si rifugiano nel protezionismo per preservare la propria produzione che altrimenti sarebbe minacciata dai prodotti realizzati dell’economie di scala dei paesi sviluppati (in altre parole la domanda di beni sarebbe &lt;em&gt;soddisfatta&lt;/em&gt; dagli economici prodotti esteri).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Adottando un sistema percentuale dei dazi rispetto al valore delle importazioni riguardo il settore agricolo a sorpresa si dimostra anche che la Svizzera è più protezionista di quanto lo siano Tailandia e Cina. Calcolando il livello di protezione con il nuovo metodo si attesta cha la Svizzera impone dazi al 43% del valore delle merci importate, più del doppio rispetto a un paese sotto sviluppato. Eppure la Svizzera, d’accordo con l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) nel luglio 2004, si era già impegnata a migliorare in maniera sostanziale l’accesso ai mercati.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111582212621120553?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111582212621120553/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111582212621120553&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111582212621120553'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111582212621120553'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/valutazione-del-protezionismo-riforma.html' title='Valutazione del protezionismo: riforma su merci agricole'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111566173632663822</id><published>2005-05-09T20:02:00.000+02:00</published><updated>2005-05-09T20:22:29.686+02:00</updated><title type='text'>Borsa all'incrocio. Aziende auto da rottamare.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Che confusione questo mercato. Il nervosismo cresce, le incertezze su petrolio e dollaro pesano e i dati macro contrastanti invocano la prudenza. Per non parlare poi della mazzata presa dal settore dell’auto dopo la riduzione dei rating obbligazionari di Ford e General Motors a livello di titoli spazzatura. In difficoltà quindi non c’è solo Fiat che con l’arrivo di John Jakob Elkann a smesso di pensare alle automobili. Sicuramente l’apertura di &lt;em&gt;locali mondani&lt;/em&gt; affiancato da una politica di merchandising di &lt;em&gt;felpe&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;borsette&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;accessori&lt;/em&gt; griffate Fiat, rappresenteranno una strategia vincente del festaiolo &lt;em&gt;Lapo-Lapo Elkann&lt;/em&gt; per mettere l’azienda al palo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti hedge sono confusi e c’è chi vede nella situazione l’apocalisse. Proprio quando gli indici di mercato si spostano lateralmente è difficile stabilire se avverrà una pronta ripresa del rialzo o il proseguimento della correzione, ma di certo non c’è bisogno di scaldarsi, la razionalità in questo momento è il miglior amico dell’operatore. Se l’andamento del mercato dimostra incostanza i vari settori che lo compongono sembrano reagire in perfetta correlazione con le aspettative. Le s.p.a. legate al prezzo del petrolio ne costituiscono un esempio, anche se qui è presente il rischio di sopravalutazione dei titoli (creatosi dopo mesi di continui rialzi dei prezzi) ci sono alcune società su cui merita puntare l’occhio. L’azienda Tenaris che produce tubi d’acciaio per l’industria petrolifera è una delle mie preferite. Il rialzo del prezzo del barile ha spinto la compagnia ad aumentare la ricerca e la produzione di nuovi giacimenti, con un impatto positivo sui conti aziendali. Evidenziate come pecore bianche dall’analisi tecnica sono anche da monitorare Unicredito, Monte dei Paschi di Siena, Mondatori ed Eni, quest’ultima avvantaggiata dall’instabilità del prezzo del petrolio (come già detto).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111566173632663822?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111566173632663822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111566173632663822&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111566173632663822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111566173632663822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/borsa-allincrocio-aziende-auto-da.html' title='Borsa all&apos;incrocio. Aziende auto da rottamare.'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111558933956010908</id><published>2005-05-09T10:28:00.000+02:00</published><updated>2005-05-08T23:55:39.576+02:00</updated><title type='text'>L'economia di un Labour con sangue thatcheriano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;I laburisti ottengono uno storico terzo mandato consecutivo vincendo le elezioni britanniche di giovedì. Tony Blair festeggia così il suo compleanno, 52 anni compiuti il 6 maggio di cui 8 al potere, a questi si aggiungeranno quasi sicuramente altri 4 della prossima legislatura. “E’ fantastico” esclama non appena gli comunicano i risultati che lo vedono trionfare nelle città e nei grandi agglomerati urbani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Molti quotidiani hanno messo in evidenzia la bastonata che ha colpito il laburismo per la perdita di numerosi voti che però non sembrano mutare, rispetto al passato, il numero dei seggi posseduti. La vittoria personale di Blair è invece indiscussa, dimostrando di essere più che un leader; proprio perché invece di seguire i suoi compagni di partito e più in generale l’opinione pubblica, ha proseguito per il suo sentiero tracciato dalla propria razionalità. Non ha avuto timore di contrapporsi all’ala sinistra del suo partito non soltanto sull’Iraq, ma anche di fronte a temi come l’economia e il suo cosiddetto “&lt;em&gt;thatcherismo&lt;/em&gt;”. Essere democratici non esclude di non saper vedere più lontano di quel che vedono e desiderano i cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’economia britannica a registrato, e continua a farlo, tassi di crescita sostenuti, superiori a quelli dell’eurozona. Nel 2004 il prodotto interno lordo e' aumentato del 3%, nonostante l'incerto quadro internazionale ed il conflitto iracheno. Le grandi riforme strutturali e la cauta politica macroeconomica dei due esecutivi laburisti hanno creato le condizioni per una crescita che dura da oltre un decennio. Il Regno Unito ha attraversato in questi anni un periodo d'espansione economica non inflazionistica. La crescita dei prezzi al consumo è sotto controllo con il tasso annuo ai livelli minimi dell'ultimo trentennio che ha favorito un boom dei consumi e del mercato immobiliare. Difatti si può definire un’economia trainata dalla domanda interna, dalla vivacità dei consumi privati e dall’andamento dei flussi di spesa pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel passato biennio il bilancio dello stato ha registrato deficit crescenti. Nel 2003 il disavanzo delle pubbliche amministrazioni britanniche ha raggiunto la cifra record di 35 miliardi di sterline (pari al 3,2% del Pil) ed i dati del 2004 confermano un deficit in crescita. L'impegno bellico in Iraq ed il finanziamento della "guerra al terrorismo" hanno influito sul deterioramento della finanza pubblica. Il Tesoro ha reso noto di aver speso 2,3 miliardi di sterline nello scorso biennio e di avere ancora disponibile una riserva di £ 1,2 miliardi. Per l'anno fiscale 2004-2005 è prevista un'ulteriore riserva di £ 0,3 miliardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le rigorose politiche fiscali e di controllo della spesa pubblica del primo Governo di Tony Blair sono ormai un ricordo del passato. Il ministro dell'economia Gordon Brown aveva adottato nel '97 la programmazione triennale e aveva introdotto la cosiddetta "regola d'oro", per mantenere invariato il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno. A partire dal 2002 il Cancelliere dello Scacchiere ha avviato una politica di forte incremento della spesa pubblica in funzione anticongiunturale. Le dichiarazioni di Gordon Brown, uomo forte del governo laburista e possibile futuro primo ministro, concludono un ciclo ventennale, avviato dai governi conservatori di Margareth Thatcher, di programmato calo della pressione fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ultimi rapporti semestrali dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE) hanno invitato il Governo britannico alla prudenza, sottolineando la opportunità di procedere, in una fase di ripresa, ad un "aggiustamento morbido" tramite un aumento delle tasse oppure una riduzione della spesa corrente. Sia per l'OCSE che per il Fondo Monetario Internazionale (FMI) la velocità con cui la spesa pubblica sta crescendo potrebbe portare ad un "surriscaldamento" da eccesso di finanziamenti per i servizi pubblici.&lt;br /&gt;L'Esecutivo, con la legge finanziaria 2004/2005, ha confermato l'intenzione di aumentare la spesa pubblica nei settori sanità, trasporti, istruzione. Per finanziare tali spese aumenteranno i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro e si farà ricorso all'indebitamento pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mercato del lavoro la disoccupazione, dopo 13 anni di crescita economica ininterrotta, è ai minimi storici. L’unica macchia nera è la mancanza di manodopera qualificata nella Capitale ed in tutto il Sud Est dell'Inghilterra, che crea problemi di competitività nei settori della scuola, dei trasporti pubblici, delle costruzioni e della sanità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111558933956010908?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111558933956010908/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111558933956010908&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111558933956010908'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111558933956010908'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/leconomia-di-un-labour-con-sangue.html' title='L&apos;economia di un Labour con sangue thatcheriano'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111541246694961081</id><published>2005-05-07T07:47:00.000+02:00</published><updated>2005-05-06T22:55:59.043+02:00</updated><title type='text'>Ue tra crisi economica e politica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;I recenti dati dell'area euro dimostrano che il recupero della produzione e della domanda all'inizio dell'anno ha avuto poca vita e l'economia probabilmente è tornata in una fase di stagnazione che già aveva conosciuto nella seconda metà dell'anno precedente. Non a caso la revisione al ribasso del tasso di crescita da parte di diverse istituzioni, come FMI, commissione Europea, Banca Mondiale e persino la stessa Bce è stata unanimemente dell'1.6% per il 2005, e ancora si potrebbe dire essere ottimistica. Tuttavia, le delusioni sulla crescita sono divenute la normalità in Europa e per questo decisamente allarmante. La Germania, l'economia più grande tra i Paesi europei, ha subito un dimezzamento nelle previsioni di crescita, da 1.5% a 0.7%, da parte di sei istituti (tra cui Zew e Ifo). Nel rapporto semestrale gli istituti hanno citato l'aumento del prezzo del petrolio e l'elevata disoccupazione, ai massimi del dopoguerra, come le cause principali del rallentamento. Secondo la commissione Europea la Germania registrerà la performance economica più modesta tra tutti i 25 Paesi della Ue mentre lo stesso Fmi prevede una crescita che non supererà lo 0.8%. Con riserva, la crescita dovrebbe ripresentarsi nella seconda metà dell'anno. Inoltre, l'Unione Europea rischia una seria crisi politica, la quale potrebbe mettere in seria discussione l'esistenza stessa della valuta unica. E il mercato valutario potrebbe avere già fiutato il fatto. Esistono attualmente due fattori che comprometterebbero l'integrazione europea:&lt;br /&gt;a) il sorgere del protezionismo, specialmente in Germania, contro il "wage dumping" dei paesi membri dell'Europa dell'est&lt;br /&gt;b) il probabile rifiuto della costituzione dell'Unione Europea da parte della Francia e dell'Olanda&lt;br /&gt;Proprio in settimana Schoreder e Chirac hanno tentato, nel summit del Consiglio dei ministri dei due Paesi, di insistere sul fatto che la costituzione permetterà di avere per la prima volta nella storia un'Europa allargata, fondata su dei valori sociali forti in grado di difenderci dall'assalto liberista dei Paesi anglosassoni, ma anche da quello delle nuove potenze mondiali come Cina e India.&lt;br /&gt;Sul tema politico vi segnalo “&lt;em&gt;&lt;a href="http://magazine.enel.it/emporion/rubriche_dett.asp?iddoc=1288482&amp;DataEmporion=20/04/2005"&gt;In sella con le mani legate&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;” del quindicinale ondine &lt;/span&gt;&lt;a href="http://magazine.enel.it/emporion/"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Emporion&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;, che individua il bilaterismo creatosi nell’unione come limite per la presentazione di un programma di governo europeo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La Commissione, nel suo insieme, non ha presentato un programma di governo, divisa com’è tra il liberalismo ortodosso di marca britannica, che adora il dio mercato, e il liberalismo pragmatico di marca franco-tedesca, che realisticamente vorrebbe promuovere lo sviluppo. In mezzo a queste due tendenze la Commissione, come ha osservato recentemente il corrispondente di Le Monde da Bruxelles, “non sa a che Santo votarsi”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stessa credibilità della Bce è messa in discussione, considerata troppo rigida e concentrata sull'inflazione rispetto alla Fed che non ha badato agli effetti collaterali della propria politica monetaria espansiva in passato, pur di ottenere effetti durati sul ciclo economico. Se la Bce desse ascolto a queste pressioni verrebbe a crearsi maggiore inflazione che potrebbero ingenerare ondate di proteste nei Paesi che storicamente hanno cercato la stabilità dei prezzi come la Germania. In questo difficile momento per l'Europa, il Vice della Federal Reserve, Roger Ferguson ha ridato lustro alla Bce affermando che la politica monetaria svolta in questo frangente è "fonte di credibilità" per la zona euro, aggiungendo che l'attenzione sulla stabilità dei prezzi ha consentito alla nuova banca centrale di sancire la propria credibilità e ancorare le aspettative di inflazione. Ciò non toglie che l'Euro zona non è più vista come un vantaggio economico e competitivo, ma come una somma di vincoli, costrizioni, rigidità che conseguentemente portano alle inefficienze ed inefficacie di cui siamo oggi testimoni..&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111541246694961081?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111541246694961081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111541246694961081&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111541246694961081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111541246694961081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/ue-tra-crisi-economica-e-politica.html' title='Ue tra crisi economica e politica'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111529907412855254</id><published>2005-05-06T00:18:00.000+02:00</published><updated>2005-05-05T15:57:49.436+02:00</updated><title type='text'>Turchia: adesione inevitabile o necessaria</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#000066;"&gt;La Turchia attuale è il prodotto di una serie di ribellioni, rivoluzioni e riforme tese a costruire un moderno Stato europeo sulle macerie di un impero che aveva avuto una fortissima espansione. La storia unisce la Turchia al nostro continente, ma questo non rende certo più facili i negoziati d’oggi. Gestirli sarà decisivo: i rischi di un fallimento sarebbero molto alti, non solo per i rapporti fra Europa e Islam ma anche per l’economia della stessa unione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'art. 1 del trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa parla chiaro: “L'Unione è aperta a tutti gli Stati europei che rispettino i suoi valori e s'impegnino a promuoverli congiuntamente”. Lo stato candidato deve aderire ai valori dell’Unione indicati all’articolo 2, precisamente al “rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e rispetto dei diritti umani”. Inoltre, il Consiglio Europeo di Copenhagen del 1993 ha stabilito criteri concreti che coprono aspetti politici istituzionali, l’economia e gli obblighi specifici di membro, compresi gli obiettivi di un’unione politica, economica e monetaria.&lt;br /&gt;La serie di requisiti e criteri Stabiliti dalle fonti dell’Ue ci obbligano a porci delle domande che rispondano ad una serie di problematiche che fanno dell’adesione turca il percorso d’avvicinamento e d’insediamento più complesso e duraturo della storia Europea: La Turchia può essere inserita in un progetto europeo? Gli eredi dell’Impero Ottomano fanno parte dell’Europa?&lt;br /&gt;Il quesito posto in questo termine ha già una risposta individuata nelle proprie radici che inquadrano la Turchia non solo dal punto di vista storico ma anche culturale. Una testimonianza è il processo d’occidentalizzazione seguito dopo la caduta dell’impero, accolto dalla popolazione con l’attuazione delle riforme di Ataturk che svilupparono la Turchia come Stato secolare moderno. Non sorprende dunque che alla Turchia sia stato applicato lo stesso metodo di valutazione usato nelle relazioni del Consiglio europeo di Helsinki del 13 dicembre del 1999 dove si indicava omogeneità dei processi di adesione dei 13 candidati, anche se la situazione e i progressi dei singoli paesi non erano certo equivalenti. Quindi, la strada per l’ingresso pare tracciata ma data finale e percorso intermedio appaiono, tuttavia, ancora incerti. Proprio nel confronto con gli altri candidati, emergono differenze sostanziali, soprattutto di natura politica, con particolare riferimento al rispetto dei diritti umani, all’amministrazione giudiziaria e carceraria, alla tutela delle minoranze, alla questione curda, all’occupazione di Cipro e ai rapporti con l’Armenia. Ma non possono esserci dubbi sul fatto che l’adesione della Turchia all’Ue porrebbe entrambi di fronte ad opportunità e benefici di notevole entità. Inoltre, devono essere presi in considerazione anche i costi dell’eventuale rifiuto, insieme ad ulteriori conseguenze negative.&lt;br /&gt;Cosa ne guadagnerebbe l’Unione Europea?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000066;"&gt;IMMAGINE.&lt;/span&gt; L’adesione della Turchia fornirebbe una prova innegabile del fatto che L’Europa non è un “Gruppo Cristiano” chiuso. Essa confermerebbe la natura dell’Unione come società aperta e tollerante, che trae forza dalla sua diversità ed è mantenuta insieme dai valori comuni di libertà, democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000066;"&gt;RAFFORZARE LA POLITICA ESTERA.&lt;/span&gt; Grazie alla sua posizione geo-strategica, la Turchia aggiungerebbe nuove dimensioni agli sforzi di politica estera compiuti dall’Unione in regioni di vitale importanza. Le opportunità si presentano nel bacino del Mar Rosso, nel Caucaso Meridionale e nell’Asia Centrale, dove l’Ue ha mantenuto un profilo basso in passato ma dove la Turchia, per motivi di natura geografica, culturale, religiosa e linguistica, ha invece svolto un ruolo attivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000066;"&gt;ECONOMIA&lt;/span&gt; Oltre a rafforzare il ruolo dell’Unione nel campo politico e della sicurezza, la Turchia potrebbe fornire un valore aggiunto al peso economico dell’Europa nel mondo. Anche se continuerà a soffrire di deficit e squilibri per alcuni periodi a venire, la sua economia gode di un grande potenziale. Il paese ha vaste dimensioni, possiede risorse notevoli ed una forza lavoro giovane. Con una popolazione di settanta milioni di persone e un potere d’acquisto che si prevede aumenterà costantemente, il potenziale turco, potrebbe fungere da leva e trainare, insieme ai neo-paesi dell’Europa dell’Est, l’economia europea fuori dalla stagnazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dinamiche demografiche.&lt;/strong&gt; Uno degli elementi di cui si basa Il successo economico di un qualsiasi paese è la capacità della propria popolazione. Da questo punto di vista, la Turchia presenta caratteristiche che la distinguono da quasi tutti i vecchi e i nuovi membri dell’Ue. La prima e più nota differenza sta nel fatto che la popolazione turca è ancora in fase di crescita, mentre quella della maggior parte dei paesi membri sta già declinando, o sta per cominciare a farlo (anche nei paesi appena entrati). Ma una popolazione in crescita costituisce un’opportunità economica soltanto se è in ascesa il tasso d’occupazione. Questo non sembra essere ancora accaduto in Turchia. Il dato occupazionale messo a confronto con quello degli Stati dell’Est Europa è nettamente al di sotto a causa di una percentuale inferiore di persone fra i 15 e i 64 anni d’età presenti nel paese, che costituiscono l’elemento per il calcolo dello stesso tasso d’occupazione; Quindi a pesare sulle stime è l’elevata percentuale di giovani turchi con età inferiore ai 15 anni. Un’altra spiegazione del minore tasso d’occupazione della popolazione in età lavorativa è inoltre rappresentato dal bassissimo tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro.&lt;br /&gt;Se la Turchia vuole sfruttare il proprio vantaggio demografico, dovrà riuscire a spezzare questo circolo vizioso, agendo sull’attuale correlazione tra il tasso demografico con quello occupazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il capitale umano.&lt;/strong&gt; Ai fini della crescita economica, non è solo la quantità ma anche la qualità che conta. In altre parole, il potenziale economico di un paese dipende strettamente dalla qualità della forza lavoro attuale e potenziale, ossia dal suo “capitale umano”. Da questo punto di vista la Turchia parte da una posizione molto debole. Considerando gli investimenti nell’istruzione il processo d’alfabetizzazione, in un quadro europeo, la Turchia si classifica alle ultime posizioni. Il divario si presenterebbe ampliato se si tenesse conto del fatto che in Turchia la percentuale di popolazione in età scolastica è molto elevata.&lt;br /&gt;Ma questo limite rappresenta anche la dimostrazione delle possibili potenzialità economiche della Turchia una volta attuato un piano decennale rivolto a investire nei giovani turchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dualismo economico.&lt;/strong&gt; Se esaminiamo i dati regionali e di settore possiamo verificare l’esistenza di due economie: un vasto e povero settore agricolo (o piuttosto rurale), e un settore moderno allo stesso livello di quello dei paesi più sviluppati dell’Unione. Infatti attraverso l’analisi del &lt;em&gt;valore aggiunto per persona&lt;/em&gt; impiegati nei diversi settori si può affermare che il settore primario (cioè agricolo) rispecchia la situazione presente nei paesi più poveri dell’Europa Orientale come Bulgaria e Romania, in contrapposizione a quello terziario che impallidisce i dati della Repubblica Ceca, dell’Ungheria e della Polonia, i tre paesi più grandi fra i nuovi membri dell’Ue.&lt;br /&gt;Queste grandi differenze nei livelli di produttività si riflettono anche in notevoli disparità regionali, in quanto il settore moderno e più produttivo (soprattutto l’industria più alcuni servizi) è concentrato in un numero ridotto di regioni nella parte occidentale del paese. Il risultato ne conferma che le regioni più povere producono meno di un quarto del Pil pro capite rispetto a quelle ricche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso degli ultimi tre anni la Turchia ha avuto una forte crescita, con tassi di crescita attorno al 5-7%. Fino a quanto potrà durare questo boom? Le previsioni sono difficili, visto che il passato mostra andamenti economici molto variabili, con fasi di straordinario dinamismo seguite da fasi di profonda recessione (e viceversa). La prima conclusione possibile tende ad attribuire alla Turchia un forte potenziale di crescita, ma che la volatilità macroeconomica ha finora reso impossibile realizzarla. In prospettiva tutti i fattori che hanno ostacolato lo sviluppo nel corso degli ultimi due decenni dovrebbero ridursi di importanza, soprattutto in vista della procedura d’adesione che inviterà il governo di Ankara a concludere il processo di riformazione del proprio paese. Un alto tasso di investimenti, quello che ci vuole per l’economia, permetterebbe alla Turchia di sprigionare le sue enormi qualità, portando la metà arretrata della popolazione all’interno del settore moderno. Col tempo, la qualità della forza lavoro potrebbe anche migliorare sostanzialmente, se l’Ue fornirà aiuti finanziari, che sarebbero ulteriormente utili per trasferire tecnologia in modo da massimizzare la produttività.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111529907412855254?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111529907412855254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111529907412855254&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111529907412855254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111529907412855254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/05/turchia-adesione-inevitabile-o.html' title='Turchia: adesione inevitabile o necessaria'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111426287294966452</id><published>2005-04-24T00:27:00.000+02:00</published><updated>2005-04-23T16:31:28.000+02:00</updated><title type='text'>Fuochi a Oriente</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:georgia;color:#000066;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Il premier nipponico riconosce le atrocita' di guerra commesse in Asia. Ma 80 parlamentari vanno in visita al cimitero militare di Yasukuni e la Cina si indegna.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il caso che contrappone il nazionalismo cinese a quello giapponese ha le radici in una rivalita' secolare e nelle vicende sanguinose degli anni 30 e 40 ma si accompagna anche agli esiti contraddittori dello sviluppo economico e sociale delle due potenze asiatiche in questi decenni. L'industrializzazione e la liberazione dei mercati sono stati infatti la base di uno sviluppo economico accelerato, ma anche un mezzo, senza precedenti nella storia, per aumentare rapidamente la ricchezza e la potenza militare delle nazioni. Nonostante le dichiarazioni del premier Koizumi che si e' detto profondamente costernato per le sofferenze procurate ai popoli asiatici dal Giappone, sembra ancora lontana tra Pechino e Tokyo una versione asiatica della riconciliazione tra Fracia e Germania dopo la seconda guerra mondiale. La Cina forte della sua crescita economica a due cifre, vuole riprendersi un posto centrale nello scacchiere asiatico e di fronte all'ascesa delle contestazioni interne, le autorita' sfruttano il sentimento patriottico come un mezzo per compensare le frustrazioni della popolazione derivanti da uno sviluppo caotico, con crescenti disparita' tra ricchi e poveri, una corruzione dilagante e disagi sociali. La mia speranza e' che anche in Cina inizi a soffiare il vento della liberta' e c'e' qualcuno che sta cominciando a svegliarsi. Il Governo cinese per evitare un'altra Tien-An-Men, ha fatto del nazionalismo una sua priorita' tentando di dirottare la carica aggressiva della societa' sul Giapppone. Dall'altra parte, nell'arcipelago giapponese cresce pure nei sondaggi una maggioranza della popolazione favorevole a rivedere l'articolo 9 della Costituzione che impedisce al Giappone di possedere un esercito. La Cina, peso massimo della politica asiatica, sta per diventare anche una superpotenza economica. Il Giappone, la seconda economica del mondo, non si accontenta di essere una mini-potenza militare e diplomatica. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111426287294966452?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111426287294966452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111426287294966452&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111426287294966452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111426287294966452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/04/fuochi-oriente.html' title='Fuochi a Oriente'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10208620.post-111280429266073557</id><published>2005-04-22T05:02:00.000+02:00</published><updated>2005-04-21T20:36:58.063+02:00</updated><title type='text'>L'Ue non cresce, Bce costretta ad un bivio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;L'Euro forte sfavorisce la produzione europea per impulso della domanda, il prezzo del petrolio, arrivato a nuovi massimi, aggrava i costi dell'export e riduce gli impulsi della domanda interna. Alla luce di questi dati la Commissione europea si e' vista costretta a modificare le aspettative di crescita economica dell'eurozona, ritoccando al ribasso il pil di circa 0,4%. Il 2% previsto per il 2005 e' quindi ora al 1,6% confermando la nostra difficolta' nell'uscire dalla stagnazione, evidenziano piu' che mai il gap creatosi con gli altri continenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le intenzioni della Bce, captati i rumors degli ultimi mesi, sembravano quelle di ammontare il saggio d'interesse con la motivazione di contrastare rischi inflazionistici riguardanti le materie prime e il mercato immobiliare; in quest'ultimo si e' assistito con l'inizio del millennio a uno sproporzionato disallineamento, a un paradossale boom che ha portato per anni gli operatori, non sapendo in cosa investire, ad acquistare case.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appresa la notizia i mercati e le istituzioni hanno reagito mutando parzialmente le proprie aspettative e attendendo una risposta del presidente della Bce Jean-Claude Trichet e del consiglio direttivo. L'istituzione quindi dovra' rispondere scegliendo due politiche opposte:&lt;br /&gt;-valutare un rialzo del saggio d'interesse considerando che l'economia segue un processo ciclico dove l'aumento del costo del denaro va a soffocare il tasso di crescita e soprattutto a contrastare situazioni inflazionistiche create dalla stessa espansione economica.&lt;br /&gt;-confermando una politica accomodante bloccando il saggio d'interesse al 2% stabile dal giugno 2003, lavorando sulle aspettative degli operatori in modo da interessarli ai mercati finanziari riducendo gli investimenti privati su quello immobiliare; si tratta quindi di attuare un processo di transazione dei potenziali investitori, dal mercato del mattone a quello delle azioni, obbligazioni e derivati, provocando cosi' una diminuzione della domanda di case con una conseguente discesa dei prezzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bce quindi dovra' decidere valutando il suo obiettivo primario, quello della stabilita' monetaria, con riguardo al rischio d'una spirale di aumento dei prezzi sopra il 2%; ma l'aumento dei tassi sarebbe come bastonare un mulo esausto, colpevole solo d'attardarsi a cercare qualche filo d'erba sul ciglio della strada.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10208620-111280429266073557?l=caligs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://caligs.blogspot.com/feeds/111280429266073557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10208620&amp;postID=111280429266073557&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111280429266073557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10208620/posts/default/111280429266073557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://caligs.blogspot.com/2005/04/lue-non-cresce-bce-costretta-ad-un.html' title='L&apos;Ue non cresce, Bce costretta ad un bivio'/><author><name>Caligs</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04139319439477425222</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
